CONVERSANDO CON LOS CUADROS DE

MARTHA CASTELLANOS

                                                                                                                                                   di P.B. [ vers. it.]

 

             IR Y VENIR

Un dejarse fluir por el rio de la vida,

Por el deseo de amar y ser querida

Por el deseo de vivir, sin ser sometida

 

No es una entrevista, pero una conversación-encuentro con un cuadro. Lo miro con intensidad. Es una pareja. Una pareja fusionada en una atmosfera mitológica. Una sola persona con dos figuras. Dos caras que se sugieren recíprocamente. Cuatro brazos que agitan volúmenes etéreos, posiblemente almas. El ambigüedad de el, sus ojos húmedos y tristes y sin embargo enérgicos, se casa con la tenacidad de ella, decidida a quedarse en la fuerza de un azul que se colora justo de verticales rayas amarillas. Frente a ellos la impalpabilidad del misterio, la frustración del deseo que se escapa, la ternura que rechaza de ser debilidad sino placer y libertad. El color amarillo de él es pálido y se esfuma, dominado por lo de ella. Permanece su racionalidad. Una cabeza bien hecha, arrepentida por haber perdido su batalla. Onírico. Místico. Un llamado fuerte que nos recuerda las atmosferas de sueño de un De Chirico enamorado de lo clásico.

A COLLOQUIO CON I QUADRI DI MARTHA CASTELLANOS

di P.B.         [vers. spagn.]

                       IR Y VENIR

Un dejarse fluir por el rio de la vida

Por el deseo de amar y ser querida

Por el deseo de vivir, sin ser sometida

 Non è un’intervista ma un incontro-colloquio con un quadro. Lo guardo con intensità. E’ una coppia. Una coppia fusa in un’atmosfera mitologica. Una sola persona ma due figure. Due visi che si suggeriscono reciprocamente. Quattro braccia che agitano volumi eterei, forse anime. L’ambiguità di lui, i suoi occhi umidi e tristi eppure energici, si sposa con la tenacia di lei, decisa a rimanere nella forza di un blu che appena si colora di verticali strisce gialle. Di fronte a loro l’impalpabilità del mistero, la frustrazione del desiderio che sfugge, la tenerezza che non vuole essere debolezza ma piacere e libertà. Il colore giallo di lui è pallido e si sfuma dominato da quello di lei. Rimane la sua razionalità. Una testa ben fatta, rammaricata di aver perso la battaglia. Onirico. Mistico. Un richiamo forte alle atmosfere di sogno di un De Chirico classicamente innamorato.

IVANA NOMADE DIGITALE

Fra il Dentro e il Fuori. E la scoperta del Cerchio.

Incursione di Gisella Evangelisti nella biografia di Ivana Pinna

Se il buon giorno si vede dal mattino, qualche flash recuperato dalle vaghezze della mia infanzia vi dará un’idea delle precoci lotte di una bimba contro i limiti e confini del suo mondo. Eccomi a un anno alzandomi dal lettino di notte, per andare in bagno, da sola al buio. Eccomi imprigionata con altri due fratelli piú piccoli dentro un box di 1 metro e mezzo quadrato, una specie di recinto utilizzato da mia madre nel tentativo di tenerci per un po’ zitti e buoni. Ma ecco un piede (il mio) che martella a calci il portoncino di casa, per inseguire lá fuori mia madre, e si ferma solo quando vi appare un grosso buco.

STORIE: ALESSANDRO

di Gisella Evangelisti

Succedono cose turche, in tempi di Covid, e non solo per la Basilica di Santa Sofia di Istambul passata ai muezzin o Silvia Romano passata dalla minigonna a vestirsi con tendone islamico, (cose che succedono nei sentieri tortuosi della storia), ma anche qui da noi, nel nostro Bel Paese che si riteneva solidamente ancorato al Primo Mondo e invece scivolando scivolando, un giorno dopo l'altro, si é ritrovato a suonare il campanello della Caritas. O dell'Unione Europea, o tutte e due. Abbiamo invitato  Alessandro Bressan, un italiano di lungo corso, a raccontarci qualcosa delle sue esplorazioni fra i paralleli di questo nostro mondo, bellissimo e sgangherato. Di quelle quattro cose che ha capito, e se dopo tanti chilometri  si ritrova piú felice, o piú disincantato.

Mia madre ne aveva, di gatte da pelare. Tre figli di cui uno mai totalmente addomesticato (io), oltre a un marito che non resisteva in un lavoro troppo a lungo perché sicuramente ce n'era uno migliore che lo aspettava. Anche se in garage teneva una Porsche, era difficile far quadrare i pranzi con le cene. Se mia madre reclamava, erano scene turche. Appunto. Finché fra un tafferuglio e l'altro, un giorno il progenitore decise di andare a comprare le sigarette un po' piú in lá, e si trasferí all' estero dove formó un'altra famiglia. Mi ci é voluto un bel po' a perdonarlo. Bisogna riconoscere che era stato un padre precoce, a 21 anni si ritrovava giá con due figli, forse  non ce l´ha fatta a star buono nella foto familiare con due marmocchi in braccio, ed é sclerato. Peró che maltrattasse mia madre non lo sopportavo.

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