IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO Un nuovo approccio, di M. D'Angelo

“Aiutiamoli a casa loro”. Costa qualche milione di euro ma è meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione.

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ITALIA O MORTE! BARATRI ELETTORALI

INCOLPIAMO I VOTANTI

di Marco Borsotti

Penso che in primo luogo si tratti di una colpa della classe dirigente. Tuttavia, penso anche che molti votanti debbano ugualmente essere incolpati perché i loro voti non possono essere scusati affermando che siano stati ingannati da falsi profeti o da informazione ingannevole. Quella delle notizie false é in sè la bufala del momento visto che tutti o quasi disponiamo, o meglio detto dovremmo disporre, di strumenti per poter facilmente verificare quanto leggiamo. Anche il fatto che si tratti di un fenomeno prima sconosciuto é una menzogna, lo cantava persino Don Basilio nel Barbiere di Siviglia. Le notizie false fatte circolare a proposito sono uno stratagemma vecchio che oggi usa mezzi moderni, ma non per questo é una novità. Dopo le elezioni ho naturalmente parlato con amici e parenti e sono rimasto scioccato, soprattutto dai giovani; sorpreso dalla superficialità con cui considerano la politica. Quasi tutti non erano interessati presi dal loro quotidiano sia sul lavoro che a scuola. Non leggono né libri né giornali e molti non guardano neppure più i notiziari televisivi che riconosco sono diventati delle terribili pattumiere.

FORZA DONNA !!

 

 [Segnalato da A.Russo]

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO ? UN NUOVO APPROCCIO  (I)

di Massimo D’Angelo

UN PIANO MARSHALL PER L’IMMIGRAZIONE: UNA NOVITÀ, UNA SOLUZIONE, UN’ILLUSIONE O COS’ALTRO?

Un Piano Marshall per l’immigrazione è una novità?

“Facciamo un Piano Marshall per aiutare gli immigranti a casa loro”.  Sai che novità? Ho pensato istintivamente. Per me che mi sono sempre occupato professionalmente di aiuto allo sviluppo, questo richiamo al Piano Marshall come soluzione magica all’immigrazione dilagante dal sud del mondo suona come la scoperta dell’acqua calda: niente di nuovo. Sono anche molto perplesso, perché non credo che sia la risposta ai problemi dell’immigrazione.  Ma mi rendo conto che debbo giustificare questa reazione. L’alternativa è più misure di respingimento (troppo inumane ed ingenerose per i sostenitori di politiche più aperte, oppure inutili, visto che gli immigrati trovano sempre il modo di penetrare le frontiere) o l’adozione, su vasta scala, di misure di accoglienza e di integrazione, che non sono molto popolari o elettoralmente spendibili. Infatti anche gli elettori più moderati o meno ostili all’immigrazione, che magari rimangono inorriditi di fronte alle tragedie di immigrati affogati, sono reticenti ad estendere l’ accoglienza (“mica possiamo farli entrare tutti!”). Per cui l’idea di un Piano Marshall per l’immigrazione appare una buona alternativa, un escamotage per attenuare le tensioni tra immigranti e cittadini, riducendo la pressione migratoria sempre più intensa, ed evitando il ricorso esclusivo al respingimento diretto.  Lo slogan “aiutiamoli a casa loro” costa qualche milione di euro per finanziare programmi che permettano ai migranti di restare “a casa loro”, offrendo prospettive di lavoro nel paese di origine. La tesi è la seguente: meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione per incontrollabili flussi migratori, anche se nessuno può assicurare che i soldi spesi nei programmi di aiuto produrranno risultati concreti sull’immigrazione, ma vale la pena rischiare, visti i benefici attesi (riduzione dei flussi migratori). Un Piano simile sarebbe un modo per “salvare capre e cavoli”: ridurre le frizioni causate dall’immigrazione dilagante e aiutare i potenziali emigranti (però a casa loro). 

PROFF, Chat ed elezioni

di  Annina Lago

Tra i milioni di gruppi  Whatsapp in rete, ne esiste anche uno che riunisce una cinquantina di docenti ed ex docenti di un liceo fiorentino, la maggior parte donne, al fine di organizzare occasioni di incontri conviviali  e simpatici amarcord. Ma le elezioni incombono e la campagna elettorale si fa sempre più tesa e virulenta, al punto che finisce per infilarsi  nella chat  come  invadente e di solito  sgradito off topic. Stavolta però l’amministratrice del gruppo non interviene a bloccare la digressione, perché l’assillo del dubbio, le scarne speranze, la fiducia ormai ridotta al lumicino nei confronti dei politici rendono veramente pesanti per i cittadini più attenti questi giorni di attesa, e fanno  sentire il bisogno di confrontarsi o anche  di far qualcosa (come diffondere idee), per evitare che la situazione, già compromessa, peggiori dopo i risultati del voto. Quella che segue è  la registrazione di una conversazione avvenuta in una luminosa domenica di gennaio, con le mimose tutte fiorite come se la primavera fosse alle porte. E invece mancano ancora cinque settimane al fatidico 4 marzo, quando entreremo nei seggi  a condividere la responsabilità del futuro del nostro Paese.

AFFRESCO CATALANO

di Paolo Basurto

In Catalogna ci sono state le elezioni il 21 di dicembre. Indette dal Governo centrale per rinnovare tutte le cariche istituzionali regionali, dichiarate decadute dal Parlamento nazionale dopo la Dichiarazione di indipendenza approvata dal Parlamento regionale. Tre risultati possono ritenersi certi. Il Partito che sostiene il Governo centrale (il Partito Popolare – PP) è stato sonoramente sconfitto. Il 52% dei catalani ha votato contro i Partiti indipendentisti. Per effetto dei meccanismi della legge elettorale, i deputati indipendentisti costituiscono la maggioranza anche se per una differenza di soli tre voti (un po’ come negli USA dove Trump è stato eletto nonostante la maggioranza degli americani non abbia votato per lui).

 

 

Il 15 marzo 2017 segna l'inizio del settimo anno di guerra per i bambini siriani. Una ricorrenza tragica, tanto più se si considera che il 2016 è stato l'anno peggiore per l'infanzia in questo tormentato paese, con un drammatico aumento nel numero di vittime.

UNICEF Italia - Segnalazione di Andreina Russo  - LEGGI TUTTO

OLTRE IL CHECK-POINT, L'IMMAGINAZIONE VOLA

di Gisella Evangelisti

Se Giuseppe e Maria, rifugiati in fuga dalla strage di bimbi proclamata dal re Erode nel secolo 1, fossero sbalzati col loro asinello nella Betlemme del secolo xxI,  scoprirebbero che l'unico giorno per non essere schiacciati in una calca disumana nel check point n.300, fra Gerusalemme e Betlemme, sarebbe il sabato, quando ci sono quasi  solo turisti. “Scusa  Maria., non c'era  questo dettaglio in Google Map”, le direbbe dispiaciuto Giuseppe. “Pazienza”,  risponderá debolmente Maria, che sente giá arrivare  le doglie del parto. “Ma adesso come facciamo”?

     Amos Oz

Sono le  3 e mezzo di mattina e la fila dei lavoratori palestinesi che devono passare il check point per andare a lavorare a Gerusalemme é giá lunga, e diventa un fiume vertiginoso per due ore.

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