I BENEFICI DELL'IMMIGRAZIONE, di M. D'Angelo

Alla lunga tutti gli immigranti contribuiranno al prelievo fiscale più di quanto otterranno dalla spesa pubblica in forma di assistenza.

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IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO

PREVENZIONI PSICOLOGICHE, PERCEZIONI E RAZZISMO

L'OSTACOLO MAGGIORE

di Massimo D'Angelo

  1.Politiche migratorie e consenso sociale

Una nozione tratta dal moderno diritto pubblico è che la capacità di una legge (e, per estensione, della politica che la ispira) di essere applicata con efficacia

I N D I C E

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      (a)          Il contenuto dei messaggi e la scelta del pubblico destinatario
      (b)          La deformazione del contenuto dell’informazione
      (c)          La scelta del liguaggio
      (d)          La scelta delle modalità di comunicazione: creare le notizie
      (e)          L’amplificazione della comunicazione
          ° Dalla cultura della paura alla ricerca di un “nemico” da odiare
          ° Involuzione culturale, deterioramento del linguaggio e tentativi di moderazione a confronto
          ° Alla ricerca di una rivoluzione culturale: segnali di una resistenza basata sui valori
          ° Un fenomeno tutto italiano: il movimento delle “sardine”
non dipende soltanto dal suo valore coercitivo,[1] ma trae la sua forza dal consenso sociale che la sostiene e ne condivide le premesse, le modalità, e le attese conseguenze della sua promulgazione.[2] Tale “consenso sociale” diviene pertanto una condizione necessaria per assicurarne l’applicabilità. Mancando il consenso sociale, l’operatività della stessa legge e della relativa politica svanisce, rischiando di venir disattesa nonostante la sua obbligatorietà formale. Questo vale tanto più in una società democratica,[3] che continuamente persegue l’obiettivo di tradurre la volontà popolare nelle sue leggi, e che considera le istituzioni rappresentative come mezzi ideali per canalizzare il consenso sociale attraverso criteri maggioritari, libere espressioni dei cittadini.

UN ALTRO DOPO E' POSSIBILE?

Riflettendo sulle pandemie con Simonetta Pirazzini, ginecologa esperta di medicina pubblica, che porta nel suo zaino esperienze di lavoro, in Palestina, Uganda, Cina, India, Africa subsahariana, Perù e Brasile.

di Gisella Evangelisti

Per molti l'esperienza sconvolgente del lockdown per coronavirus é un'occasione rara per poter pensare...

E pensiamo, allora. Per me, d'altra parte, il silenzio non è una novità. Sono stata figlia unica di padre e madre anche loro figli unici, alla fine dell'universitá ho deciso di lasciare il fidanzato e dedicarmi a curare donne e bambini in giro per il mondo. Perché le donne?, non c'è bisogno di spiegarlo. Perché vivono in condizioni di inferiorità quasi ovunque, nonostante a volte lavorino ben più duramente dell'uomo, dentro e fuori la famiglia, ed è fondamentale dare loro più dignità e importanza, prendendosi cura della loro salute. E stato un lavoro in situazioni a volte estreme. Mi sono imbattuta in tutte le malattie più comuni in Africa, morbillo, difterite, meningite, malaria, malattie respiratorie, AIDS, colera, mi mancava solo l'Ebola. Ho lavorato a progetti che implementavano sistemi di prevenzione sanitaria, e talvolta ospedali, come in Uganda.

CHE PENSARNE ?

Quel Pandemonio di Trump

Negli USA, al 26 aprile, si contano ormai 54mila morti a causa dell’epidemia prodotta dal Corona-virus 19. In molti Stati si applicano norme rigorose di confinamento, nonostante i pareri prima contrastanti poi solo riluttanti del Presidente. In altri Stati si sono invece verificate manifestazioni di folla protestando duramente contro il confinamento. Ma non tutti trovano difficile farsi un’opinione. Ecco quello che ne pensa un noto giornalista statunitense, Premio Pulitzer nel 2006, Jim Risen che scrive su Intercept, il 22 aprile scorso, quanto segue:

Le grandi catastrofi mettono a nudo la verità sui nostri leader. La gestione caotica e negligente di Trump della pandemia di Covid-19 ha rivelato, una volta per tutte, che è uno psicopatico corrotto e narcisista.

Le sue conferenze stampa frastornanti e incoerenti, in cui si scatena in ogni direzione, continuano a dimostrare che ha un urgente bisogno di cure psichiatriche. Mostra le tendenze egocentriche di un bambino piccolo”.

Il New York Times ha pubblicato un articolo sulla decadenza della leadership americana. Forse è questo che aumenta l’arroganza e la pericolosità di un Presidente del Paese militarmente più potente del mondo. Forse l’Europa dovrebbe svegliarsi dal comodo sogno del Paese amico e fedele e prendere finalmente misure adeguate per allentare la dipendenza dagli USA e aumentare la propria autonomia economica e militare. [P.B.]

 

 

 

LA PANDEMIA FA BENE ALLA BORSA? 

 di Paolo Basurto

Il 10 aprile Trump regalava agli americani un twitter entusiasta : “This week, in only 4 days, we had the biggest Stock Market increase since 1974. We have a great chance for the really big bounce when the Invisible Enemy is gone! “ Il Nemico Invisibile è ovviamente il corona-virus. C’è da rimanere interdetti e non tanto per la gioiosità di Trump quanto per quella della Borsa. Perchè proprio quando il numero di morti per l’epidemia negli Stati Uniti diveniva il più alto del mondo e si avvicinava alla tremenda cifra di 12mila, la Borsa americana registrava un rialzo dei valori azionari che da almeno 46 anni non se ne era realizzato l’uguale. 

LA PANDEMIA DI TRUMP

COMPORTAMENTO CRIMINALE O CONSUETA POLITICA ?

 di Paolo Basurto

Gli Usa hanno ormai contabilizzato il numero più alto di morti a causa della pandemia del coronavirus. Come in Inghilterra, solo poche settimane fa, il pericolo di un’ondata contagiosa del virus, veniva considerata trascurabile, anzi risibile. Meglio non fare niente. Non c’è niente da fare. Pensa solo che si tratta di un raffreddore; diceva Trump. Mentre Boris Jonson, già in quarantena e, in questo momento, in ospedale, ironizzava sulle molte mani che gli toccava di stringere per la sua funzione. Le preoccupazioni dei due uomini di Stato erano chiaramente di ordine economico. Non fermare la macchina produttiva e commerciale valeva il rischio di qualche danno collaterale come la morte di alcune migliaia di persone.

SE L'EUROPA SI INFRANGE SULLA VOCE

di Roberto Nassi

Da un articolo di Federico Fubini sul «Corriere della sera» del 28 marzo si apprendono alcuni retroscena del vertice a distanza tra i leader europei estenuatosi in fumata nera due giorni innanzi.
Oggetto del consiglio è la ricerca di risposte adeguate alla bufera economico-sociale che flagella l’Europa (in buona compagnia sul pianeta) nel tempo del contagio.
Il giornalista, facendo riferimento a una pluralità di fonti, riferisce di un dialogo tra sordi, in ripetuto stallo e carico di tensione.

SULEIMANI - ARMI AFFARI ASSASSINII

di Paolo Basurto

E’ trascorso piu’ di un mese dall’assassinio del Generale iraniano Suleimani. L’Amministrazione USA ha ammesso senza batter ciglio di aver ordito questo omicidio. L’Europa (ma non tutta) ha storto la bocca mostrando una molto prudente disapprovazione. Qualche giornalista si è domandato quali potevano essere i veri motivi, mentre l’opinione pubblica rimaneva abbastanza fredda incapace di mostrare interesse per un avvenimento distante, apparentemente misterioso, e apparentemente marginale. Oggi l’avvenimento è completamento dimenticato in Europa.

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