LA CLASSE OPERAIA NON VA PIU' IN PARADISO
A colloquio con Owen Jones

di Gisella Evangelisti

Dov'é finita la classe operaia? Non in paradiso. Fa piacere sentir ragionare di massimi sistemi, in un auditorio affollato di Barcelona, un inglese giovanissimo, (31 anni) dalla faccia pulita, uscito da Oxford con una tesi di storia, e poi appassionatosi alla politica. Owen Jones, editorialista del “Guardian” non si stanca di ripetere nei suoi due libri, frutto di ricerche approfondite (“Il sistema”, e “Chavs, la demonizzazione della classe operaia”) e in conferenze per tutta Europa, come si é arrivati a questa crisi economica, finanziaria e morale, che ha messo alle corde classe operaia e sindacati, e di cui tutta la classe media, in un modo o nell'altro, soffre le conseguenze. Ma soprattutto vuole lanciare un messaggio in bottiglia a tutti gli euroscettici disposti a buttar via il bambino ( questa discutibilissima formula attuale dell'Unione Europea), con l'acqua sporca dei suoi difetti, per tornare a rinchiudersi, in un clima di crescente xenofobia, nel “piccolo mondo antico della nostra nazione”. Vale davvero la pena questo “indietro tutta verso il futuro”? Secondo Owen Jones, (e non solo lui) non
 siamo ancora usciti dalla crisi finanziaria cominciata nel 2007, seguita dal riscatto delle banche da parte dei governi, il fallimento di molte imprese, l'aumento della disoccupazione, il taglio delle spese sociali. E adesso disponiamo di meno risorse di fronte alle future crisi. Si tratta di un terremoto di proporzioni gigantesche. In Gran Bretagna non si sono piú finanziate le piccole imprese, e anche un veterano di guerra deve sudare le quattro camicie per trovarsi un lavoro. Il lavoro é stato frammentato e precarizzato, per cui adesso, invece di una carriera a tempo indeterminato, si possono collezionare periodi di qualche mese, (evviva, addirittura un anno!), e poi di nuovo un periodo di disoccupazione, uno di lavoro, uno di disoccupazione, e cosí via. Gamba in spalla, a cercarlo dove e come riesci a immaginare. Qualcuno nella sinistra pensó che la rabbia sociale sarebbe sfociata in movimenti di massa, invece questo non é successo. La sinistra infatti non ha saputo proporre alternative che andassero oltre il “Basta con i tagli allo stato sociale”.
 
Il disastro comunque era cominciato prima, con il tatcherismo che aveva disfatto i sindacati, e sbilanciato pesantemente a favore del capitale l'equilibrio di forze che regge il mondo del lavoro. Le privatizzazioni dei beni comuni arricchirono una casta, ma non per questo i servizi diventarono piu efficienti. Il potere e la ricchezza si concentrarono in un piccolo gruppo, il cosiddetto “sistema con le porte girevoli”, dove l'amministratore di una multinazionale un giorno diventa deputato, o viceversa. Non ci sorprenda che le multinazionali non paghino tasse, che si favorisca l'evasione fiscale dei notabili, e anche che i servizi privatizzati siano tutt'altro che una dimostrazione di efficienza. E con il futuro TTIP ci si aspetta la mazzata finale sui diritti del lavoro, la sovranitá statale, la difesa dell'ambiente. ( Questo, ovviamente, se le organizzazioni sociali non si mobilitano per bloccarlo...siamo ancora in tempo).
Ma soprattutto vinsero la battaglia delle idee, convincendo la sinistra che il processo di globalizzazione era inevitabile, e il nuovo mantra era la competitivitá. Un geniale think tank neoliberale che si riuní in Svizzera comició a sfornare le sottili tecniche di comunicazione con cui anestetizzare le masse. Questi i messaggi diffusi:
“Non hai trovato un buon lavoro? É perché non ti sei mosso abbastanza, imbranato! Non sei abbastanza competitivo. Non sai presentarti come un vincente”.
Se vuoi fare politica e sei giovane, sei considerato un ingenuo; se sei anziano, un dinosauro; se sei povero, sei solo invidioso, se protesti un terrorista. Insomma, la disoccupazione da problema strutturale é diventata un problema personale. I media sono controllati, appunto, dal “Sistema”, che stabilisce i limiti dell'informazione; anche la BBC, che pure non é il peggiore, considera lo “status quo” come neutro.
 
Com´é possibile questo appiattimento informativo? Il fatto é che il 70% dei giornalisti escono da scuole private, e anche chi frequenta le universitá pubbliche deve fare tirocinio gratis nei mass media per mesi, e solo pochi possono permetterselo.
Quali sono le principali deformazioni informative? Una é quella di trovare capri espiatori, o bersagli su cui scaricare lo scontento per la crisi...chi meglio di queste masse di stranieri che arrivano in gommone per attaccare con le loro esigenze la fortezza pericolante del nostro welfare? Ecco quindi che si ingigantiscono i problemi e i numeri dell'immigrazione, tanto da creare allarmismo.
(Esempio: Solo pochi giorni fa, un deputato di Forza Italia ripeteva in un Tg 5 che si aspettano 12 milioni di rifugiati, creandoci un gravissimo problema pubblico. Peccato che la cifra reale degli assistiti in Italia sia di 90mila persone). Nei luoghi dove dilaga l'insicurezza legata ai salari bassi e ai lavori precari, l'invasione degli immigranti diventa “Il” problema, anche quando la loro presenza é limitata. Non a caso, la base elettorale di UKIP in Gran Bretagna si trova in una zona colpita dalla crisi industriale, con pochissimi immigranti. Nel paese esistono solo un centinaio di famiglie con piú di dieci figli, peró vengono accusate costantemente di provocare il deficit delle abitazioni sociali.
 
 
Un 'altra strategia della destra é il “gossip”: (s)parlare della vita privata dei politici, mettendo in risalto situazioni controverse, per finire col demonizzare le loro idee (lo si sta facendo, per esempio, mettendo in piazza le vicende personali del padre di Corbyn, il leader del partito laburista). Ossia, mentre la sinistra usa il linguaggio razionale ma freddo delle statistiche, la destra punta sullo sdegno suscitato da presunte nefandezze di immigranti, o di sfaticati utenti del sistema sociale.
E allora perche non usare anche noi un linguaggio piú attento alle emozioni? Owen Jones porta l'esempio della Svezia, dove sono ospitati tre volte piú rifugiati che la Gran Bretagna, eppure non esiste questa xenofobia diffusa. Secondo lui, perché in Svezia i mass media hanno fatto conoscere le storie di questi immigrati che hanno vissuto tragedie e hanno rischiato la vita per costruirsi un futuro piú umano. O li si é messi in contatto con scuole, circoli culturali, associazioni di vicinato. E la gente li ha sentiti meno estranei, anzi: come non essere solidali con persone cosí coraggiose?
Dobbiamo cambiare il nostro modo di comunicare, usando anche mezzi popolari, come musica e teatro, perché, chi l'ha detto che non possiamo cercare di cambiare il mondo divertendoci?
Abbiamo cosí un'idea, continua Jones, del perché la democrazia sia diventata solo formale, e l' Europa di Tusk e Junker (che favorí con un trattato segreto le multinazionali perché pagassero solo l'1 %, in Lussemburgo) sia percepita dalla maggioranza della popolazione europea come un'istituzione burocratica che impone regole finanche sull'esportazione dei cetrioli ma é distante dai problemi quotidiani.  
Abbiamo nel Parlamento europeo troppo poche donne, politici venuti dal basso, disabili. Come possiamo pretendere che sia attento ai loro problemi?
 
 
Quali le alternative? Solo unendo in rete i vari movimenti sociali che germogliano qua e lá, é possibile creare e rafforzare una piattaforma di obiettivi comuni, tendente a rompere l'allenza fra banchieri e politici, come propone Varufakis. Per esempio, chiedendo che il denaro accumulato dai ricchi serva per investimenti produttivi. Di fatto, dal Belgio al Portogallo i problemi sono comuni.
I movimenti indipendentisti, come quelli sorti in Scozia e Catalogna (senza entrare nel merito), esprimono in qualche modo l'esigenza di una societá rinnovata.
Bisogna terminare, afferma Varufakis, con la solitudine dei quartieri marginali di Parigi o Atene abbandonati a se stessi, e dove la destra fa banchetto della rabbia sociale. Sembra una sfida impossibile, e invece abbiamo a Barcellona la prima sindaco donna, che viene dal movimento sociale contro gli sfratti eseguiti dalle banche.
Bisogna accogliere i rifugiati, ed essere piú solidali fra paesi, o saremo defenestrati, sostengono Varufakis e Owen Jones. Questo palazzo vuoto e scintillante che é l'Unione Eurpea, altrimenti, puó disintegrarsi come un castello di carte. 

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'Farfalle Rosse', un romanzo di Gisella Evangelisti, pubblicato qualche tempo fa  in lingua spagnola è ora finalmente tradotto in italiano. Il libro è già apparso a puntate sul sito di Partecipagire.net, ora può essere scaricato nella sua versione completa, nell'area dei downloads- Categ. Libri a Puntate . 'Farfalle Rosse' è il racconto di una vita, o meglio, di più vite, quante sono quelle nelle quali si incarna la protagonista, tessendo una tela di fili imprevedibili tra continenti e culture profondamente diversi. Nello stile della Evangelisti, dove ironia e poesía si mescolano, il dramma non sfugge ma rafforza una visione energica e tenace che aiuta la ricerca e la speranza di una spiritualità che dia senso all'amore e alla quotidianeità. [Link al download]

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SE TRUMP DURASSE QUANTO BERLUSCONI

 Luigi Zingales pensa che Trump somigli molto a Berlusconi e ha scritto un articolo interessante sul New York Times. Il noto economista consiglia agli americani di studiarsi per bene gli errori che la sinistra italiana ha commesso durante il regno di Berlusconi, per cercare di non ripeterli. Chissà che la sinistra americana (ammesso che esista e conti qualcosa) non sia meglio di quella italiana.        [L’originale inglese si trova a questo LINK; di seguito si offre la traduzione dei primi paragrafi]

"Cinque anni fa, ero già preoccupato per il rischio di una presidenza di Donald J.  Trump. La maggior parte delle persone ci ridevano su. Lo ritenevano impossibile. Non sono stato particolarmente lungimirante; vengo dall’ Italia, e avevo già visto questo film, interpretato da Silvio Berlusconi, che ha guidato il governo italiano come primo ministro per un totale di nove anni tra il 1994 e il 2011. Sapevo come sarebbe andata a finire. Ora che il signor Trump è stato eletto presidente, il parallelo con Berlusconi potrebbe offrire una lezione importante su come evitare di trasformare una vittoria ottenuta sul filo del rasoio in un affare capace di durare due decenni.   [leggi tutto ]
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THE DAY AFTER

Aaron Benjamin Sorkin, è uno dei più popolari scrittori americani autore di libri e sceneggiature televisive di grande successo. La lettera che segue è stata scritta il giorno dopo le elezioni dell’8 novembre e pubblicata su Vanity Fair dove può essere letta per intero nella sua versione originale.

"  Famiglia,
il mondo è cambiato ieri sera tardi e non ho avuto modo di potervi proteggere. E 'una sensazione terribile per un padre. Non vi voglio addolcire la pillola. Quanto è accaduto è davvero orribile. Non è certo la prima volta che il mio candidato alla presidenza non vince (in realtà è almeno la sesta ), ma è la prima volta che vince un maiale assolutamente incompetente, pieno di idee pericolose, un tipo affetto da seri disturbi psichiatrici, senza nessuna conoscenza del mondo e privo di qualsiasi curiosità per cominciare ad imparare.
E non è stato solo Donald Trump a vincere la scorsa notte, hanno vinto anche i suoi sostenitori. Il Ku Klux Klan ha vinto la scorsa notte. Nazionalisti bianchi. Sessisti, razzisti e buffoni, giovani e arrabbiati bianchi che pensano che la musica rap e Cinco de Mayo siano una minaccia per il loro modo di vita (o sono la ragione per il loro modo di vita) hanno avuto la loro occasione per festeggiare. "[……. LINK] [trad. red.]
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IL CAPITALISMO DIVORERA' LA DEMOCRAZIA

La democrazia, governo del popolo per il popolo é in pericolo. I suoi principali nemici si annidano nei Consigli d'Amministrazione delle grandi corporazioni finanziarie che privilegiano il loro modo di generare profitto sulla volontà dei cittadini. Esiste, però, un modo per rispondere ed é quello che anche nel remoto passato di civiltà come quella ateniese funzionava. Basta dare voce a tutti senza privilegi di censo ed allora la democrazia può fare il miracolo e risorgere a nuovo splendore. Varoufakis ci dice che questa é la sfida per l'Europa di oggi, ritrovare la sua origine democratica.

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