IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO (VII)

UNA SFIDA: ESISTE UN DIRITTO ALLA MOBILITÀ INTERNAZIONALE?

di Massimo D'Angelo

  1. Dall’autonomia dell’emigrazione all’inevitabilità dell’immigrazione

L’incapacità delle politiche migratorie, ed in particolare delle misure di contenimento, di incidere significativamente sull’intensità e sulla dinamica dell’emigrazione internazionale può essere riconosciuta anche da chi le sostiene, nonostante gli sforzi per criminalizzare gli immigranti irregolari per giustificare quelle misure. Di fronte agli insuccessi, aumenteranno gli stanziamenti di bilancio per barriere più rigide, per più agenti ai confini, per muri più alti ed impenetrabili e per più arresti ed espulsioni, ma la realtà non cambierà.  L’incapacità delle politiche migratorie di controllare i flussi migratori è chiamata autonomia dell’emigrazione: i flussi migratori, le loro dimensioni quantitative, i loro tempi, le loro destinazioni, sono “autonomi” rispetto a quelle politiche, sono variabili esogene, indipendenti, un dato di fatto, ma sono determinati da tutt’altri fattori, già esaminati nella Parte VI. Sono questi fattori “strutturali” (demografici, economici, politici, sociali ed ambientali) che giustificano l’ipotesi dell’autonomia dell’emigrazione.  Chi è ostile all’immigrazione, specialmente quella irregolare, cercherà di adottare altri approcci, come l’esternalizzazione dei confini (vedi Parte V), portando gli interventi di contenimento in altri paesi, stabilendo accordi bilaterali, manipolando politiche estere, per estendere l’influenza delle misure restrittive al di là delle zone controllate dalla “sovranità nazionale” del paese d’immigrazione. Nascono zone “cuscinetto” nei paesi di transito, costruendo campi profughi, aiutando guardie costiere altrui. Si cercherà di espletare le pratiche di asilo in paesi terzi.  Ma l’efficacia di questi espedienti è dubbia. Se i flussi in entrata rallentano, esplodono situazioni di “parcheggio” nei paesi terzi, e le crisi umanitarie si moltiplicano. E gli emigranti continuano a lanciare i loro programmi. Vani saranno gli annunci di misure più severe, con muri ancora più alti, chiusura di porti, multe alle ONG che soccorrono naufraghi in mare, minacce di arresti a tappeto e deportazioni in massa, taglio dell’assistenza ai profughi, congelamento delle procedure per l’asilo, concedere l’accoglienza soltanto ai “meritevoli”, o disincentivi nei paesi d’origine.

MENTRE SI SGRETOLA IL MONTE BIANCO

RIFLESSIONI SUL FENOMENO GRETA

di Gisella Evangelisti

Mentre un ghiacciaio sul Monte Blanco, il Planpinchieux, scende per più di un metro al giorno, fino a  formare una probabile fragorosa valanga di 240.000 metri cubi sulla valle di Courmayeur, si accendono le controversie sulla fragile figura di Greta Thurnberg, la ragazzina svedese che  è riuscita a mobilitare il 27 settembre, almeno 7 milioni di giovani in tutto il mondo nella difesa della natura, attirando su di sé ammirazione e odio.

In Italia abbiamo ascoltato con orrore una giornalista televisiva, Giovanna Maglie, affermare che  le sta cosí sulle scatole che se la trova per strada, non esiterà a investirla.   E uno dei suoi "haters" ha appeso un manichino, con le sue trecce e impermeabile giallo, su un ponte di Roma.

Le perle di Radio3

In occasione del settantesimo anniversario dell’approvazione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite, Rai Radioi3 ha mandato in onda, nell’ambito del Programma ‘Pantheon’, undici trasmissioni dedicate alla migliore conoscenza della storia e del contenuto di questa Dichiarazione. Si tratta di un’altra perla di Radio3 che non manca occasione per mettersi all’avanguardia della cultura e dell’informazione al servizio del progresso sociale. Proponiamo a chi ci segue di non perdersi l’ascolto di questa serie, utilizzando i podcast contenuti nel prezioso archivio di Radio3.

 

Diritti Umani 1948-2018
conduce Marino Sinibaldi
con Marcello Flores e Anna Maria Giordano
Pantheon è un programma di Federica Barozzi, Diego Marras e Lorenzo Pavolini

Esattamente settanta anni fa, il 10 dicembre 1948, a Parigi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: 30 articoli che concentrano il cammino dell’umanità attraverso secoli di sofferenze e di discussioni filosofiche, di persecuzioni e di lotte; ma che tentano anche di elaborare il lutto e il trauma di due guerre mondiali, degli stermini e dei totalitarismi. Fu un’impresa straordinaria, anche tenendo conto della Cortina di Ferro che frattanto calava in Europa e della Guerra Fredda che divideva il mondo in due blocchi. E fu un’impresa incompiuta, che ha indicato un obiettivo difficile e una sfida ancora aperta.

Ma il testo della Dichiarazione è uno dei più alti che l’umanità abbia mai generato. Riconosce i diritti civili e politici - di parola, di religione, di organizzazione -, ma anche quelli economico-sociali. Stabilisce che accanto alla libertà di espressione l’umanità ha diritto alla libertà dal bisogno e dalla paura. E soprattutto riconosce tutti questi diritti a ciascun essere umano, quale che sia la sua nazione e il suo governo. Il nuovo ciclo di Pantheon si propone anzitutto di far conoscere questo testo, la storia che ha alle spalle, il contesto che lo ha reso possibile ma soprattutto i valori che incarna e l’eredità che ci affida. Puntata dopo puntata, articolo dopo articolo, emergerà la trama di influenze culturali diverse che confluiscono della Dichiarazione. Con la collaborazione fondamentale dello storico Marcello Flores, che ai diritti umani ha dedicato studi importanti e sarà ospite in tutte le nove puntate, e di Annamaria Giordano, voce di Radio3 Mondo, che contribuirà ad attualizzare la Dichiarazione di 70 anni fa con uno sguardo ai conflitti del presente.

Marino Sinibaldi

Ascolta: Diritti Umani 1918-1948 >>

IL POTERE DELLA PAROLA NELL’ERA INFORMATICA

di Ivana Pinna e Paolo Basurto

La Parola. Il Verbo. La sua sacralità è antica. E’ l’evoluzione dell’umanità verso la socialità, la comunicazione, lo sviluppo delle relazioni individuali attraverso lo scambio di concetti e non solo di suoni.  Ma la parola è fatta di suoni, di emozioni evocate, invocate, pronunciate con forza, durezza o tenerezza. Anche quando è scritta, conserva la sua trascendenza, la sua energia penetrante e a volte esplosiva. Difficilmente la parola è neutrale. Mai è una semplice convenzione. E’ uno strumento geniale, un veicolo di intenzioni che informa, suggerisce, seduce, manipola, ferisce e consola, rivela e inganna.

E quando credevamo di sapere già tutto sulla parola ecco che nell’era di Google, scopriamo nuove valenze nel suo enorme potenziale: la capacità di persuadere, inconsapevolmente, subliminalmente, subdolamente. La capacità di convincere inconsapevolmente: a comprare…  Penso a tutto questo dopo una lunga chiacchierata con Ivana. Quando l’ho conosciuta e le ho chiesto che ci faceva a Barcellona, mi ha risposto con un sorriso leggermente ironico: compro parole… Ho immaginato farfalle, surreali semantiche per acchiappare suoni e significati nuovi, versi svolazzanti e bachi verbali appena schiusi. Una poetessa in cerca del futuro, a modo suo. Non sbagliavo del tutto. L’espressione primaria di Ivana è attraverso la sua arte. Dipinge e scolpisce e la sua voglia di condivisione creatrice meriterebbe un’attenzione esclusiva. Ma l’acquisto di parole nuove appartiene a un altro mondo. Il mondo dell’avanguardia informatica, dell’e.commerce, del marketing e della speculazione. Un mondo dal quale cerca di allontanarsi, dopo averne sentito la curiosità e il fascino e dopo averne scoperto il potenziale perverso.

Ivana si è laureata in scienze politiche. Ha studiato e frequentato dal di dentro le istituzioni europee. Ha creduto nelle possibilità di un modo nuovo di essere e di relazionarsi come nazioni e come popoli. Il suo incontro con internet ha alimentato l’illusione di disporre di uno strumento ultrapotente in grado di offrire possibilità prima inimmaginabili per sviluppare i rapporti umani e moltiplicare le occasioni di condivisione. La Rete, era questo. Poi, è cominciata l’epoca dei grandi investimenti speculativi. Ivana ha voluto coinvolgersi. Capire e operare al di dentro di una trasformazione che l’ha spinta ad apprendere e a dominare le varie tecniche di management che fiorivano e continuano a fiorire, nell’universo della Rete, tutte destinate a massimizzare il profitto commerciale e finanziario. La mia conversazione con Ivana è un tentativo di gettare uno sguardo indiscreto su questo universo, poco noto e così pieno di rischi per una sana convivenza in una società moderna.

ITALIA O MORTE! BARATRI ELETTORALI

SINISTRA, ANNO ZERO

Di Peppe Provenzano *

Senza sinistra. L’Italia non se lo meritava. Ma questa classe dirigente sì. Non scomodate l’Europa, non buttatela in vacca con la globalizzazione. Discuteremo anche di questo, con chi ne sa discutere. Ma c’è una ragione che supera tutte le altre. Abbiamo avuto la peggiore classe dirigente della storia della sinistra - non solo sul piano politico, ma forse prima sul piano umano; e non solo Renzi, ma tutti quelli che ci hanno portato fin qui - e abbiamo raccolto il peggiore risultato della storia della sinistra. Dal 1892, per capirci. È andata così. Non era mai andata così. Ora siamo all’Anno zero, e si può ripartire soltanto “senza gradi”. Perché tutti quelli che avevano i “gradi” li hanno persi in battaglia. Altri dovranno saperseli conquistare. Nella società, prima che nel partito. Dove pure bisognava avere il coraggio di combattere più forte, o almeno dire di No.

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO (VI)


LA NATURA DEL PROCESSO MIGRATORIO

di Massimo D'Angelo

 

  1. Dal contenimento dell’immigrazione ad una migliore conoscenza del fenomeno migratorio

Nonostante l’impiego diffuso di severe misure di contenimento dell’immigrazione, specialmente quella irregolare, gli immigranti continuano ad arrivare come un flusso quasi inarrestabile.  Le misure di respingimento dell’immigrazione a volte riescono a femare i flussi migratori o a ridurne l’entità, ma solo in modo transitorio. Dopo battute di arresto, gli arrivi riprendono, indipendentemente dalle politiche di contenimento. Nel lungo periodo quei flussi non sono legati all’efficacia di quelle politiche ma dall’intensità delle spinte migratorie, che dipendono da fattori di tutt’altra natura. Né le statistiche sugli sbarchi o sugli arrivi alle frontiere sono un buon indicatore del  fenomeno, visto che nascondono l’esplosione numerica di coloro che affollano i campi di profughi nei paesi di transito, ignorano il numero di sbarchi che eludono i blocchi navali (e la chiusura dei porti italiani decisa dal ministro Salvini),[1] sottovalutano il numero incontrollato di irregolari che arrivano per altre vie (anche solo con visti turistici), o ignorano i decessi occorsi nel Mediterraneo, nei passi montani o lungo le piste del deserto.

USCIRE DALL'ANGOLO

Dopo il Decreto Sicurezza

di Gisella Evangelisti

Risiedono fra noi in Italia circa 7 milioni di stranieri legali, meno del 10%  (media europea) della popolazione. Gli sbarchi quest'anno si sono fermati a  circa 22.000 persone, in confronto con le sei cifre di sbarchi degli anni precedenti, eppure si é creato il fantasma di un'”invasione” musulmana. Ci sono 144.000 persone nel sistema di accoglienza, 36.000 delle quali  nello Sprar che coinvolge 1200 comuni. Tra i richiedenti asilo, rifugiati e  che  escono dal sistema il 70% ottiene il permesso di residenza, il 50% trova lavoro. Questo finora. Ma che succederá dopo la mazzata ricevuta dal mondo dell'accoglienza col Decreto Sicurezza?

Ne hanno discusso a Trento  il 24 novembre, circa 300 tra operatori sociali e ricercatori, nel Workshop “ Territori accoglienti, Terzo Settore ed enti locali, dalle pratiche alle sfide future”, organizzato da Euricse-knowledge for a Social Economy, una fondazione  di ricerca europea su Cooperative e Imprese sociali. insieme a molti altri partners (1).

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO ? UN NUOVO APPROCCIO  (II)

(parte I)

di Massimo D’Angelo

UN’ANALISI CRITICA DELLE POLITICHE DI CONTENIMENTO DELL’IMMIGRAZIONE

Le alternative ad un Piano Marshall per l’immigrazione

Nella prima parte di questo saggio ho esaminato la proposta di lanciare un Piano Marshall per l’immigrazione per risolvere il problema dei flussi massicci di immigranti provenienti dal sud del mondo. Riconosco che una simile proposta potrebbe avere i suoi pregi, portando benefici ai paesi in via di sviluppo destinatari di tali aiuti, di cui probabilmente hanno estremo bisogno. Ammetto che un Piano Marshall rappresenti anche un simbolo importante di solidarietà internazionale che verrebbe così rafforzata, e ciò non va assolutamente sottostimato. Tuttavia, un Piano di tal genere con ogni probabilità sarà inefficace, insufficiente o tardivo come risposta ai problemi odierni delle migrazioni internazionali.[1] Puntare tutte le nostre speranze su quel suggerimento potrebbe essere fonte di grande delusione. I flussi migratori potrebbero rimanere inalterati nel breve e nel medio periodo, qualunche sia il pacchetto di aiuti varati, ammesso (ma non concesso) che qualche riduzione dei flussi migratori sia conseguibile nel lungo periodo come conseguenza dei nuovi piani di aiuto. 

FAKE NEWS E DEMOCRAZIA

Intervista a Antonio Ingles

P.B. - Nel secolo scorso si affermò l’idea che la Democrazia rappresentativa fosse la forma migliore di organizzazione sociale (o perlomeno che fosse la meno pericolosa e dannosa). Tuttavia le nuove sfide che si propongono alle Società attuali, stanno mostrando quanto poco rappresentative siano le nostre forme di democrazia. Inoltre esse sono evidentemente fragili e non riescono a combattere fenomeni di perversione come l’estendersi capillare della corruzione e l’infiltrazione di poteri estranei alle istituzioni, inclusi quelli delle organizzazioni criminali.

I nostri sistemi democratici sono stati tutti adottati per ridurre la conflittualità tra gruppi sociali con interessi contrastanti e diversi. Il gioco delle votazioni e il principio della maggioranza, stabiliscono le regole essenziali per le decisioni politiche. Tuttavia esse non garantiscono che tali decisioni siano le più corrette o vantaggiose per la Comunità, nell’insieme delle sue componenti sociali. Lo potrebbero essere solo se la maggioranza votasse sempre secondo il principio del bene comune e sulla base di informazioni sicure e veritiere.

Poiché questo non accade, il sistema scricchiola e, in mancanza di una alternativa sperimentata valida, tornano di moda vecchie formule di autoritarismo con la speranza che un potere di governo forte, sia in grado di risolvere ogni problema.

A. Ingles - Prima di entrare nel vivo della questione, vorrei proporre alcune considerazioni preliminari, che lo stesso tema dell’intervista mi sollecita. Credo bene di capire che in nessun momento si pone in dubbio l’idoneità della Democrazia rappresentativa (che si esercita votando a maggioranza). Ciò che invece si discute è il valore che le attribuiamo (cioè il potere che cediamo) e il grado di accettazione o di conflittualità che ne deriva (la capacità di sottomettersi al risultato ottenuto) per il periodo che duri la legislatura (tempo).

Innanzitutto, non possiamo ignorare che il potere che scaturisce da questa rappresentatività, si canalizza attraverso i gruppi politici legalmente costituiti che, naturalmente, sono formati da persone ideologicamente affini. La perversione del sistema si produce quando non è tutta la società quella che si manifesta votando, ma solo una parte di essa. Cioè, nel gioco del potere che si concreta con il risultato delle elezioni, una gran parte della società rimane esplicitamente al margine perché non riesce a riconoscersi nei principi programmatici dei partiti che costituiscono lo scenario parlamentare.

CONFESSO

Né di destra né di sinistra, ma OLTRE!

di Paolo Basurto

Dopo tutto sono arrivati al potere. Quando questa cosa, che oggi si chiama Movimento 5 Stelle, ha cominciato ad essere, io ero lì. I Grillini….. Giovani, in stragrande maggioranza. Quasi tutti di sinistra. Tutti, arrabbiati e delusi. Una gran voglia di vendicarsi delle frustrazioni vergognose che avevano dovuto sperimentare nel tentativo di inserirsi nella vita adulta in modo a dir poco dignitoso. La loro bestia nera: la casta; il sistema che questa casta aveva alimentato permettendo che si infiltrasse dovunque nella società. Grillo, lo amavano. Lo amavano come si ama un cantautore, un comico, un attore, qualcuno che si era conquistato lo scenario deridendo e irridendo soprattutto i potenti della casta. Uno che strillava ed era volgare ma che le cantava a tutti e mandava affanculo senza troppi peli sulla lingua. Beato lui.  Come non essere un suo fan ? Come non frequentare almeno un Meet up degli Amici di Beppe Grillo?

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO (IV)

(parti: I - II - III )

di Massimo D’Angelo

LOTTA AL “TRAFFICO” DI IMMIGRANTI

  • Sul terzo tentativo di criminalizzazione dell’immigrazione irregolare

Per i sostenitori della linea dura del respingimento, l’immigrazione irregolare è una grande messa in scena gestita dalla criminalità organizzata, un complotto tra emigranti quasi tutti criminali (ladri, terroristi, trafficanti di droga, prostitute), appoggiati da criminali pericolosi (i trafficanti). Per questo sarebbe necessaria una gigantesca operazione di polizia, con leggi rigide, impedendo le traversate degli scafisti, aumentando i servizi di controllo (anche elettronico) ai confini, intensificando le misure di difesa anche armata, erigendo muri sempre più alti o barriere di fili spinati, arrestando tutti i criminali e accelerando i processi di espulsione, bloccando gli immigranti nei paesi d’origine o di transito. Le organizzazioni umanitarie che assistono questi immigranti vengono accusate di complicità.  Gli aspetti sociali, economici e politici dell’immigrazione vengono ignorati, come se fossero solo un tentativo di distrazione rispetto alla difesa della sicurezza nazionale.

Nella Parte III[1] di questo saggio, ho parlato di criminalizzazione dell’immigrazione irregolare, articolata in tre diversi tentativi:  

  • Tentativo di considerare il soggiorno illecito nel paese di destinazione come un crimine;
  • Tentativo di supporre che gli immigranti irregolari siano tutti potenziali criminali comuni;
  • Tentativo di focalizzarsi sulle attività criminali che il processo di immigrazione direttamente o indirettamente genera, anche se non commessi dagli immigranti.
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