RIVIVERE IL CILE

Conversando con Miriam e Luigi

di Andreina Russo

Un’occasione speciale: poter tornare in Cile venticinque  anni dopo. Il primo viaggio era stato magnifico: una galoppata da Santiago alla Patagonia, in auto  lungo la Panamericana,  poi in aereo fino a Punta Arenas  e col traghetto alla Terra del Fuoco; e indietro, fino alla capitale e ancora un salto di quattromila chilometri fino a quella cima di vulcano sottomarino che è l’isola di Pasqua, con le sue misteriose presenze. Ma il 1989 era anche, per il Cile,  l’anno del giro di boa: a febbraio, quando noi lo percorrevamo,  il paese ribolliva di tensioni opposte perché già era nell’aria il Grande Cambio, la fine di un’era, il ritorno alla democrazia. Il plebiscito dell’ottobre 1988 era stato infatti  indetto per determinare se il popolo volesse conferire a  Pinochet un ulteriore mandato di otto  anni come presidente della Repubblica, come stabilito  dalla nuova Costituzione del 1980, che prescriveva che fosse effettuato un referendum popolare al termine del primo mandato presidenziale. Il "No" vinse con il 55.99% dei voti e rese quindi inevitabile l’indizione delle elezioni presidenziali.  Durante quel viaggio ascoltammo le discussioni che avvenivano ovunque tra i cittadini cileni, quelli entusiasti  e quelli che, come uccelli del malaugurio, profetizzavano “Vedrete, dovrete rimpiangerlo …”. Dieci mesi dopo, a dicembre, le elezioni generali , le prime libere dopo quindici  anni di dittatura, portarono all’elezione del Presidente democratico Patricio Aylwin, anche se Pinochet mantenne ancora per otto anni l’incarico di Comandante delle Forze Armate. Dunque ero molto curiosa di vedere il “nuovo” Cile, di scoprire se, al di là dei dati socio-economici positivi che tutte le fonti riportano, davvero la democrazia avesse fatto bene al Paese e soprattutto se gli effetti benefici, se c’erano, riguardassero tutte le classi sociali.

EXPO: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

 

 

 

Alle Autorità

 e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

 

 

Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”

 Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

 

Signor presidente del Consiglio,

i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito,   sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.

 EXPO ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S.Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla EXPO in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.

 Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’EXPO.

 Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s'impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”

 

“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.” recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire le multinazionali, non certo il pianeta.

MIRACOLI di GENTE NORMALE

Come resistere in tempi avversi

di Gisella Evangelisti

“Che fate qui con quella faccia di culo? State forse andando a un funerale?” Cosí apostrofa il pubblico, con piglio da allenatore di rugby, il conferenziere uruguayo che una serata grigia e piovosa, ha attratto una settantina di persone in un auditorio di Barcelona, venute ad ascoltare  la sua storia. Ognuno ha tanta storia, tante facce nella memoria, ma la sua é davvero super. E per addolcire un po' la prima frase, l'allenatore Gustavo Zerbino, conosciuto anche come dirigente dell'Unione dei Laboratori Farmaceutici del suo paese, continua dirigendosi al pubblico: “Come vi sentite adesso, tu..e tu...e tu?”  “Preoccupato”, risponde uno. “Triste”, segnala un altro. “Ansiosa”, confessa la terza. Andiamo bene. A questo punto io non posso dire: “Mi sento come un pesce nell'acqua”, perché mi guarderebbero storto.

I Tristi-Preoccupati-Ansiosi si accomodano meglio nei sedili dell'auditorio, mentre Gustavo Zerbino si accomoda sullo sgabello nel palcoscenico, e comincia a passare delle immagini, il silenzio della sala diventa profondo. Perché sullo schermo appaiono i fotogrammi  di un aereo che sta perdendo quota, e dopo vari inutili equilibrismi finisce con lo schiantarsi fra le grida dei passeggeri sulle rocce di una montagna...anzi sulla cima di una montagna, come vedremo, circondata da ogni lato da altre enormi e ghiacciate montagne, fino a perdita d'occhio. Cime che forse non erano state calpestate da orma umana in milioni di anni. La Cordigliera delle Ande. É il 13 ottobre del '72. Molti passeggeri perdono la vita nei rottami dell'aereo. Tra loro, un gruppo di ragazzi uruguaiani che appartengono a una  squadra di rugby che andava a giocare in Cile, tutti fra i 18 e 28 anni.Dopo un tempo indefinito, dai rottami dell'aereo escono 16 ragazzi che non osano credere di essere ancora vivi. Sta per calare la notte, fra urli, imprecazioni, preghiere, singhiozzi, gemiti. Ma siamo a 4500 metri, non c'é tanto da sprecare fiato, la respirazione é lenta, come quella di un pesce che boccheggia, anche camminare richiede sforzo. Poi quelli che restano in vita capiscono  che a 40 gradi sotto zero, l'unica forma per sopravvivere vestiti con giacchette leggere (siamo in estate in questi paralleli) e calzati con mocassini, é fare gruppo e tenersi strettissimi, come in una partita, cambiando spesso di lato per non far congelare chi ha i fianchi esposti, picchiettando le facce di quelli che stanno irrigidendosi, in una notte che sembra non finire mai.

Su richiesta dell'Autore, pubblichiamo volentieri

LETTERA APERTA A BEPPE GRILLO E AI SUOI COLLABORATORI

Critiche costruttive al M5S e invito a ragionare sulla strategia politica

di Roberto Brambilla, Membro del coordinamento nazionale di Lista civica italiana

Premetto che ho lavorato al WWF per venti anni come segretario regionale della Lombardia (gestivo – ovviamente con uno staff - circa 27 sezioni locali e 60.000 soci) e quindi qualche cosa di associazionismo, di gestione di gruppi e di campagne capisco. Sono uno dei fondatori di Rete Lilliput e della Rete civica italiana dalla quale poi é partito il progetto per creare una nuova formazione politica civica detta “Lista civica italiana” (www.listacivicaitaliana.org), penso che qualcuno di voi la conosca. Uno dei fondamenti dell'azione del Movimento 5 Stelle – l'impronta ecologica - é stato portato a conoscenza di Beppe da me, quando lo andavo a trovare in camerino alla fine dei suoi spettacoli. Questo rapporto ha generato ottimi frutti come i video con le interviste all'ideatore dell'impronta - Mathis Wackernagel - sul sito di Beppe (anche 75.000 visualizzazioni in una settimana) in occasione dell'Overshoot Day o le varie collaborazioni per gli spettacoli come quello di Genova per Mobilitebio o al Palavobis di Milano con il sindaco Finiguerra che per primo ha redatto il Piano di Governo del Territorio del suo comune a sviluppo zero.  Per chiarezza non faccio parte del Movimento 5 Stelle ma conosco molti attivisti in gamba (parlamentari, consiglieri regionali, comunali e attivisti) di cui ho grande stima. Condivido inoltre alcuni dei valori fondanti del M5S, in primis la necessità di cambiare modalità di fare politica.

La mia domanda di base: quale é il vero obiettivo del Movimento 5 Stelle?

La risposta dovrebbe essere scontata ed é:  “togliere l'Italia dalla scivolosa e pericolosissima china in cui si trova ridando fiducia nelle istituzioni democratiche agli italiani e applicando finalmente la nostra Costituzione”. Se però dovessi giudicare dai fatti e da come vi comportate mi viene il dubbio che quello non sia il vero obiettivo. Dico questo per i seguenti motivi.

1) Finanziamento pubblico. Vi siete fatti una gran pubblicità per la restituzione del finanziamento elettorale.

Io e tanti come me, vi abbiamo votato alle politiche del 2013 per avere risultati politici concreti.

Per ottenerli il M5S é chiamato a fronteggiare spregiudicati gruppi di potere che hanno strumenti  efficacissimi come l'informazione (TV e giornali) e soldi.

Il M5S  deve quindi sfruttare ogni opportunità, ogni risorsa a sua disposizione per essere efficace.

La battaglia di febbraio 2014 sul decreto IMU-Banca d'Italia (e svendita del patrimonio pubblico immobiliare) che come Lista civica italiana ho seguito da vicino, é un esempio di quello che intendo dire. Ci siamo dannati, noi come Lista civica italiana (un microbo in confronto al M5S) e voi in Parlamento per fermare quel decreto peraltro illegale e non ci siamo riusciti.

Con i soldi del finanziamento pubblico il M5S avrebbe potuto comprare pagine di giornali o pagare spot radiofonici o volantinaggi per informare gli italiani. Sarebbe stato un uso assolutamente degno, intelligente e incontestabile.

Inoltre che senso ha restituire dei soldi di cittadini (anche i miei!) ad uno Stato che li spreca per fare studi sul ponte di Messina? Visto che il M5S ha avuto la fortuna e il merito di avere quei milioni di euro li avrebbe dovuti restituire ai cittadini selezionando e finanziando i progetti più meritevoli proposti dalla società civile per risolvere problemi concreti in campi di diretto interesse dei cittadini (Sanità, scuola, filiere corte, ecc.). Per la selezione si sarebbe potuta creare una commissione di persone indipendenti e credibili.

Con questi soldi il M5S potrebbe anche pagare campagne per far crescere la cultura civica degli italiani. Ritengo ad esempio che ci sia un grande bisogno di far conoscere la nostra Costituzione agli italiani: cittadini/e che si fanno abbindolare da Renzi con 80 euro, (e da B. con l'abolizione dell'ICI) sono persone che non conoscono, tanto per fare un esempio,  l'art. 53 della Costituzione che sancisce il principio della fiscalità progressiva e basata sulla capacità contributiva. Informiamoli e gli rideranno in faccia.

Aggiungo un pensiero perfido: un movimento “povero” é più facilmente dominabile e meno efficace...

2) Uso e coordinamento della rete territoriale. Il M5S ha una invidiabile rete di attivisti sul territorio in grado di parlare direttamente alla gente. Per quanto ne so, tranne occasioni speciali, la rete di attivisti non viene formata e coordinata per fare campagne mirate (vedi ad esempio l'informazione-educazione degli italiani su temi fondamentali quali la Costituzione, la democrazia diretta, le conseguenze del fiscal compact). Perché inoltre i vari meet up sono scollegati tra loro? Perché non esiste un sistema per farli parlare tra loro, per metterli in rete? Il M5S ha paura di creare in tal modo delle dinamiche incontrollabili?

Certo una rete coordinata implica anche condivisione di obiettivi, implica incontri per condividere una linea, implica preassemblee, delegati. Richiede un congresso... Le linee fondamentali di un Movimento o di un partito devono essere discusse in riunioni in cui ci si parla di persona.

Sono occasioni di notevole crescita degli attivisti e di rafforzamento della capacità di lavorare insieme che permettono inoltre di gestire meglio gli “iscritti dell'ultima ora”, che si attaccano al carro per opportunismo o, peggio,  per distruggere.

Pensare di risolvere la gestione di un gruppo politico nazionale con richieste saltuarie fatte tramite il blog o con la costruzione di documenti via internet è un po' ingenuo e mistificatorio.

Inoltre tutta la gente interessata al M5S che non ha internet che fa? Conta zero?

3) Alleanze con gruppi della società civile o nuovi gruppi politici.

Trovo sbagliata la scelta del M5S di non fare alleanze con nessuno: nemmeno a livello comunale, provinciale e regionale, come è successo in tanti territori. Sul serio pensate di essere gli “unici validi”, di poter fare tutto da soli? Sul serio il M5S pensa di diventare il partito del 51% e di ottenere ampi consensi comportandosi in modo autoreferenziale? Una cosa del genere sarebbe auspicabile per la democrazia italiana?

A mio avviso in Italia – tanto per fare un esempio - una parte dell'elettorato se non trova la parola “sinistra” nel logo del partito non lo vota, un'altra non ama lo stile del Movimento 5 Stelle e non lo voterà mai; un'altra ancora non vuol più sentir parlare di diatribe ideologiche e spesso strumentali tra destra e sinistra.  Beppe Grillo non può ispirare fiducia a tutti!

Per vincere occorre perseguire una strategia a più voci che comprenda soggetti politici affini in grado di rivolgersi a bacini elettorali diversi e di lavorare insieme su punti concreti quali: la difesa e applicazione della Costituzione, la riforma fiscale a partire dall'art.53 della Costituzione; la tutela dei beni comuni; il debito pubblico e gli effetti del fiscal compact; le leggi per dare agli italiani gli  strumenti della democrazia diretta e partecipata per integrare la democrazia rappresentativa; lo sviluppo di un'economia sostenibile con la relativa creazione di posti di lavoro; la legalità e la lotta alla corruzione; la lotta alla speculazione finanziaria.

Mi pare che in questo momento, considerata la composizione dell'elettorato italiano, i soggetti politici affini potrebbero provenire dall'area del M5S, dall'area del civismo, da un'area “progressista” tutta da creare.

Tutti questi nuovi soggetti dovrebbero pensare al bene comune e non all'autoconservazione. Dovrebbero inoltre dotarsi di regole per evitare le degenerazioni partitiche che ben conosciamo. Quindi stop ai privilegi, riduzione degli emolumenti, numero di mandati limitato, scelta di candidati competenti e credibili con procedure democratiche a partire dai territori.

Le cause che infatti hanno provocato il fallimento di esperimenti interessanti anche recenti sono state sempre le stesse: presenza “ingombrante” di forze politiche che devono autoconservarsi, personalismi sfrenati, caccia alla poltrona ben retribuita, ignoranza di problematiche fondamentali, non considerazione e valorizzazione dell'immenso patrimonio di esperienze locali, presenza di “soliti noti” che dietro le quinte decidono tutto.

E allora perché il M5S non collabora con tutte quelle formazioni affini, movimenti, associazioni, comitati locali con cui per molto tempo si sono portate avanti iniziative condivise nei territori e da cui, improvvisamente, sono state prese le distanze secondo la logica “o con noi o non esistete” ? Perché il M5S non aiuta alcune formazioni politiche promettenti a svilupparsi per poi fare insieme la battaglia in parlamento?  Una strategia lungimirante e intelligente potrebbe prevederlo!

Mentre tergiversate su queste importanti strategie, le forze che combattiamo  stanno smantellando l'Italia e tornare indietro sarà sempre più difficile.

E anche qui il dubbio che non vogliate essere realmente efficaci purtroppo si riaffaccia. Quanto meno vi siete “ingabbiati” con le vostre stesse mani.

4) Paura di diventare un partito, il non-statuto, le procedure di garanzia. La nostra Costituzione (art.49) dice che quando i cittadini si uniscono con una visione condivisa circa la gestione dello Stato, fanno un programma e si candidano si chiamano “partito”. Perché demonizzare questa parola? Solo perché delle persone in malafede l'hanno usata per scopi che sono la negazione del bene comune?

Mia nonna diceva “male non fare, paura non avere”. Se si fanno le cose per il bene comune e onestamente, non si deve aver paura delle parole.

Un altro vostro aspetto che mi lascia alquanto perplesso é la paura della “struttura”, dell' “organizzazione”.

E' vero, una struttura richiede personale, il personale costa e quindi c'é un elevato rischio che poi la struttura lavori non più per gli ideali ma per mantenere se stessa. Purtroppo i tempi della politica sono molto impegnativi e quindi non si può pensare di cambiare l'Italia solo con il volontariato che resta comunque una componente vitale, basilare e indispensabile per mantenere gli ideali intatti nel tempo.

E' quindi importante fare in modo che nei regolamenti del Movimento ci sia un saggio bilanciamento tra staff e volontariato che permetta alla “base” o quanto meno agli attivisti di poter intervenire rispetto alle possibili degenerazioni dello staff e alla gestione del Movimento.

Infine né nel “Non statuto” che nello Statuto depositato nel 2013 c'é traccia di una procedura di garanzia per chi viene espulso.

Mi pare un questione di tipo puramente “umano”: come fai a trattare i tuoi collaboratori in questo modo? Come puoi pretendere che ci sia un ambiente sereno di discussione per gli attivisti se chi avanza una critica può trovarsi espulso dall'oggi al domani senza un organismo indipendente (es. un comitato di garanti scelto dall'assemblea) che lo tuteli da eventuali eccessi o fraintendimenti del “capo”?

5) Ti/vi voglio fare infine un'ultima domanda.

Perché il Movimento 5 Stelle non ha collaborato in occasione di due iniziative che sono la campagna “Ferma la banca” e il Progetto di legge di iniziativa popolare “Quorumzeropiudemocrazia.it”

La prima campagna serviva per far recedere Banca Intesa dal finanziamento delle grandi opere (EXPO 2015 compreso!) e ne ho parlato personalmente con Beppe in occasione della sua venuta a Milano alla Feltrinelli per parlare del libro “Siamo in guerra”: il mezzo da usare era quello di invitare i correntisti a chiedere un cambiamento di rotta alla banca e poi a spostare eventualmente per protesta il conto su banche più “etiche”. Beppe mi aveva promesso una intervista da mettere sul sito al nostro esperto di finanza e grandi opere... mai concluso nulla!

La seconda aveva l'obiettivo di raccogliere 50.000 firme per il progetto di legge per portare la democrazia diretta in Italia. I referenti di alcuni gruppi italiani che si occupavano dell'iniziativa e  di democrazia diretta hanno scritto a Beppe per chiedere l'aiuto del M5S a un mese dalla scadenza della raccolta firme: diversi gruppi locali hanno dato e già davano una grossa mano ma la “testa” del M5S non ha fatto nulla per muovere tutto il M5S.

Tra l'altro ricordo ancora bene l'intervista di due pagine su “Il Fatto Quotidiano” del 13 giugno 2012 in cui Beppe diceva che avrebbe portato la democrazia diretta in Italia...

Conclusione

Il M5S se continua a non risolvere i punti qui elencati fa veramente pensare di voler tenere “congelata” una parte di società vispa e combattiva. Gli attivisti del M5S infatti potrebbero, se ben organizzati nelle piazze e con internet, contribuire notevolmente a frenare le manovre che la finanza internazionale sta facendo allo scopo di depredarci dei nostri beni (immobili, aziende, paesaggio, servizi fondamentali come l'acqua pubblica, la sanità, i trasporti ecc.) e trasformare così in beni reali  gli ingenti capitali virtuali accumulati in anni di speculazione e di deregolamentazione.

Prodi, Berlusconi, Monti, Letta e Renzi hanno fatto e fanno il lavoro di spianamento della strada: magari a un pezzo alla volta, ma l'importante é raggiungere l'obiettivo generale.

La “testa” del M5S con regole assurde e privandosi con le sue mani delle risorse economiche tiene al palo il Movimento  che avrebbe la possibilità di ostacolare questo processo...

Volete discuterne? Vogliamo discuterne?

Sono stato troppo “cattivo”? Sta a voi dimostrare che non é così.

Spero in ogni caso che dal mio scritto traspaia il desiderio di essere costruttivo anche se “indigesto”.

Se pensate che sia utile sono disponibile a incontrarvi.

Un abbraccio a tutti!

Roberto Brambilla

Membro del coordinamento nazionale di Lista civica italiana www.listacivicaitaliana.org

COMMENTI

I vostri commenti agli articoli vanno inviati, per la loro pubblicazione, al seguente indirizzo: partecipagire.net@gmail.com


 

'Farfalle Rosse', un romanzo di Gisella Evangelisti, pubblicato qualche tempo fa  in lingua spagnola è ora finalmente tradotto in italiano. Il libro è già apparso a puntate sul sito di Partecipagire.net, ora può essere scaricato nella sua versione completa, nell'area dei downloads- Categ. Libri a Puntate . 'Farfalle Rosse' è il racconto di una vita, o meglio, di più vite, quante sono quelle nelle quali si incarna la protagonista, tessendo una tela di fili imprevedibili tra continenti e culture profondamente diversi. Nello stile della Evangelisti, dove ironia e poesía si mescolano, il dramma non sfugge ma rafforza una visione energica e tenace che aiuta la ricerca e la speranza di una spiritualità che dia senso all'amore e alla quotidianeità. [Link al download]

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SE TRUMP DURASSE QUANTO BERLUSCONI

 Luigi Zingales pensa che Trump somigli molto a Berlusconi e ha scritto un articolo interessante sul New York Times. Il noto economista consiglia agli americani di studiarsi per bene gli errori che la sinistra italiana ha commesso durante il regno di Berlusconi, per cercare di non ripeterli. Chissà che la sinistra americana (ammesso che esista e conti qualcosa) non sia meglio di quella italiana.        [L’originale inglese si trova a questo LINK; di seguito si offre la traduzione dei primi paragrafi]

"Cinque anni fa, ero già preoccupato per il rischio di una presidenza di Donald J.  Trump. La maggior parte delle persone ci ridevano su. Lo ritenevano impossibile. Non sono stato particolarmente lungimirante; vengo dall’ Italia, e avevo già visto questo film, interpretato da Silvio Berlusconi, che ha guidato il governo italiano come primo ministro per un totale di nove anni tra il 1994 e il 2011. Sapevo come sarebbe andata a finire. Ora che il signor Trump è stato eletto presidente, il parallelo con Berlusconi potrebbe offrire una lezione importante su come evitare di trasformare una vittoria ottenuta sul filo del rasoio in un affare capace di durare due decenni.   [leggi tutto ]
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THE DAY AFTER

Aaron Benjamin Sorkin, è uno dei più popolari scrittori americani autore di libri e sceneggiature televisive di grande successo. La lettera che segue è stata scritta il giorno dopo le elezioni dell’8 novembre e pubblicata su Vanity Fair dove può essere letta per intero nella sua versione originale.

"  Famiglia,
il mondo è cambiato ieri sera tardi e non ho avuto modo di potervi proteggere. E 'una sensazione terribile per un padre. Non vi voglio addolcire la pillola. Quanto è accaduto è davvero orribile. Non è certo la prima volta che il mio candidato alla presidenza non vince (in realtà è almeno la sesta ), ma è la prima volta che vince un maiale assolutamente incompetente, pieno di idee pericolose, un tipo affetto da seri disturbi psichiatrici, senza nessuna conoscenza del mondo e privo di qualsiasi curiosità per cominciare ad imparare.
E non è stato solo Donald Trump a vincere la scorsa notte, hanno vinto anche i suoi sostenitori. Il Ku Klux Klan ha vinto la scorsa notte. Nazionalisti bianchi. Sessisti, razzisti e buffoni, giovani e arrabbiati bianchi che pensano che la musica rap e Cinco de Mayo siano una minaccia per il loro modo di vita (o sono la ragione per il loro modo di vita) hanno avuto la loro occasione per festeggiare. "[……. LINK] [trad. red.]
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IL CAPITALISMO DIVORERA' LA DEMOCRAZIA

La democrazia, governo del popolo per il popolo é in pericolo. I suoi principali nemici si annidano nei Consigli d'Amministrazione delle grandi corporazioni finanziarie che privilegiano il loro modo di generare profitto sulla volontà dei cittadini. Esiste, però, un modo per rispondere ed é quello che anche nel remoto passato di civiltà come quella ateniese funzionava. Basta dare voce a tutti senza privilegi di censo ed allora la democrazia può fare il miracolo e risorgere a nuovo splendore. Varoufakis ci dice che questa é la sfida per l'Europa di oggi, ritrovare la sua origine democratica.

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