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“Aiutiamoli a casa loro”. Costa qualche milione di euro ma è meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione.

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CONFESSO

Né di destra né di sinistra, ma OLTRE!

di Paolo Basurto

Dopo tutto sono arrivati al potere. Quando questa cosa, che oggi si chiama Movimento 5 Stelle, ha cominciato ad essere, io ero lì. I Grillini….. Giovani, in stragrande maggioranza. Quasi tutti di sinistra. Tutti, arrabbiati e delusi. Una gran voglia di vendicarsi delle frustrazioni vergognose che avevano dovuto sperimentare nel tentativo di inserirsi nella vita adulta in modo a dir poco dignitoso. La loro bestia nera: la casta; il sistema che questa casta aveva alimentato permettendo che si infiltrasse dovunque nella società. Grillo, lo amavano. Lo amavano come si ama un cantautore, un comico, un attore, qualcuno che si era conquistato lo scenario deridendo e irridendo soprattutto i potenti della casta. Uno che strillava ed era volgare ma che le cantava a tutti e mandava affanculo senza troppi peli sulla lingua. Beato lui.  Come non essere un suo fan ? Come non frequentare almeno un Meet up degli Amici di Beppe Grillo?

Che ci facevo, io, con questi ragazzi ? Io, agiato pensionato con una ben riuscita carriera internazionale alle spalle? Che ci facevo, scrivendo la notte, attento a non entrare troppo in polemica per non finire con gli insulti, come quasi sempre accadeva nei loro blog?

Ho abbastanza età per essere un reduce del mitico ’68. Solo che mentre nelle piazze l’immaginazione cercava disperatamente di andare al potere, io, al ‘potere’ c’ero già, in qualche modo. Funzionario del Ministero degli Esteri, il ministero più snob e sofisticato della vituperata Pubblica Amministrazione e fiore all’occhiello della casta dei Grand Commis dello Stato, ero il responsabile dei primi programmi di cooperazione internazionale realizzati con la partecipazione di volontari in servizio civile. Centinaia di giovani, in fuga dal servizio militare, desiderosi di rottura con un passato pieno di gerarchie, oligarchie e ‘baroni’ come allora veniva chiamata la gerontocrazia universitaria.

Se il ’68 fu vera rivoluzione lo lascio al dibattito in altra sede. E’ un fatto, però, che mentre importanti mutamenti di costume si verificavano e tabù ormai inutili cadevano quasi da soli, il sistema politico riuscì a schivare ogni sgambetto e rimase sostanzialmente lo stesso di sempre. Il mio ’68 fu come essere preso tra due fuochi. Da un lato la simpatia e identificazione con l’ansia di cambio, dall’altro l’ineludibile consapevolezza della mancanza di un progetto realistico capace di proporsi come vera alternativa.

Il ’68 sfociò negli anni di piombo, dando ragione ai conservatori del potere, ai Cossiga e agli Andreotti. Anzi peggio, camuffando di novità l’emergenza socialista che consentì all’Italia di indebitarsi oltre il collo, con le conseguenze di soffocamento finanziario che da decenni ci strozzano, di crescita implacabile delle diseguaglianze sociali, e del consolidamento di una oligarchia spesso apertamente collusa con la criminalità organizzata. Una bella delusione.

Su queste basi si è costruita spontanea la mia simpatia per i grillini. Giovani con la voglia di partecipare in prima persona, di scavalcare il falso mito della rappresentatività, di controllare l’uso del potere usando la propria testa e i nuovi strumenti di comunicazione capaci di circolare idee e informazioni a velocità mai viste prima. Non si trattava di un progetto ma di una prospettiva. Una prospettiva altamente sperimentale ma decisamente nuova e ricca di aspettative. Grillo non era che un formidabile megafono per attirare attenzione ed energie disponibili. Giovane o no, era una bellissima occasione per dare una mano alla speranza di progresso in una società sclerotica e decadente, prossima al collasso di una democrazia fallita.

Oggi loro sono al potere. Ma sono ancora quei grillini? Cosa è rimasto di quel clima? Di quella prospettiva, di quella voglia di partecipare in prima persona? ‘Nulla’ sarebbe già una conclusione non completamente negativa. Perché qualcosa è rimasto, ma distaccato dalla prospettiva quel qualcosa è addirittura pericoloso. La voglia di partecipare senza gli strumenti adeguati -e collaudati- maschera un arrivismo personalista che si manifesta in un autentico servilismo al Capo.

La metamorfosi di Grillo in Capo politico, autoritario e indiscusso, ha annullato ogni dibattito interno che potesse originare dissenso. Il M5S è divenuto un partito unico la cui natura originaria è stata stravolta dalle epurazioni e dalle censure. La rabbia che alimentava un sano desiderio di cambio è oggi il propellente di un atteggiamento ottusamente egoista e viscerale che presenta il Movimento per quello che ormai è: un brodo di cultura per ideologie naziste messe assieme dall’incoscienza e dalla superficialità. Non può stupire che il suo primo alleato di governo sia la Lega.

Certo, è presto per giudicare. Stiamo a vedere. Ecco le frasi ricorrenti anche in quelli che non li hanno votati ma che sotto sotto avvertono che la vecchia casta, che anche loro odiavano ma che votavano con la puzza sotto il naso, finalmente sta per crollare.

Almeno è gente nuova, non è collusa con i poteri di sempre. Se non altro ci daranno la soddisfazione di una vendetta.

Vengono allo scoperta, ancora con relativa timidezza, le vere motivazioni del successo elettorale. Eliminare e soppiantare. Un Capo sufficientemente forte per guidare, decidere, smuovere e rimuovere. Un Capo che coinvolga, trascini e crei un senso di appartenenza a un Movimento che si muove e offra la possibilità di credere di avere un senso, di avere la scelta giusta a portata di mano e… a occhi chiusi.

I Grillini sono fanatici? Nessuno di loro lo ammetterebbe mai. Ma il rischio che corre l’Italia avendoli al Governo è soprattutto questo. Alimentare un fanatismo crescente che annulli qualsiasi possibilità di dibattito razionale e costruttivo. Annullare qualsiasi prospettiva di cambio di un sistema ammalato e contagioso come quello nel quale si sono invischiati mani e piedi Grillo e i suoi adoranti adepti. La partecipazione è ormai una parola fuori moda anche tra i grillini. Se ne parla ipocratimente solo quando Davide Casaleggio alza un pochino la voce e sbandiera la piattaforma Rousseau come la grande occasione di partecipazione politica. Ma in realtà la piattaforma elettronica è finora servita solo come strumento di legittimazione di scelte politiche minori e questa legittimazione si poggia su un sistema la cui democraticità fa acqua da tutte le parti, privo com’è di controlli e garanzie. Insomma, il povero Rosseau sicuro si sta rivoltando nella tomba, per come viene abusato il suo nome affibbiato a un meccanismo di manipolazione nemmeno tanto raffinato, tecnologicamente parlando.

Quel poco di opposizione che ancora esiste, nei confronti di un Governo che ha saldato i grillini ad una alleanza che nessuno avrebbe mai sospettato prima delle elezioni e che nessuno si è nemmeno sognato di proporre nemmeno sulla piattaforma Rousseau, balbetta disperata tutto il male possibile su ogni decisione del Governo. I colpi al bersaglio grosso cercano di essere violenti e anche scorretti se è possibile. Gigino di Maio è un povero sprovveduto, senza arte né parte, messo  lì da Grillo, per fare una prova. Si fa mettere sotto da Salvini, vecchia e astutissima volpe, che è un fascista ormai confesso e che sta portando l’Italia sull’orlo del baratro. Conte, non conta un cazzo, fa il paciere come può e mette la faccia tutte le volte che Bruxelles schiaffeggia l’Italia per le sue avventate decisioni economiche. Non parliamo di Tria mille volte smentito, che non si dimette mai quando è chiaro che lo comandano a bacchetta per fargli fare cose che, decidendo con la sua testa, non farebbe mai. Non parliamo poi dei personaggi non di Governo, ma di spicco, come la Raggi o la Appendino. Incopetenti, incoerenti, collusi. Persone impreparate che hanno anticipato a livello locale i disastri di cui il M5S sarà capace di fare a livello nazionale. Ma questa patetica opposizione politica, che biascica critiche viscerali e piagnucolose, che arriva a sperare il fallimento finanziario del Paese, spiando ansioso ogni giorno l’andamento dello spread, non è degna di nessun apprezzamento. La sua ottusità nutre sempre pi,ù rabbia e scoraggiamento. Questa Italia non sembra avere vie d’uscita.

Confesso di aver creduto al messaggio iniziale del Movimento 5 stelle. Confesso di aver pensato che sarebbe stato possibile sperimentare un nuovo sistema più aperto e partecipativo, basato sull’intelligenza della collettività, sul suo razionale buon senso, sul suo legittimo desiderio di prendere il proprio destino nelle proprie mani. Confesso di essermi fatto sedurre dal fascino di abbandonare finalmente schemi prefabbricati, pregiudizi ideologici, condizionamenti emotivi. Tra i tanti slogan di Grillo, uno mi era sempre veramente piaciuto: “Né a destra né a sinistra, ma OLTRE ! “ Non era uno slogan come tanti, velleitario e facinoroso, era una sintetica frase, significativa di una necessità, prima ancora che di una volontà, di superamento e di evoluzione di un sistema politico non solo anacronistico e insufficiente ma pericolosamente inquinato dalla corruzione incontrollabile. Come immaginare che quell’Oltre, solo sarebbe servito a giustificare una regressione così stupefacente da consentire un’alleanza di Governo nientemeno che con la la Lega di Salvini. Come immaginare che la frustrazione avrebbe generato un tale senso di scetticismo se non di disperazione da indurre quasi il 60 per cento degli italiani ancora disposti a votare, ad arrendersi senza condizioni alla manipolazione della verità, al fascino delle bugie, alla cecità dei miti. Il Governo coltiva il fanatismo e quella parte che rappresenta i 5 stelle è ancora più colpevole dell’altra, per la sfacciataggine con cui ha tradito le sue promesse, per la paura del dibattito che reprime con metodi medievali e ricatti inammissibili per chi coerentemente solo avrebbe dovuto promuovere maggiore partecipazione, maggiore trasparenza e consapevolezza, maggiore reponsabilità comunitaria.

Com’è che ancora nessuna voce si alzi indicando quale sia il vero pericolo di questa resa senza condizioni alla manipolazione ? Sarà la voglia di credere che si stia uscendo dal pantano, solo perché dei nuovi nomi sono emersi dalle maglie del sistema. Ma il sistema è rimasto quello che era e prima o poi , che Di Maio e gli altri siano o no oggi delle brave persone, prima o poi questo sistema li ingurgiterà e li vomiterà, facendone pagare a noi le conseguenze.

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