IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO - Un nuovo approccio, di M. D'Angelo

“Aiutiamoli a casa loro”. Costa qualche milione di euro ma è meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione.

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DEMOCRAZIA INTELLIGENTE

Personalismo, comunita’, trascendenza

di Paolo Basurto

Carlo Marx sosteneva che in una società giusta, a ciascuno sarebbe stato dato il necessario ma ciascuno avrebbe dovuto dare tutto quanto avrebbe potuto. Utopia utopia! Però era un concetto molto interessante dell'eguaglianza sociale. Un' eguaglianza proporzionale totalmente simmetrica al principio di giustizia basata sul merito, cioè che premia il migliore, il più bravo, capace, intelligente, dotato, insomma quello che ha di più; il che alla fine, significa: il più forte. Che c'è di male nel premiare il più forte? Una sana selezione naturale è nell'ordine delle cose. I più deboli vanno certamente aiutati nella misura del possibile e una caritatevole generosità può evitare gli eccessi di un'organizzazione sociale troppo egoista e salvare individui solo temporaneamente o apparentemente incapaci di svolgere una fruttuosa e competitiva attività produttiva. Tuttavia guai a cadere in un pietoso e diseducativo assistenzialismo; ciò potrebbe favorire il parassitismo sociale e creare zavorre insopportabili per chi giustamente si attende una remunerazione proporzionata alla sua capacità di produrre ricchezza e adeguata al potere che gliene deve derivare.

Due visioni opposte dunque. La prima avrebbe incontrato la sua piena smentita nell'evidente fiasco dell'esperienza comunista dell'Unione Sovietica. Fiasco che rimane ancora oggi indiscutibile anche se tutti sappiamo che quella dell'URSS non fu l'incarnazione dell'ideologia comunista ma l'abuso autoritario delle gravi fragilità del sistema di avvio del comunismo attraverso la fase violenta, e suppostamente purificatrice, della dittatura del proletariato.

UN NUOVO GENOCIDIO IN EUROPA  

Le ondate di persone alla ricerca di un futuro migliore

di Marco Borsotti

Vent'anni fa, ma forse anche più recentemente, chi avrebbe mai detto che nei dintorni d'Europa e persino dentro le sue frontiere, si sarebbe assistito nuovamente alla morte violenta di decine di migliaia di persone che in comune hanno il sogno di riuscire ad entrare nel vecchio continente per cercare lavoro e maggiore sicurezza personale. Pur non trattandosi di persone che abbiano in comune razza, religione o nazionalità, tutti sono frettolosamente catalogati come immigranti illegali, persone che soltanto per
A NEW GENOCIDE IN EUROPE

The waves of people looking for a better future

Twenty years ago, but perhaps even more recently, who

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quella ragione nel nostro bel paese già hanno commesso un reato di rilevanza penale. Mentre a fine agosto a Vienna il Gota politico europeo si riuniva nuovamente per discutere, tra l'altro, d'immigrazione alla Conferenza Internazionale sui Balcani Occidentali, a soli 50 Km dalla capitale austriaca venne scoperto un furgoncino da 7,5 tonnellate parcheggiato nella corsia d'emergenza dell'autostrada A4 dove gli inquirenti constatarono la presenza di 71 corpi in fase iniziale di decomposizione, tutti morti per soffocamento, tra essi, otto donne e quattro bambini. Non voglio neppure pensare al modo orribile in cui queste persone furono condannate a morire per mancanza d'ossigeno in quello spazio ristretto dove erano stati compressi come acciughe per massimizzare il profitto dei loro carnefici, gentilmente identificati come i “passatori”, cioè coloro che facilitano il passaggio a persone senza documenti tra un paese e l'altro della zona Schengen d'Europa.

 libri                                                                                                                                                                                                      

                                                                                                                                                                                        a cura di Andreina Russo                            

 IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

 di Fernando Pessoa

Voi l’avrete certo già letto ma io no, e mio figlio Federico mi ha giustamente rimproverato. Perché Il libro dell’inquietudine di Pessoa è un capolavoro. Mi è capitato sotto gli occhi all’improvviso, da Feltrinelli: mi hanno attirato quel cappello pieno di mare e la parola inquietitudine, che è la mia più assidua compagna di vita. L’ho letto in modo frammentato nel corso di questa lunga estate, così come il testo, fatto di frammenti aguzzi, richiedeva. Pessoa è un mostro sacro della letteratura europea e fargli una recensione dopo circa ottant’anni che ha scritto il libro sarebbe ridicolo. Però so che non tutti conoscono quest’opera e ad alcuni che l’hanno letta sembra addirittura indigesta, perciò ho pensato che condividere i miei sentimenti avrebbe potuto interessare qualcuno.

Sin dalle prime pagine ho vissuto un fenomeno profondo d’identificazione, un vero colpo di fulmine: in Bernardo Soares mi sono ritrovata, ho provato la gioia profonda di non essere sola, di incontrare qualcuno (e che qualcuno!), che ha creato un personaggio di cui io sono una fotocopia imperfetta. Ci sono pagine e pagine che avrei potuto scrivere io, almeno nei contenuti, se non nella forma letteraria che  trovo straordinaria per capacità espressiva.
Sintesi fulminea di concetti complessi e profondi, resi con parole scabre, espulse  come proiettili da una mente chiusa su se stessa a causa di una solitudine disumana, autovoluta ed eterovoluta. Una capacità sublime di analizzarsi con lucidità spietata, senza compromessi, senza infingimenti, senza illusioni.

critic Globus

di Elena Basurto

Si sta svolgendo in questi mesi a Roma, dentro il Colosseo, la mostra “Terrantica. Volti, miti e immagini della terra nel mondo antico”, che contiene interessanti reperti che illustrano il rapporto fra l’uomo e la terra, accompagnati da fotografie.

Il percorso si conclude con un installazione a forma di uovo che invita i visitatori a declinare la riflessione sui temi posti dalla mostra in chiave più personale. Il progetto si chiama critic Globus ed è costituito da questa struttura ovoidale di legno e terra cruda, capace di accogliere anche 2 o 3 persone, con dentro una webcam ed uno schermo interattivo che propone 3 domande:

  • Cos’è per te la Terra?
  • Come immagini il futuro del pianeta Terra?
  • Registra una ninna nanna, una poesia o una filastrocca della tua terra.

Le video-testimonianze lasciate dalle persone vengono poi trasmesse in un monitor installato accanto alla struttura e sul canale youtube dell’iniziativa.

LE VERGOGNE EUROPEE

 

di Marco Borsotti

In molti abbiamo seguito con interesse e, mi permetto scrivere, trepidazione l'evolversi della vicenda greca a partire dal risultato del voto di fine gennaio di quest'anno con la vittoria prevista della coalizione di sinistra di Syriza. Il perché di tanto interesse risiedeva tutto nel fatto che i vincitori del voto avevano presentato un chiaro programma elettorale ai cittadini greci: se avessero vinto avrebbero posto fine alle politiche d'austerità economica che dal 2010 erano state imposte al paese da un gruppo d'istituzioni che rappresentavano gli interessi dei creditori della Grecia. Queste istituzioni, conosciute come la Troika, erano il Fondo Monetario Internazionale (IMF), la Commissione Europea (EU)e la Banca Centrale Europea (BCE). Per chi non fosse al tanto della questione, tratterò di riassumere in poche frasi come si fosse giunti a questa situazione.

OXI !

 

Dalla Grecia una lezione di democrazia

di Marco Borsotti

 

Tra le tante cose lette in rete subito dopo aver conosciuto l'esito del referendum di domenica 5 luglio, mi ha colpito in modo particolare il testo del discorso che Pericle avrebbe diretto ai suoi concittadini chiamati a dimostrare nei fatti in che cosa si basasse la forza delle loro istituzioni riportato da Tucidide nel secondo libro delle Storie. Lo cito a seguito perché mi pare che questo discorso abbia valore ancora oggi, oserei dire, ancora di più oggi alla luce di quanto successo dopo il voto in Grecia di fine gennaio per il rinnovo del Parlamento e le vicende dei negoziati tra il nuovo esecutivo greco espressione di quel voto ed i rappresentanti della BCE, del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione Europea e come risposta all'insultante intervento in Aula al Parlamento europeo di ieri del Presidente della Commissione Juncker.

 

Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

"IL DEBITO GRECO È IN BUONA PARTE ILLEGALE, ILLEGITTIMO E ODIOSO"

Queste le conclusioni principali del Rapporto, commissionato lo scorso aprile dal Presidente del Parlamento greco, coordinato dall'economista francese E. Toussaint e reso pubblico il 17 giugno.

Il Rapporto sostiene che l'attuale Governo greco è moralmente e giuridicamente legittimato a non riconoscere tutti i suoi obblighi di debitore a causa:

  • della cattiva fede delle istituzioni creditrici che hanno costretto la Grecia a violare la legge nazionale e gli impegni internazionali derivanti dai diritti dell'uomo;
  • della supremazia dei diritti umani sugli accordi che i precedenti governi greci hanno firmato con gli attuali creditori;
  • della coercizione esercitata sulle autorità greche;
  • delle clausole abusive che violano in modo flagrante la sovranità greca e la sua stessa Costituzione;
  • del diritto che ogni Stato ha, secondo le norme e le consuetudini internazionali, di adottare misure per contrastare atti illegali che limitano la sua sovranità e autodeterminazione economica, nonché i diritti umani fondamentali.

Una prima sintesi delle conclusioni del rapporto è leggibile qui.

Non sono poche le istituzioni volontarie che si stanno mobilitando in favore della Grecia e tra queste merita di essere ricordata quella fondata dallo stesso Toussaint il CAC (Collettivo per un Audit Citoyen de la dette publique), che da tempo sostiene e prova che buona parte dei debiti sovrani sono frutto di corruzione, inganno e altre pratiche illecite da parte delle istituzioni bancarie private e internazionali e della collusione con molti esponenti della classe politica.

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