IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO Un nuovo approccio, di M. D'Angelo

“Aiutiamoli a casa loro”. Costa qualche milione di euro ma è meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione.

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UNA CITTA' PIU' AMABILE?
Barcellona ci prova. Con una sindaco donna.

di Gisella Evangelisti

Si respira aria nuova nella piazza San Jaume, sede del Municipio di Barcelona, da quando, dieci mesi fa, vi si é insediata una giovane sindaca, Ada Colau, da anni “attivista dei diritti umani e della democrazia” come lei si definisce. Un impegno svolto nei fatti, non a parole, in quanto, dopo gli studi di filosofia, e 6 mesi di Erasmus a Milano, si prese a cuore il dramma degli sfrattati fondando insieme ad altri compagni il movimento PAH (Plataforma Afectados por la Hipoteca- Piattaforma delle Vittime del mutuo).
CAUCASO E STORIA
Medioevo e Petrolio - II parte (link alla I parte)
di Marco Borsotti
Chi dice che studiare la storia sia da topi di biblioteca?
Chi ha letto la prima parte del racconto dei miei anni in Georgia, dovrebbe ricordare il fatto che subito dopo l'unilaterale proclamazione d'indipendenza georgiana, due province autonome contestarono questa decisione appellandosi a Mosca, ossia all'autorità centrale dell'allora Unione Sovietica, per affermare il loro rifiuto della secessione e asserire la loro decisione di restare parte integrante dell'URSS. Nel testo, poi, scrissi di una di queste l'Ossetia del Sud, ma lasciai il lettore all'oscuro delle vicende dell'altra. Adesso, mi appresto a colmare il vuoto per narrare alcune degli eventi che vidi in quegli anni viaggiando in Abkhazia, questo é infatti il nome della seconda regione.

CASALEGGIO, CHI

di Paolo Basurto

La morte di Gianroberto Casaleggio ha suscitato un interesse nei mezzi di informazione che mi ha francamente stupito. La morte di un grande personaggio. Qualcuno che la gente conosceva bene e che in qualche modo rispettava. Ma Casaleggio non era questo né quello e per quanto dispiace che sia morto prematuramente, non riesco a comprendere tanto interesse e deferenza. Dicono che fosse molto intelligente, colto e particolarmente dotato per intuire le grandi prospettive politiche che il mondo del web offre. Ho avuto occasione di partecipare a varie riunioni nelle quali non mi è mai apparso nulla di queste doti brillanti. Al contrario, i suoi interventi erano sempre pallidi, mai strettamente inerenti al tema e quando le domande di qualcuno sembravano costringerlo ad una conclusione coerente, il suo fastidio era evidente e il dibattito si chiudeva con un 'vaffanculo' di marca prettamente grillesca. Forse era solo questione di scarsa valutazione dell'interlocutore, ritenuto incapace di capire la sua visione. Ma erano altri tempi; le origini del Movimento 5 Stelle. Quando ancora si credeva che stesse nascendo un modo nuovo di fare politica e che l'obbiettivo finale fosse riuscire a far partecipare la gente ai percorsi decisionali di una democrazia non più solamente rappresentativa.

DOPO BRUXELLES
EQUAZIONI PROBABILI E IMPROBABILI

di P.B., G.E.

All'indomani degli attentati di Bruxelles, tutti i leaders europei si affrettano ad esprimere il loro scandalo e la loro determinazione a schiacciare il terrorismo. Ma di tutti l'unico che prende una decisione concreta è la Polonia che, guardandosi bene dal consultare qualcuno, decide senza indugi di chiudere le sue frontiere e non accogliere più migranti e rifugiati. Reazioni europee: zero! Intanto i media martellano senza sosta la sensibilità dell'opinione pubblica soffiando sulle emozioni calde del raccapriccio, dello scandalo, e della gran voglia di colpevoli da esecrare e, perché no? non solo da punire ma da eliminare e, se questo non è possibile, almeno espellere i presunti colpevoli, gli untori moderni, i migranti e i rifugiati (che essendo indistinguibili all'ignoranza dei più), vanno tenuti fuori della porta tutti, senza tanti complimenti. La Polonia fa da battistrada. Baluardo contro Tartari e Mongoli non può mancare alla chiamata storica di grande nazione destinata a difendere strenuamente i valori della civiltà occidentale. Ma quali valori? Si chiede Mario di Terni, un attento ascoltatore di Prima Pagina. Si parla tanto di integrazione degli immigrati, ma se nemmeno io riesco ad integrarmi con questa società, dice Mario con sorprendente sincerità. Una società dell'ingiustizia, dello
MONTAGNE, VINO, GUERRE E DITTATORI
discorrendo del Caucaso occidentale.

di Marco Borsotti

 
Le montagne

Sono ormai trascorsi vent'anni, da quando mi avvicinai per la prima volta alle vette del Caucaso. Ammetto allora averne saputo poco di quelle Nazioni anche perché sino a pochi anni prima quei luoghi, essendo parte dell'Unione Sovietica, erano soltanto piccole repubbliche autonome di poche decine di migliaia di chilometri quadrati su di un territorio che superava i 21 milioni di km2. Delle montagne del Caucaso ne avevamo sentito parlare tutti a scuola, catena montana tra il Mar Nero ed il Mar Caspio (sarebbe corretto denominarlo come lago perché non ha sbocchi naturali con nessuno degli altri mari) che separa l'Europa dall'Asia.
PROMENADE DES ANGLAIS
Dare un senso all'accordo tra l'Unione Europea e il Regno Unito
di Paolo Basurto
L'ACCORDO DEL 19 FEBBRAIO. Chi abbia ascoltato, come me, la trasmissione di Radio3, Prima Pagina, nei giorni che hanno seguito l'Accordo tra l'UE e la Gran Bretagna(1), prima che i giornali passassero ad altre attualità più drammatiche, deve aver notato quanti ascoltatori abbiano chiesto al povero giornalista di turno, quali fossero i vantaggi per l'Europa a trattenere ad ogni costo il Regno Unito. Francamente l'unica sincera risposta sarebbe stata quella di ammettere che di vantaggi non ce ne sono. Se l'Europa di nazioni solidali tra loro è un progetto che ha senso, quello di Paesi tenuti assieme da un opportunismo dalla vista corta, non solo non ha senso ma non ha nemmeno futuro.
 La Pasionaria Rococò

 di Gisella Evangelisti

Parte Seconda  (link alla Parte Prima)

Fiori nei vostri cannoni

Ed eccoci agli anni 80, con Craxi che cambió stile nella politica: c'era davvero bisogno di aria nuova, per finirla con quelle mummie democristiane, da Fanfani a Andreotti, che si spostavano come i cavalli di una giostrina che riapparivano al giro seguente, per decenni.  Comparvero garofani giganteschi nei congressi socialisti, e fin qui, perché no? Ma poi quel politico dai capelli unti, che anzi divenne ministro degli Esteri, il signor De Michelis, frequentatore di discoteche, si fece una foto con le sue segretarie della Farnesina, lui vestido, loro con le tette nude. Da lí qualcuno capí che piú che di aria nuova, si trattava del fatto che troppa coca stava cominciando a danneggiare i neuroni di tanti politici, inchiodandoli alla fase adolescenziale, anche se magari anagraficamente erano giá sessantenni. Molti giornalisti considerano quegli anni in cui l'Italia passó  dagli anni di piombo alla febbre del sabato sera, come la lunga incubazione dell'Italia becera, rampante, razzista che ci ritroviamo adesso.

Recensione di Andreina Russo

cinema

FUOCOAMMARE

di Gianfranco Rosi (2016)

Questo film non è un documentario. Non spiega, non analizza, non riporta date né dati statistici, storici o geopolitici. Non vuole parlare al nostro cervello razionale ma a quello emozionale. Non vuole informarci perché l’informazione diluviale che piove ogni giorno su di noi ci ha reso immuni, ha creato assuefazione e indifferenza. Questo occhio fisso, puntato da vicino su uno dei luoghi simbolo di una catastrofe planetaria, vuole risvegliare in noi, per vie sotterranee, occulte, l’antica pietas che sembra averci abbandonato, il sentimento profondo di appartenere ad una comune, dolente umanità. Questo film ha la spoglia poesia del migliore cinema iraniano. Rosi, regista senza fretta, senza ansie da prestazione, lascia parlare le immagini, i volti silenziosi, la terra riarsa di sale e di vento di Lampedusa, gli interni umili o tragici, i sacchi chiusi che celano giovani corpi derubati del futuro, la vecchia isolana che rifà il letto nuziale con la sacralità di un rito infinitamente ripetuto, i bambini che inventano giochi dal niente, il pescatore solitario.

 "Ognuno ha tanta storia, tante facce nella memoria, tanto di tutto, tanto di niente, le parole di tanta gente", cantava Gabriella Ferri. Come hai attraversato la storia della tua generazione? Come ti ha attraversato?

Questa la domanda che facciamo a chi ha voglia di raccontarsi e riflettere sul vissuto personale e collettivo del suo tempo. Il nostro. Per arricchire la nostra comprensione.

La Pasionaria Rococò

 di Gisella Evangelisti

Parte Prima

Il n'est rose sans espine

Il centro di Vicenza, dominato dall'imponente struttura della Basilica Palladiana, un edificio rinascimentale dove si riuniva il consiglio della cittá, col suo tetto verde di rame che ricorda una carena di nave rovesciata, concentra nella sua rete di strade e di “contrá” una quantitá impressionante di palazzi nobiliari decorati da stemmi, archi e colonne. Non per niente é considerato patrimonio mondiale dell'UNESCO. In una di queste strade, c´é la casa che appartenne al navigatore Antonio Pigafetta, che nel 1520 accompagnó Magellano nel primo viaggio intorno al mondo. E giustamente, fece imprimere sul muro il famoso motto “Il n'est rose sans espine”.
Girando l'angolo, entriamo in uno di quegli edifici dalle imposte di legno e le scale di pietra, che hanno visto per secoli salire e scendere profumieri, usurai o scultori, e i loro servi coi canestri di vimini. Qui Irene ci apre la porta di casa sua, invitandoci a sedere sul divano blu di una bella sala accogliente. Una parete é interamente tappezzata di libri, mentre altre due sono state decorate recentemente da un giovane dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, che vi ha dipinto nientemeno che la Creazione di Adamo, una delle tante figurazioni della Cappella Sistina. Como si ricorderá, la scena rappresenta un anziano Dio, col mantello al vento, che porge la mano, anzi, un dito, ad un Adamo sdraiato nel nulla. Nella parete a fronte, a grandezza naturale, lo stesso Dio parla con Eva, che ha appena creato. Ma non é finita. Nell'ampia cucina moderna, in grigio e bianco, emerge vivissimo in un angolo l'affresco del Bacco di Caravaggio, un giovane sorridente incoronato da pampini d'uva, con un canestro di frutta che dá colore e vita a tutta la stanza. In fondo all'appartamento si intravede la camera da letto, pure in stile veneziano, occupata da un bel letto rococó, con un'impeccabile coperta di seta gialla.

QUANDO POCHISSIMI DECIDONO PER TUTTI

di Marco Borsotti

Tra dicembre e gennaio scorsi, il comune di Quarto, situato nell'area partenopea, sorse brevemente alle cronache nazionali. A dire il vero, questo era già successo in precedenza quando successive giunte comunali erano state sciolte per decreto perché vittime d'infiltrazioni mafiose. Allora, però, l'attenzione era stata minima, trattandosi di uno dei tanti comuni in cui associazioni mafiose, non importa quale ne fosse la denominazione, avevano, diciamo così, pilotato il voto popolare per assicurarsi il controllo del comune e delle commesse che sarebbero state messe a concorso negli anni a venire.
Questa volta invece si trattò di notizia di prima pagina o di apertura per i notiziari televisivi perché coinvolti nell'inghippo c'erano sindaco e consiglieri eletti sotto il segno del Movimento Cinque Stelle (M5S) che dell'onestà e della trasparenza aveva fatto una delle sue bandiere principali. La campagna era iniziata in novembre, ma con il passare delle settimane era cresciuta di tono spinta da elementi di spicco nazionale del Partito Democratico (PD) che volevano usarla a pieno per sostenere la tesi che il M5S non era in realtà esente dal male nazionale italiano, la corruzione del sistema politico retto dai partiti, anzi ne era un esempio persino peggiore degli altri perché ipocrita.

AFFARI DI CUORE 2

dal Blog di Gisella Evangelisti

Il barelliere mi mette una cuffietta verde e mi rimbocca le coperte come un buon papá, lasciandomi davanti alla porta blu, con qualche parola affettuosa. Dalla porta esce una donna dagli occhi vivaci, con un grembiule di plastica a fiori, e in testa un berretto colorato, annodato dietro come un fazzoletto da pirati. Insieme a lei, esce un giovane con lo stesso fazzoletto e tre anellini alle orecchie. Mi sembra di trovarmi alla Scuola Materna “Capitan Uncino” piuttosto che in una severa UOC (Unitá Operativa della Complessitá Cardiologica) di una cittá del Nordest. “Ehi, che bei grembiuli avete!”, commento, “ci sta bene un po' di colore in sala operatoria”.

“E lei che ci fa qui, cosí giovane e bella?”, chiede la donna.

“E´perché sono fortunata a finire nelle vostre mani, invece che restarci secca prima”, rispondo.

“Meno male che qualcuno se ne accorge!...”, ribatte lei, ridendo. E cosí, con un questo scambio di cordialitá, l'operazione alle mie coronarie (disastrate come poche), a cui si dirigono solerti due medici muniti di occhialoni di plastica, (come quelli che si usano per la fiamma ossidrica), non potrebbe cominciare meglio.

E LE STELLE STANNO PROPRIO A GUARDARE
Stupore, ingenuità e ipocrisia

di Paolo Basurto

Ilvo Diamanti, con la sua calma di compassato e bravo giornalista, affermava qualche settimana fa, nella trasmissione di Radio3 ‘Prima Pagina’, che l’interesse dei media per il caso Quarto era più che giustificato. Il Movimento 5 Stelle ha fatto dell’onestà e della correttezza la sua bandiera. Il fatto che alla prima prova della sua attiva partecipazione alla responsabilità di amministrare la cosa pubblica, anche se solo a livello locale, già debba cominciare a contare i suoi casi di corruzione, macchia quella bandiera che in qualche modo è la sua identità e ragione d’essere.
Ora, con tutto il rispetto per Diamanti, credo che lui sbagli. Forse come molti, la sua conoscenza del fenomeno politico avviato da Grillo, è basata solo sulla fase recente che ha fatto del M5S la prima forza di opposizione del Paese.
Ho partecipato alla nascita del M5S. La proposta di Grillo era precisa e molto attraente, specialmente per tutti quelli che come me avevano visto naufragare per l’ennesima volta il progetto di una sinistra unitaria capace di interpretare e coinvolgere attivamente la gente ormai stufa di un sistema irrimediabilmente corrotto e senza alternative.

ADONIS
POESIA UNIVERSALE, VERSI IN ARABO

di Gisella Evangelisti

“Serena e lenta é la mano della notte
nelle trecce della malinconia”

 Colgo questo frammento di bellezza dall'opera monumentale di Alí Ahmed Said Esber, detto Adonis, poeta e saggista siriano nominato da anni al premio Nobel della letteratura. Nato in Siria in una famiglia umile nel 1930, non ha avuto una vita facile. Ma mentre lavoravano i campi, suo padre, musulmano, gli recitava poesie. E lo stimolava a leggere, a pensare, avere dubbi. Poté iscriversi alla scuola, e da lí proseguire all'universitá e poi con una borsa di studio tuffarsi nella vita di Parigi. Di poesia si é impregnata la sua vita, accompagnandolo nel suo cammino, nei sei mesi di prigione nel '55 per aver fatto parte del Partito socialista nazionalista siriano, nell'esilio dalla Siria al Libano, nella fondazione di una rivista di poesia, nell'esilio dal Libano nell'86 dov'era scoppiata la guerra civile, e poi di nuovo a Parigi. Da quando ha 17 anni, si fa chiamare Adonis. “Rivendico la mia ereditá mediterranea”, dice, “ma formo parte integrante della cultura universale, da Oriente a Occidente. L'unica specificitá che mi riconosco é la mia lingua, l'arabo, e la mia soggettivitá: per mezzo di loro cerco di aprirmi all'universale”.