IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO - Un nuovo approccio, di M. D'Angelo

“Aiutiamoli a casa loro”. Costa qualche milione di euro ma è meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione.

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IL MIO TERRAZZO

di Gisella Evangelisti

Il mio terrazzo é come la mia vita. Sostenibile, riciclabile, multiculturale, senza sprechi, approfittando di ogni centimetro di bellezza. Pieno di ricordi che diventano futuro. Gli ex pezzettini di gerani  e malvarosa che presi in Sardegna anni fa sono diventate due splendide piante che a primavera fioriscono generosamente, proteggendo la casa dai mosquitos. Poi c'é la varieta di piante grasse che vengono, pezzetto dopo pezzetto, dalle pendici di La Palma delle Canarie, in una passeggiata in cui Luigi Pistillo ci trascinò per barranchi e saliscendi che si sarebbero potuti evitare facendo una comune strada carrozzabile, ma vuoi mettere? Su quei barranchi a ogni pié sospinto c'erano boschetti di piante grasse , quelle specie di palmette piccole a rosellina, e ne presi qualcuna da mettere sul terrazzo, e adesso sono lì, crescendo senza fretta. Anni fa presi in Sardegna un pezzetto di quelle piante grasse che fano grandi fiori color fucsia, e vengono giù a cascata a volte dagli scogli. C'erano nella villa dei nonni Fronzaroli ai tempi della mia infanzia. Quei pezzetti  sono cresciuti lentamente.  Finalmente quest'anno, ecco la cascata di fiori che però godranno i vicini, in quanto pendono dal mio terrazzo ma verticalmente.

FIDATEVI DI LORO

"Nel MoVimento 5 Stelle non c'è più spazio per chi cerca solo poltrone.

'Al minimo dubbio nessun dubbio.' [Gianroberto Casaleggio]"

Così scriveva Grillo ai suoi iscritti il 17 marzo del 2017 per giustificare la sua decisione inappellabile di cancellare la lista di Marika Cassimatis, regolarmente prescelta dalla base del Movimento come candidata sindaco di Genova.

su segnalazione di A.Russo

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO (III)

                                                                                                                                   (parti: I - II)

di Massimo D’Angelo

  • SULLA “CRIMINALIZZAZIONE” DEGLI IMMIGRANTI IRREGOLARI
  • Dalla sicurezza nazionale alla criminalizzazione dell’immigrazione irregolare

Diciamolo chiaramente. Nei paesi occidentali prevale la preoccupazione di fermare l’immigrazione irregolare per garantire la sicurezza nazionale, più che occuparsi di rendere l’immigrazione più sicura e tranquilla. Naturalmente, alcuni governi si mostrano premurosi per i rifugiati, anche se con reticenze, o enfatizzano quanto generosi siano i loro paesi quando salvano vite umane in mare o accolgono profughi.  È giusto riconoscere questi contributi, anche se un po’ autorefenziali, ma la storia sull’accoglienza non si esaurisce in pochi aneddoti a lieto fine. La sostanza è che i flussi migratori sono visti, in primo luogo, come una minaccia alla sicurezza nazionale, anche se non c’è un legame inevitabile tra i due. Non tutti condividono questa preoccupazione. C’è chi chiede aperture all’immigrazione, ma forse sono solo una minoranza, anche se significativa. Gli umori popolari verso l’immigrazione sono spesso più negativi di quelli dei loro rappresentanti, con qualche eccezione, quando sono gli orientamenti negativi dei governi a forzare la mano in senso repressivo. Un esempio? L’amministrazione Trump.

ITALY n° 5 - da Gabriella Ruscellanti

 La giovane voce mi risponde al citofono e mi indica il piano. Salgo le scale incuriosita perché la figlia di Andrea, al telefono, quando ha chiesto aiuto per suo padre ottantenne alla nostra Associazione, mi ha detto che lui è temporaneamente ospite della madre, da cui ha divorziato molti anni fa, che ha accettato di ospitarlo temporaneamente, nonostante lei stessa abbia seri problemi di salute. Quando la ragazza apre la porta, dietro di lei scorgo una testa coperta di folti capelli bianchi: è la madre, che in questo appartamento vive sola. La figlia ci presenta: la signora è piccola e magra, mi sorride gentilmente e subito scompare in un’altra stanza. La figlia mi introduce in una camera da pranzo, ma lungo una parete è stato sistemato un letto singolo, accanto al quale sta una grossa bombola di ossigeno pronta per essere usata. Vicino al tavolo Andrea, seduto su una sedia a rotelle, mi  invita a sedermi vicino a lui, ma è la figlia a parlare, raccontandomi che il padre ha seri problemi di deambulazione dovuti a un problema alla spina dorsale, sta facendo delle terapie al vicino ospedale San Camillo e i medici sperano di risolvere il problema con un’operazione. Solo che il padre sopporta molto male questa situazione, è depresso, ha bisogno di parlare, di sfogare un’angoscia che diventa ogni giorno più grande. Mi giro verso di lui e mi accorgo che Andrea piange, in silenzio, aspettando che la figlia dia a lui il modo di descrivere il suo stato. Poi mi racconta, per più di un’ora, continuando a piangere, la sua vita, quella bella e quella brutta, quella piena di facce e di voci e quella della solitudine e dei silenzi. Eccola.

LA MISSIONE ITALIANA IN NIGER

Segnalazione di Gisella Evangelisti

Una missione dovrebbe portare in Niger 140 soldati italiani entro giugno per poi raggiungere a pieno regime le 470 unità con una spesa per le casse dello stato di 50 milioni di euro annui.  La missione è stata approvata dal governo il 27 dicembre scorso a poche ore dal decreto presidenziale di scioglimento del parlamento e convertita in legge con ampia maggioranza bipartisan alla Camera (ormai sciolta) il 17 gennaio.

Le missioni militari all’estero ancora una volta risultano funzionali alle politiche di sfruttamento delle risorse dei paesi del Sud del mondo, che benché presentate sotto mentite spoglie nel tentativo di camuffarne l’essenza all’opinione pubblica nazionale, rischiano di trasformarsi in un clamoroso boomerang, non solo di immagine, alla luce dei rischi e dei contrasti che presenta.

A chi volesse saperne di più consigliamo la lettura dell’articolo di Andrea Vento su questo link.

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO ? UN NUOVO APPROCCIO  (II)

(parte I)

di Massimo D’Angelo

UN’ANALISI CRITICA DELLE POLITICHE DI CONTENIMENTO DELL’IMMIGRAZIONE

Le alternative ad un Piano Marshall per l’immigrazione

Nella prima parte di questo saggio ho esaminato la proposta di lanciare un Piano Marshall per l’immigrazione per risolvere il problema dei flussi massicci di immigranti provenienti dal sud del mondo. Riconosco che una simile proposta potrebbe avere i suoi pregi, portando benefici ai paesi in via di sviluppo destinatari di tali aiuti, di cui probabilmente hanno estremo bisogno. Ammetto che un Piano Marshall rappresenti anche un simbolo importante di solidarietà internazionale che verrebbe così rafforzata, e ciò non va assolutamente sottostimato. Tuttavia, un Piano di tal genere con ogni probabilità sarà inefficace, insufficiente o tardivo come risposta ai problemi odierni delle migrazioni internazionali.[1] Puntare tutte le nostre speranze su quel suggerimento potrebbe essere fonte di grande delusione. I flussi migratori potrebbero rimanere inalterati nel breve e nel medio periodo, qualunche sia il pacchetto di aiuti varati, ammesso (ma non concesso) che qualche riduzione dei flussi migratori sia conseguibile nel lungo periodo come conseguenza dei nuovi piani di aiuto. 

ITALIA O MORTE! BARATRI ELETTORALI

SINISTRA, ANNO ZERO

Di Peppe Provenzano *

Senza sinistra. L’Italia non se lo meritava. Ma questa classe dirigente sì. Non scomodate l’Europa, non buttatela in vacca con la globalizzazione. Discuteremo anche di questo, con chi ne sa discutere. Ma c’è una ragione che supera tutte le altre. Abbiamo avuto la peggiore classe dirigente della storia della sinistra - non solo sul piano politico, ma forse prima sul piano umano; e non solo Renzi, ma tutti quelli che ci hanno portato fin qui - e abbiamo raccolto il peggiore risultato della storia della sinistra. Dal 1892, per capirci. È andata così. Non era mai andata così. Ora siamo all’Anno zero, e si può ripartire soltanto “senza gradi”. Perché tutti quelli che avevano i “gradi” li hanno persi in battaglia. Altri dovranno saperseli conquistare. Nella società, prima che nel partito. Dove pure bisognava avere il coraggio di combattere più forte, o almeno dire di No.

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