I BENEFICI DELL'IMMIGRAZIONE, di M. D'Angelo

Alla lunga tutti gli immigranti contribuiranno al prelievo fiscale più di quanto otterranno dalla spesa pubblica in forma di assistenza.

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TATUAGGI DI LUCE

di Mariela Loubet e P.B.

Sembrava ormai certo: operare il ginocchio per pulirlo e tentare di alleviare il dolore e tornare a camminare normalmente per qualche tempo. No! Non mi convinceva. Non lo volevo fare. Non potevo. Un corpo tanto vecchio... Che si abitui a soffrire un po’ di più fintanto che muoia. No, nessun rimprovero. Povero corpo. È vero, ho un po’ di disgusto se mi guardo allo specchio. Però anche mi fa pena. Una pena autentica per un compagno fedele che ha fatto l’impossibile per assecondare le mie pazzie e aiutarmi ad avere il coraggio di prendere i miei rischi per superare i miei limiti, come se i limiti non fossero una convenzione, un’idea obbligata per starsene tranquilli e obbedire agli imperativi della sopravvivenza. Mi serviva un pretesto. Soprattutto: basta con il dolore per un corpo tanto vecchio.

 

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO

PROSPETTIVE NEL LUNGO PERIODO

Parte VIII - B [Link -A]

di Massimo D’Angelo

  1. Il contributo demografico dell’immigrazione

Il consueto allarme alla notizia di nuovi arrivi di immigranti è collegato ad un pensiero molto diffuso: non c’è spazio per ospitarli, anche se la realtà fa pensare proprio il contrario, con un possibile vuoto demografico nei paesi d’immigrazione, che giustificherebbero semmai flussi migratori per garantire un’adeguata crescita della popolazione.  Infatti dovremmo valutare se l’immigrazione porti un beneficio al paese ospite, proprio come contributo a risolvere certi squilibri demografici nei paesi ad economia più avanzata. Ma vediamo questa questione più in dettaglio. Vi è una grande diversità nella dinamica demografica dei vari paesi, combinata con profondi squilibri economici e sociali. Il mondo attuale – con una popolazione totale stimata nel 2015 pari a 7,44 miliardi di persone,[i] di cui 4,5 miliardi vivono in Africa, 1,26 miliardi in Africa, 743 milioni in Europa, 646 milioni in America Latina e nei Caraibi, 361 milioni in Nord America, e solo 41 milioni in Oceania (di cui il 60% in Australia) – è diviso in regioni con elevati tassi di crescita demografica e paesi con tassi stagnanti o in declino, cui corrisponde una struttura per età dominata da giovani in età riproduttiva nei primi, mentre nei secondi, la quota di persone in età avanzata è crescente. È l’immigrazione un modo per ridurre queste diversità?

SULEIMANI - ARMI AFFARI ASSASSINII

di Paolo Basurto

E’ trascorso piu’ di un mese dall’assassinio del Generale iraniano Suleimani. L’Amministrazione USA ha ammesso senza batter ciglio di aver ordito questo omicidio. L’Europa (ma non tutta) ha storto la bocca mostrando una molto prudente disapprovazione. Qualche giornalista si è domandato quali potevano essere i veri motivi, mentre l’opinione pubblica rimaneva abbastanza fredda incapace di mostrare interesse per un avvenimento distante, apparentemente misterioso, e apparentemente marginale. Oggi l’avvenimento è completamento dimenticato in Europa.

VIOLENZA IN CILE

CAMBIO COSTITUZIONALE O GUERRA SOCIALE

di Jorge Fernandez * (da Santiago del Cile)                 [link orig. spagnolo; trad. it. P.B.]

Febbraio in Cile è mese di vacanza estiva. La storia dice che non succede niente. I Ministeri sono lasciati alla responsabilità dei sostituti. Le contestazioni dei partiti politici nelle mani della terza linea. Le grandi città si svuotano. È un piacere guidare per le strade senza traffico, andare al cinema o semplicemente lasciarsi andare passeggiando per piazze e parchi.  Sempre è stato così. Ma non quest'anno.

La crisi esplosa in ottobre ha messo sottosopra il paese. Le proteste continuano, la violenza ha preso il sopravvento nei centri nevralgici  della città. Come all'inizio degli anni Settanta del  secolo scorso, le riunioni di famiglia e di amici sono infiammate da modi opposti di interpretare gli avvenimenti. La Destra è ancora nel passato. La Sinistra, è divisa tra chi cerca una soluzione politica e chi, invece, vorrebbe che le contraddizioni si acuissero, finalmente. Eppoi il Centro, imprigionato nella sua prospettiva di dialogo senza fratture. Tra la gente, ci si interroga continuamente: quando si fermerà la violenza? A quale costo si potrà superare questa situazione?

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO

I BENEFICI DELL’IMMIGRAZIONE

Parte VIII - A

di Massimo D’Angelo

 

  1. Un mito da sfatare?

Il 14 settembre 2019 condivisi su Facebook la notizia che l’Italia aveva assegnato un porto sicuro alla Ocean Viking per far sbarcare a Lampedusa 82 naufraghi, salvo distribuirne 58 in Germania, Francia, Portogallo e Lussemburgo, che avevano accettato di accoglierli. È stato sufficiente pubblicare quel post per suscitare due reazioni negative: la prima “scherzò” su quanto gli abitanti di Lampedusa avrebbero apprezzato la notizia; la seconda sottolineò il rischio che 1 milione di profughi in Libia avrebbero seguito quell’esempio per sbarcare in Italia.[i] In altre parole, è linvasione. Vengono ad invadere le nostre strade, ad occupare le nostre case, a prendere i nostri posti di lavoro. In breve, sono un danno per il nostro paese.  Questo giustifica una domanda di fondo che sarà l’oggetto di questa Parte VIII di questo saggio: è l’immigrazione un danno o un beneficio per il paese ricevente?

TERREMOTO IN CILE

di Jorge Fernandez (*) 

[link orig. spagnolo; trad. it. P.B.]

Fino ad un anno fa, quando un giovane in Cile affrontava l’esame per entrare all’Università (la PSU-Prueba de Seleccion Universitaria) la domanda ovvia era: allora, com’è andata ? Quest’anno, invece, la domanda è: allora, sei riuscito a farlo? Un dieci per cento dei circa 300 mila giovani iscritti all’esame, non hanno potuto darlo a causa delle manifestazioni contro questo tipo di esame, avvenute in alcune delle sedi dove l’esame avrebbe dovuto svolgersi. L’esame era programmato per il novembre dello scorso anno, ma è stato rimandato ben due volte a causa delle sommosse sociali.

 ANTROPOLOGIA DEL FUTURO 

TECNOLOGIE IN EVOLUZIONE

di Ivana Pinna

creazione di Ivana Pinna“Molti dei problemi in sospeso che affrontiamo oggi - come il destino dell'ambiente, il pericolo della guerra nucleare, la fame nel mondo o la spesa sanitaria, per citarne solo alcuni - sono spesso affidati alla scienza e alla tecnologia. In tutti questi casi, la scienza e la tecnologia necessarie per risolvere questi problemi sono già a portata di mano. Ciò che non sappiamo sono le conseguenze sociali, economiche e comportamentali delle varie possibilità di azione. Né abbiamo una comprensione adeguata dei sistemi di valore che sono alla base delle decisioni che prendiamo.” [D. Allen Bromley, lettera del 6 novembre 1989] (1)

Bromley nel 1989 affronta questioni come "l'ambiente, il pericolo della guerra nucleare, la fame nel mondo o la spesa sanitaria", che rimangono attuali e senza soluzione. La breve citazione invita a porci una serie di domande, spostando l'attenzione su una visione futura, che dà spazio a nuovi immaginari e nuovi interrogativi. Le scienze sociali sono coinvolte pienamente nel processo di ricerca attraverso lo studio dei fenomeni sociali interessati dall'influenza delle nuove tecnologie. Allo stesso tempo, i vari strumenti tecnologici, che aiutano nella raccolta e nell'elaborazione dei dati, potrebbero essere utilizzati per comprendere i parametri sociali e agevolare i processi di regolazione omeostatica del sistema. Se 30 anni fa si affermava che la tecnologia e la scienza potessero risolvere tutti i problemi, perché non è stato utilizzato pienamente il suo potenziale? Il limite può dipendere dalla sfiducia nelle capacità umane - da parte degli scienziati - per un utilizzo consapevole e responsabile delle tecnologie. Come è già successo nel passato, molte scoperte scientifiche hanno infatti portato ad applicazioni completamente diverse rispetto allo scopo per cui furono create. Se pensiamo alla polvere da sparo, scoperta ed utilizzata in Cina per i fuochi d'artificio, ma utilizzata per scopi bellici in Europa, potremmo pensare che in diverse società e culture le stesse invenzioni portino ad un uso e scopo diverso. Negli scenari di fantascienza si racconta spesso di come le macchine possano sostituirsi completamente all'uomo e dominarlo.

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