IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO Un nuovo approccio, di M. D'Angelo

“Aiutiamoli a casa loro”. Costa qualche milione di euro ma è meglio un programa di aiuti che affrontare costosi programmi di accoglienza e di integrazione.

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Recensione di Luciano Carpo

libri

“ L’animale che mi porto dentro” (Einaudi,2018)

 

Mi è venuta nostalgia di un buon dialogo tra due uomini o, meglio(per usare un termine alla moda) tra due maschi, dopo aver finito di leggere l’ultimo successo editoriale di Francesco Piccolo “ L’animale che mi porto dentro” (Einaudi,2018). Non perché lo consideri chissà che capolavoro originale (molti altri hanno trattato il tema con un valore letterario certamente superiore), ma solo perché potrebbe essere una scusa per parlare di noi, in quanto nati, culturalmente e socialmente educati come maschi, bianchi europei.  Con le nostre debolezze, sensibilità, rituali di branco, bisogno inespresso di tenerezza, romanticismi, aspettative, metamorfosi, meschinità, perversioni, grandezze, senso del potere, desiderio di erotismo sempre. Anzi, con esibizione del desiderio ( “los deseos”) anche quando il corpo è ormai stonato.

Un dialogo capace di offrire momenti di crudele lucidità. Un dialogo fatto con un linguaggio talora molto crudo, percepito normalmente come volgare o tutt’al più prosaico legato alla fisiologia del maschio e della femmina, eppure “vero” attorno al quale ( lo si ammetta o no) s’incaglia l’identità di genere e la vita sociale. Ed è proprio quando il linguaggio si libera dal convenzionale e dalla “poesia” e diventa scarno di orpelli, essenziale, che può far affiorare il profondo, la nudità. La verità.

GIOVANNA D'ARCO del BICING

di Gisella Evangelisti

Devo andare all'ufficio di Bicing a rinnovare la tessera che d'estate avevo lasciata all'amico Pier, come faccio da anni. Ma stavolta gli é stata rubata proprio a casa sua, in una brutta alba in cui sua moglie, la nostra cara Koko, andando in bagno, si é trovata davanti un giovane di altre terre, che stava portandosi via i loro computer e i loro portafogli con i vari documenti dentro: Lei era rimasta immobile per il terrore, mentre il giovane ladro scivolava via dalla finestra sulle scale e scappava a gambe levate. Non glielo dite a Salvini per favore, che giá fa abbastanza casino. Insomma, eccomi a rinnovare la tessera nell'apposito ufficio del Comune di Barcelona. Dovrebbe essere questione di minuti, come altre volte.

CIVICO 40

... quel rischioso, ostile, incomprensibile, magnifico altrove

di Andreina Russo

Il sole implacabile dell’autunno romano del 2017 splende su viale Trastevere e sul magico cerchio di piazza Mastai, sottratta un decennio fa da qualche amministratore capitolino toccato dalla grazia a un destino che sembrava altrettanto implacabile di parcheggio abusivo, e restituita alla quiete di spazio ottocentesco con le sue panchine di travertino, la fontana zampillante, il cerchio di alberelli che ne delimita garbatamente il perimetro. La vecchia signora quando viene da queste parti, lasciando per necessità il suo quartiere inamidato di Roma Nord, di solito non ha, o non si concede, il tempo di osservare il gioco del sole su piazze e piazzette di questa parte della  città. Parcheggia in fretta (quando ha fortuna), scarica dalla macchina quello che le occorre e a testa bassa raggiunge il civico 40. Tira fuori le chiavi, apre con fatica il pesante portone di quercia e si inoltra nell’androne severo, che solo gli stucchi  floreali lungo la linea dove si congiungono  pareti e  soffitto ingentiliscono.

Ma stamattina le succede qualcosa di diverso e inaspettato. Quando, carica delle sue borse, è a circa due metri di distanza dal portone, questo si apre leggermente, e un pezzo di un’altra vita vissuta ne esce, le viene incontro, le è davanti per qualche attimo, la sfiora senza vederla e scompare dietro le sue spalle.

IL MIO TERRAZZO

di Gisella Evangelisti

Il mio terrazzo é come la mia vita. Sostenibile, riciclabile, multiculturale, senza sprechi, approfittando di ogni centimetro di bellezza. Pieno di ricordi che diventano futuro. Gli ex pezzettini di gerani  e malvarosa che presi in Sardegna anni fa sono diventate due splendide piante che a primavera fioriscono generosamente, proteggendo la casa dai mosquitos. Poi c'é la varieta di piante grasse che vengono, pezzetto dopo pezzetto, dalle pendici di La Palma delle Canarie, in una passeggiata in cui Luigi Pistillo ci trascinò per barranchi e saliscendi che si sarebbero potuti evitare facendo una comune strada carrozzabile, ma vuoi mettere? Su quei barranchi a ogni pié sospinto c'erano boschetti di piante grasse , quelle specie di palmette piccole a rosellina, e ne presi qualcuna da mettere sul terrazzo, e adesso sono lì, crescendo senza fretta. Anni fa presi in Sardegna un pezzetto di quelle piante grasse che fano grandi fiori color fucsia, e vengono giù a cascata a volte dagli scogli. C'erano nella villa dei nonni Fronzaroli ai tempi della mia infanzia. Quei pezzetti  sono cresciuti lentamente.  Finalmente quest'anno, ecco la cascata di fiori che però godranno i vicini, in quanto pendono dal mio terrazzo ma verticalmente.

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