IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO - Un nuovo approccio, di M. D'Angelo

“Aiutiamoli a casa loro”. Costa qualche milione di euro ma è meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione.

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MONTAGNE, VINO, GUERRE E DITTATORI
discorrendo del Caucaso occidentale.

di Marco Borsotti

 
Le montagne

Sono ormai trascorsi vent'anni, da quando mi avvicinai per la prima volta alle vette del Caucaso. Ammetto allora averne saputo poco di quelle Nazioni anche perché sino a pochi anni prima quei luoghi, essendo parte dell'Unione Sovietica, erano soltanto piccole repubbliche autonome di poche decine di migliaia di chilometri quadrati su di un territorio che superava i 21 milioni di km2. Delle montagne del Caucaso ne avevamo sentito parlare tutti a scuola, catena montana tra il Mar Nero ed il Mar Caspio (sarebbe corretto denominarlo come lago perché non ha sbocchi naturali con nessuno degli altri mari) che separa l'Europa dall'Asia.
PROMENADE DES ANGLAIS
Dare un senso all'accordo tra l'Unione Europea e il Regno Unito
di Paolo Basurto
L'ACCORDO DEL 19 FEBBRAIO. Chi abbia ascoltato, come me, la trasmissione di Radio3, Prima Pagina, nei giorni che hanno seguito l'Accordo tra l'UE e la Gran Bretagna(1), prima che i giornali passassero ad altre attualità più drammatiche, deve aver notato quanti ascoltatori abbiano chiesto al povero giornalista di turno, quali fossero i vantaggi per l'Europa a trattenere ad ogni costo il Regno Unito. Francamente l'unica sincera risposta sarebbe stata quella di ammettere che di vantaggi non ce ne sono. Se l'Europa di nazioni solidali tra loro è un progetto che ha senso, quello di Paesi tenuti assieme da un opportunismo dalla vista corta, non solo non ha senso ma non ha nemmeno futuro.
 La Pasionaria Rococò

 di Gisella Evangelisti

Parte Seconda  (link alla Parte Prima)

Fiori nei vostri cannoni

Ed eccoci agli anni 80, con Craxi che cambió stile nella politica: c'era davvero bisogno di aria nuova, per finirla con quelle mummie democristiane, da Fanfani a Andreotti, che si spostavano come i cavalli di una giostrina che riapparivano al giro seguente, per decenni.  Comparvero garofani giganteschi nei congressi socialisti, e fin qui, perché no? Ma poi quel politico dai capelli unti, che anzi divenne ministro degli Esteri, il signor De Michelis, frequentatore di discoteche, si fece una foto con le sue segretarie della Farnesina, lui vestido, loro con le tette nude. Da lí qualcuno capí che piú che di aria nuova, si trattava del fatto che troppa coca stava cominciando a danneggiare i neuroni di tanti politici, inchiodandoli alla fase adolescenziale, anche se magari anagraficamente erano giá sessantenni. Molti giornalisti considerano quegli anni in cui l'Italia passó  dagli anni di piombo alla febbre del sabato sera, come la lunga incubazione dell'Italia becera, rampante, razzista che ci ritroviamo adesso.

Recensione di Andreina Russo

cinema

FUOCOAMMARE

di Gianfranco Rosi (2016)

Questo film non è un documentario. Non spiega, non analizza, non riporta date né dati statistici, storici o geopolitici. Non vuole parlare al nostro cervello razionale ma a quello emozionale. Non vuole informarci perché l’informazione diluviale che piove ogni giorno su di noi ci ha reso immuni, ha creato assuefazione e indifferenza. Questo occhio fisso, puntato da vicino su uno dei luoghi simbolo di una catastrofe planetaria, vuole risvegliare in noi, per vie sotterranee, occulte, l’antica pietas che sembra averci abbandonato, il sentimento profondo di appartenere ad una comune, dolente umanità. Questo film ha la spoglia poesia del migliore cinema iraniano. Rosi, regista senza fretta, senza ansie da prestazione, lascia parlare le immagini, i volti silenziosi, la terra riarsa di sale e di vento di Lampedusa, gli interni umili o tragici, i sacchi chiusi che celano giovani corpi derubati del futuro, la vecchia isolana che rifà il letto nuziale con la sacralità di un rito infinitamente ripetuto, i bambini che inventano giochi dal niente, il pescatore solitario.

 "Ognuno ha tanta storia, tante facce nella memoria, tanto di tutto, tanto di niente, le parole di tanta gente", cantava Gabriella Ferri. Come hai attraversato la storia della tua generazione? Come ti ha attraversato?

Questa la domanda che facciamo a chi ha voglia di raccontarsi e riflettere sul vissuto personale e collettivo del suo tempo. Il nostro. Per arricchire la nostra comprensione.

La Pasionaria Rococò

 di Gisella Evangelisti

Parte Prima

Il n'est rose sans espine

Il centro di Vicenza, dominato dall'imponente struttura della Basilica Palladiana, un edificio rinascimentale dove si riuniva il consiglio della cittá, col suo tetto verde di rame che ricorda una carena di nave rovesciata, concentra nella sua rete di strade e di “contrá” una quantitá impressionante di palazzi nobiliari decorati da stemmi, archi e colonne. Non per niente é considerato patrimonio mondiale dell'UNESCO. In una di queste strade, c´é la casa che appartenne al navigatore Antonio Pigafetta, che nel 1520 accompagnó Magellano nel primo viaggio intorno al mondo. E giustamente, fece imprimere sul muro il famoso motto “Il n'est rose sans espine”.
Girando l'angolo, entriamo in uno di quegli edifici dalle imposte di legno e le scale di pietra, che hanno visto per secoli salire e scendere profumieri, usurai o scultori, e i loro servi coi canestri di vimini. Qui Irene ci apre la porta di casa sua, invitandoci a sedere sul divano blu di una bella sala accogliente. Una parete é interamente tappezzata di libri, mentre altre due sono state decorate recentemente da un giovane dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, che vi ha dipinto nientemeno che la Creazione di Adamo, una delle tante figurazioni della Cappella Sistina. Como si ricorderá, la scena rappresenta un anziano Dio, col mantello al vento, che porge la mano, anzi, un dito, ad un Adamo sdraiato nel nulla. Nella parete a fronte, a grandezza naturale, lo stesso Dio parla con Eva, che ha appena creato. Ma non é finita. Nell'ampia cucina moderna, in grigio e bianco, emerge vivissimo in un angolo l'affresco del Bacco di Caravaggio, un giovane sorridente incoronato da pampini d'uva, con un canestro di frutta che dá colore e vita a tutta la stanza. In fondo all'appartamento si intravede la camera da letto, pure in stile veneziano, occupata da un bel letto rococó, con un'impeccabile coperta di seta gialla.

QUANDO POCHISSIMI DECIDONO PER TUTTI

di Marco Borsotti

Tra dicembre e gennaio scorsi, il comune di Quarto, situato nell'area partenopea, sorse brevemente alle cronache nazionali. A dire il vero, questo era già successo in precedenza quando successive giunte comunali erano state sciolte per decreto perché vittime d'infiltrazioni mafiose. Allora, però, l'attenzione era stata minima, trattandosi di uno dei tanti comuni in cui associazioni mafiose, non importa quale ne fosse la denominazione, avevano, diciamo così, pilotato il voto popolare per assicurarsi il controllo del comune e delle commesse che sarebbero state messe a concorso negli anni a venire.
Questa volta invece si trattò di notizia di prima pagina o di apertura per i notiziari televisivi perché coinvolti nell'inghippo c'erano sindaco e consiglieri eletti sotto il segno del Movimento Cinque Stelle (M5S) che dell'onestà e della trasparenza aveva fatto una delle sue bandiere principali. La campagna era iniziata in novembre, ma con il passare delle settimane era cresciuta di tono spinta da elementi di spicco nazionale del Partito Democratico (PD) che volevano usarla a pieno per sostenere la tesi che il M5S non era in realtà esente dal male nazionale italiano, la corruzione del sistema politico retto dai partiti, anzi ne era un esempio persino peggiore degli altri perché ipocrita.

AFFARI DI CUORE 2

dal Blog di Gisella Evangelisti

Il barelliere mi mette una cuffietta verde e mi rimbocca le coperte come un buon papá, lasciandomi davanti alla porta blu, con qualche parola affettuosa. Dalla porta esce una donna dagli occhi vivaci, con un grembiule di plastica a fiori, e in testa un berretto colorato, annodato dietro come un fazzoletto da pirati. Insieme a lei, esce un giovane con lo stesso fazzoletto e tre anellini alle orecchie. Mi sembra di trovarmi alla Scuola Materna “Capitan Uncino” piuttosto che in una severa UOC (Unitá Operativa della Complessitá Cardiologica) di una cittá del Nordest. “Ehi, che bei grembiuli avete!”, commento, “ci sta bene un po' di colore in sala operatoria”.

“E lei che ci fa qui, cosí giovane e bella?”, chiede la donna.

“E´perché sono fortunata a finire nelle vostre mani, invece che restarci secca prima”, rispondo.

“Meno male che qualcuno se ne accorge!...”, ribatte lei, ridendo. E cosí, con un questo scambio di cordialitá, l'operazione alle mie coronarie (disastrate come poche), a cui si dirigono solerti due medici muniti di occhialoni di plastica, (come quelli che si usano per la fiamma ossidrica), non potrebbe cominciare meglio.

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