IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO Un nuovo approccio, di M. D'Angelo

“Aiutiamoli a casa loro”. Costa qualche milione di euro ma è meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione.

Leggi tutto

 DE SENECTUTE

Appunti di Luciano Carpo sul libro di Massimo Ammaniti  ' La curiosità non invecchia. Elogio della quarta età'

Il noto psicanalista riflette sulla “quarta età” (oltre gli ’80 anni), stimolato anche dalle testimonianze o dagli scritti di quasi novantenni e ultranovantenni protagonisti della vita culturale e politica del nostro paese( come Raffaele La Capria, Luciana Castellina, Giorgio Albertazzi, Andrea Camilleri, Alfredo Reichlin, Mario Pirani, ecc.) e di altri famosi autori e personaggi.
Raccontano di come – con l’età- è cambiato il loro modo di vivere i sentimenti e le esperienze proprie della vita di ogni essere umano: la famiglia, l'amore, l'amicizia, il senso del tempo, i sogni, il desiderio, i ricordi, il dolore dei lutti, la potenza dei rimpianti, l’arte del compromesso interiore, la conquista del buon senso, il venire a patti con gli inevitabili acciacchi.
QUELLI CHE CONTANO
(Tempi Moderni VII)
 (link ai capp. I, II, III, IV, V, VI )

di Marco Borsotti

 

Il Fenomeno Donald Trump negli Stati Uniti

Recentemente la crisi economica ha finito per provocare una specie di terremoto politico negli Stati Uniti dove nelle recenti elezioni presidenziali ha vinto il candidato repubblicano che però non rappresenta quasi in nulla la tradizione politica conservatrice di quel partito incorporata in persone come Eisenhower, Nixon, Reagan, Ford, Bush padre e figlio. Infatti, Trump riuscì nelle primarie repubblicane a sconfiggere i candidati tradizionali di quel partito per imporre un modo di fare politica completamente differente, basato sul dare voce alle preoccupazioni della classe media degli Stati a supremazia repubblicana che vedevano scomparire il loro modo di vivere.

I PAPERONI DEL PIANETA
PARLIAMO DEI PROTAGONISTI
(Tempi Moderni VI)

di Marco Borsotti                                                                                     (link ai capp. I, II, III, IV, V)

Generalmente quando scrivo tento di costruire il mio pensiero astraendomi da una visione esclusivamente personale per cercare d'illustrare aspetti di una questione con ragionamenti e non soltanto con asserzioni. Ovviamente, perseguo una linea di pensiero che ha una sua base ideologica, ma cerco sempre, nel limite del possibile, d'evitare l'eccessivo ricorso ad assiomi o dogmi scegliendo il ragionare, spesso partendo da esempi concreti, per portare chi mi stia leggendo a cogliere le motivazioni delle mie riflessioni. Riconosco che possano esistere opinioni discordanti dalle mie, ma almeno pretendo confrontarmi sulla base di un discorso argomentato, evitando nel possibile villanie nei confronti di chi sostenga opinioni discordanti, cosa spesso non presente soprattutto sulle pagine virtuali dei social. In questo caso, però, nel portare avanti il discorso sul neo-liberalismo voglio proporre un'eccezione ed esporre opinioni personali senza troppa attenzione alla loro giustificazione logica, voglio esporre non tanto ragionamenti, ma impressioni.

IL VOTO IN OLANDA
Chi avrebbe vinto?

 di Marco Borsotti

L’anno in corso é certamente molto importante per l’Europa. Infatti, in vari paesi ci saranno elezioni che potrebbero cambiare il corso delle relazioni tra paesi membri dell’Unione Europea. In Aprile i cittadini francesi sono chiamati al voto per eleggere il nuovo Presidente. In autunno in Germania si voterà per il rinnovo del Parlamento. L’Italia potrebbe votare quest’anno, anche se francamente dubito che ciò succeda. Inoltre, il Parlamento inglese ha dato il via libera all’avvio delle negoziazioni per l’abbandono britannico dell’Unione, un voto che non era scontato soprattutto nella forma in cui si é alla fine materializzato dando cioè  pieni poteri al governo in carica per negoziare i termini della scissione senza imporre, come alcuni volevano, paletti e limitazioni. Per ultimo, lo scorso mercoledì i cittadini olandesi hanno votato per rinnovare il loro Parlamento che era giunto al limite quinquennale del suo mandato. Questo voto era certamente atteso perché molto del dibattito interno che lo aveva preceduto si era centrato sulla questione europea. Al proposito non ci si scordi che furono tra gli altri gli olandesi coloro che affossarono il tentativo di imporre una Costituzione europea fortemente voluta dalla Commissione di Bruxelles e dal Consiglio dei capi di governo europei, ma bocciata dal voto popolare in alcuni paesi. 

LA NUOVA MINIERA D'ORO: I MIGRANTI

di Gisella Evangelisti

Mentre a Barcellona  400.000 persone scendono in piazza il 18 febbraio per chiedere al governo che accetti una buona volta di accogliere  i 16.000 migranti destinati alla Spagna nell'ambito dell'accordo stipulato dall'Unione Europea nel 2015, il “quartetto ribelle” composto da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, insiste che non fará entrare neanche un profugo sul suo sacro suolo. In un clima di crescente timore e/o intolleranza della popolazione europea verso i migranti, spesso associati tout court con criminalità e terrorismo, ci appare significativa una ricerca condotta sul campo da due giornaliste americane, Malia Polizter ed Emily Kassie, che hanno viaggiato in quattro punti chiave o "hotspot" della migrazione: il Niger, la Turchia, la Sicilia, Berlino, per osservare i cambiamenti che si verificano in queste società. Cambiamenti nell'economia, nella politica, nei rapporti di potere. Intorno ai migranti, scoprono le giornaliste, si muove una vera e propria "corsa all'oro", come quella verso la California nell'800, ma  stavolta con dimensioni globali. "Il Gold Rush del 21 secolo" – Come la crisi dei rifugiati cambia l'economia mondiale, è il titolo della loro ricerca, pubblicata nel dicembre 2016, con il sostegno del Pulitzer Center on Crisis. Allora, chi si arricchisce sulla pelle dei migranti, diventati la nuova "miniera d'oro" del 21° secolo?

 
NEOLIBERISMO TRA SPECULAZIONE E MENZOGNE
(Tempi Moderni V)
di Marco Borsotti
 
Non solo il sistema pubblico non funziona. Per molti aspetti quello privato é persino peggio.
 
Quanto accennato nel capitolo anteriore, Tempi Moderni IV, avvenne anche nel settore privato dove progressivamente quote sempre maggiori dei costi di vendita furono passati al consumatore non nella forma abituale del rincaro dei prezzi, anche quando questo ci sia stato, ma in forme più sottili e meno percepite dagli utenti. Riflettiamo un momento su quello che ormai tutti facciamo per comprare qualche cosa. Quasi in tutti i settori prevale il sistema del self-service che non significa altro che noi consumatori, spesso aiutandoci con macchine robotizzate, facciamo lavori che prima erano fatti da altri per comprare cose che desideriamo, accettando anche che gli involucri che usiamo per impacchettare portino la pubblicità dello spaccio da cui ci siamo serviti, ossia diventiamo anche fonti involontarie di pubblicità. I consumatori trovano normale prestare lavoro gratuito al venditore per comprare quanto vogliono in tutti i punti di vendita, da quelli più modesti o popolari a quelli di maggior lusso perché convinti che così contribuiscono a contenere i prezzi al consumo. Anzi portare un sacchetto di una marca di lusso é diventato nel sentire comune simbolo di stato, vuol dire mostrare agli altri, per vantarsi, dove noi siamo andati a comprare. Senza pensare o riflettere, accettiamo di diventare tutti prestatori di lavoro gratuito.
ALLA RICERCA DI UN EFFETTO TRUMP
Un antidoto o l’urgenza di cambiare direzione?

 

di Massimo D’Angelo

Qual è l’effetto Trump su chi non lo ha sostenuto? Quale è il suo effetto sul resto del mondo, per chi considera le sue posizioni di politica sia interna che internazionale non solo stravaganti ma pericolose? In Europa c’è chi arriva a sperare che Trump possa apparire talmente traumatico che possa scuotere la classe politica europea e spingerla finalmente a collaborare al suo interno per soluzioni che prescindano dalla politica americana, così come viene espressa dalla nuova amministrazione della Casa Bianca. Una specie di effetto indotto imprevistamente benefico.
Ci sono già sin d’ora sintomi di un simile effetto “positivo” della presidenza Trump all’interno degli Stati Uniti, da dove scrivo, con la diffusione a macchia d’olio della “Resistenza” a Trump. ll crollo elettorale della Clinton in stati tradizionalmente democratici ha fatto prendere coscienza a molti che forse bisogna ricominciare dalla base, verificando se i democratici non stiano trascurando realtà sociali che scottano, come la condizione dell’elettorato a reddito medio-basso che ha perso lavoro in certi settori economici in crisi strutturale (i minatori delle miniere di carbone della West Virginia, o gli ex operai della siderurgia o della manifattura minore che ha chiuso i battenti negli stati della Rust Belt nel nord degli USA). 
 
IL NEOLIBERISMO HA UN COSTO
Siamo noi che paghiamo
(Tempi Moderni IV)     
(link ai capp. I, II, III)
di Marco Borsotti

 Il ritorno all'applicazione di teorie neo-liberiste in politica e nell'economia di cui ho scritto precedentemente ha cambiato molte cose in Italia e altrove negli ultimi trent'anni. La caduta del muro di Berlino e lo sfaldarsi dell'Unione Sovietica con la conseguente fine della guerra fredda, dando mano libera ai fautori del neo-liberalismo, finirono per eliminare i pochi meccanismi di controllo che erano capaci di proteggere lo stato di benessere che vigeva nel mondo occidentale, senza lasciare nulla in cambio. Per questo continuo a pensare che quanto realizzato sotto la guida di Gorbachev in combutta con Reagan and Thatcher nella seconda metà degli anni ottanta del mille novecento sia stato un completo disastro. Le intenzioni potevano anche essere buone visto lo stato di sfacelo interno in cui si trovava il mondo del comunismo reale. Scrivo questo anche se, conoscendo personalmente molti dei principali attuatori di questo piano, nutro dubbi al rispetto della buonafede della maggioranza di quei personaggi. Il piano era a dir poco carente di sostanza, senza una minima previsione di come rispondere agli eventi una volta che si fosse messo in movimento un processo così radicale di cambiamento dei principi e delle modalità che dalla rivoluzione d'ottobre avevano tenuto insieme quello che una volta era stato l'impero degli Zar. Da una parte, infatti, vi era l'orda neo-liberista che non vedeva l'ora di saccheggiare quello che era l'URSS ed i suoi paesi satelliti in Europa, dall'altra uno Stato così corrotto e privo d'idee che non aveva nessuno in grado di capire come gestire un cambio così drastico. Tutto si reggeva sulla paura dei cittadini e sulla loro spietata oppressione da parte degli organi di sicurezza interna. Il sistema era infatti sull'orlo della bancarotta finanziaria e morale, ma non si seppe realizzare nulla più che lasciarlo crollare dando spazio a chiunque fosse venuto per reclamarne le spoglie. L'ottusità sia in occidente che in oriente permise che in pochi mesi si riducessero in miseria decine di milioni di persone, si scatenassero guerre intestine di una crudeltà spaventosa con massacri di civili, campi di concentramento, distruzione di città ed infrastrutture, si cancellassero come se nulla fosse accaduto più di settant'anni di storia che racchiudevano insieme a degli indubbi misfatti, spesso criminali, anche importanti progressi sociali a tutto vantaggio dei più poveri e deboli.

PODEMOS UN ESPERIMENTO IN PROGRESS
Che ne pensa un militante: intervista a JORDI CAMINA 
di Paolo Basurto
 
Jordi

 

Il Caffè del Teatro Apollo ha un’antica tradizione, quando il gran boulevard del Parallel era la Broadway di Barcellona, piena di teatri, clubs notturni, e circoli di jazz. Oggi il viale è meno animato, ma il Teatro Apollo ha resistito alla crisi e il Caffè continua ad essere frequentato da artisti, attori, giornalisti e scrittori. Un pubblico variopinto ma tipico e abbastanza tranquillo. Perciò Jordi ha accettato subito la proposta di fare lì l’intervista e raccontarmi la sua personale esperienza con Podemos.

COME SIAMO ARRIVATI DOVE SIAMO OGGI

(Tempi Moderni III)

di Marco Borsotti

Studiare la Storia serve

Ritorniamo quindi al 1929 ed alla crisi che prese il suo nome. Iniziamo con il ricordare che l'economia politica era una disciplina relativamente recente avendo posto le sue basi nel diciottesimo secolo grazie soprattutto al lavoro di studio realizzato da Adam Smith che nel suo trattato sulla Ricchezza delle Nazioni aveva enunciato alcuni dei principi chiavi di questa disciplina. Tra i cultori della materia tutti ricorderanno il concetto della mano invisibile, una sorta di Provvidenza, che partendo dagli impulsi egoistici di tutti nel cercare la realizzazione dei propri interessi particolari finiva per trovare un punto d'equilibrio dove la somma di tutte le domande trovava un punto d'incrocio nella somma di tutte le offerte. Quel punto d'intersezione delle due curve espresso dal valore monetario di un prezzo aggregato d'equilibrio era, nella visione di Smith, in quel momento, la forma più razionale ed equa per ripartire le risorse disponibili. Qualunque altra scelta forzata da un intervento esterno, per esempio dello Stato, non generava altro che instabilità ed in ultima analisi occasioni di crisi.  Ovviamente, le circostanze mutavano continuamente e gruppi tra loro antagonisti cospiravano per trarre maggior profitto del dovuto, quindi lo stato d'equilibrio era una tendenza mai compiuta che periodicamente portava per la sua incompiutezza a crisi di squilibrio che però finivano sempre per trovare nuovi punti di stabilità per, mi si perdoni il pasticcio di parole, il riequilibrarsi della domanda ed offerta aggregata di beni secondo come aumentasse o diminuisse il valore dei prezzi aggregati.

 SIRIA: FU VERA PRIMAVERA?

Aleppo sta per ricadere nelle mani di Assad. Una guerra civile lunga e sanguinosa potrebbe essere vicina ad una conclusione: la sconfitta dei Ribelli e la vittoria del Dittatore. Un'altra Primavera araba, insomma, finita malamente nella tragedia. Ma non è un modo di vedere le cose condiviso da tutti. Nella nostra epoca dove le informazioni corrono alla velocità della luce, sembra incredibile, nemmeno su questa guerra che dura da anni appare facile farsi un'idea chiara di quanto sia avvenuto e stia avvenendo.

Suggeriamo di riascoltare la trasmissione di Tutta la Città ne parla di Radio3 dell'8 dicembre, come sempre interessante e ricca di analisi acute (link) e ben informate. Ma suggeriamo anche, fortemente,
di vedere il video di Guadalupe Rodrigo, monaca missionaria dell'Istituto del Verbo incarnato, che dalla sua missione proprio ad Aleppo, ha visto e vissuto il conflitto dalla sua nascita e descrive il suo punto di vista in modo eloquente e, forse, inaspettato.

 

L'IDEOLOGIA CHE ELUDE
(Tempi Moderni II)

di Marco Borsotti

II- Le basi ideologiche del mondo in cui viviamo
Non saprei dire quanti saprebbero dare un nome all'ideologia che da decenni ormai controlla tutte le nostre vite? Probabilmente pochi anche tra le persone colte che non siano direttamente interessate a questioni economiche o finanziarie. Mentre molti se non tutti hanno udito parlare di concetti come capitalismo, comunismo, forse anche globalizzazione, anche se poi non saprebbero darne una definizione accettabile, sono invero pochi quelli che hanno sentito e ricordano il termine neo-liberalismo. Strano perché il mondo in cui viviamo é regolato da norme e principi che s'ispirano proprio alla teoria neo-liberale sia in economia che in politica. Appunto, cose concrete come le politiche d'austerità che stanno progressivamente smantellando lo stato sociale che noi più anziani conoscevamo o l'idea che il mercato sia il metodo più efficiente per gestire l'economia sono pilastri su cui si fonda questa ideologia. Si direbbe che la visione dominate del mondo attuale non cerchi grande esposizione, preferendo rimanere in un confortevole anonimato.

HO VOTATO SI'

di Paolo Basurto

5 dicembre; Lunedì. Gli italiani hanno già votato per riformare la Costituzione e la proposta del Parlamento, che l‘aveva approvata con meno dei due terzi necessari, è stata bocciata. Grande partecipazione di popolo; più del 65% degli aventi diritto al voto. Risultato indiscutibile: quasi il 60% ha detto no.
Sono in treno per Parigi. Sei ore da Barcellona; ho tutto il tempo per pensare. Gli opinionisti non si risparmiano; le interpretazioni serie sono ricche di ipotesi intelligenti per capire il comportamento degli italiani. Non spieghiamo tutto con il populismo, dicono alcuni. Anzi, gli italiani hanno fatto capire proprio questo: non vogliono cambiare per cambiare; e nemmeno vogliono mischiare la politichetta dei partiti con le decisioni maggiori; la Costituzione è una Legge troppo importante per il piccolo cabotaggio di una classe dirigente sempre tentata dalla manipolazione. Insomma gli italiani ci tengono alla Costituzione; per loro è una difesa contro le aberrazioni del potere. Finora ha fatto bene il suo servizio. Per modificarla bisogna dimostrare che vale la pena, e per questa volta le prove non erano sufficienti.