DOMENICA 19 GIUGNO
Renzi ha vinto il voto

di Marco Borsottti

Mettiamo subito in chiaro che ho letto i risultati e so perfettamente che, fatte poche, mi pare che in questo caso il superlativo sia giustificato, quindi pochissime eccezioni, il PD ha quasi perso ovunque nei capoluoghi di provincia mentre il M5S abbia prevalso in 19 dei venti confronti avuti in comuni grandi e piccoli della penisola. Quindi perché asserisco che abbia vinto? Perché ho anche letto i dati delle affluenze al voto, dati che confermano che in media un italiano su due ha preferito non scomodarsi per andare al proprio seggio ed esprimere il proprio voto. Alcuni lo avranno fatto per pigrizia, alcuni per impossibilità oggettiva, ma la grande, grandissima maggioranza lo ha fatto perché o non giudicava che votare rappresentasse un interesse per lei/lui o perché non vedeva tra i candidati al ballottaggio un nome che, ispirando fiducia, valesse la pena votare.

 La cosa disturba e sorprende perché il voto amministrativo dovrebbe essere sentito dagli elettori ed infatti nel passato lo era stato. Se i buchi nell'asfalto sono aggiustati, se ci sono sufficienti posti all'asilo nido, se i trasporti pubblici funzionano, se la raccolta dei rifiuti avviene regolarmente, ebbene se tutte queste ed altre prime necessità che non nomino per non annoiare, sono assolte questo si deve all'amministrazione comunale di cui il sindaco é il primo responsabile. É vero che in questa campagna elettorale sia i politici che l'informazione hanno spesso scritto e parlato d'altro che non centrava con quanto conta nell'amministrazione comunale, ma i cittadini sanno o dovrebbero sapere giudicare meglio ed essere ben informati sulle cose che gli interessano veramente, quindi perché non hanno votato?

Sulla pagina web dell'Unità ho letto un commento attribuito a Matteo Renzi che riporto integrale, probabilmente é stato un twitter di cui lui é maestro: Il voto ci consegna un'Italia arrabbiata e quando uno é arrabbiato se la prende con chi é più in vista:il governo, Renzi, il Pd. Sembra incredibile che lui che é capo del governo attuale da ormai oltre due anni, segretario di un partito che spesso ha svolto opera di governo negli ultimi vent'anni, possa arrivare a scrivere che se gli italiani sono arrabbiati per qualche cosa che li irrita, scarichino su quei tre soggetti le proprie ire non perché essi siano i responsabili delle loro furie, ma perché dà il caso siano le persone più a mano contro cui sfogare la propria rabbia, vittime innocenti scelte per caso e non per dolo.
Questo messaggio la dice però lunga su come quest'uomo venuto da Rignano sull'Arno pensi che gli elettori, i cittadini si comportino e siano: persone emotive, preoccupate dal quotidiano, molto mal informate sui fatti e le loro origini, che reagiscono emozionalmente attratti come le lucciole dal primo lume che passa. I cittadini non sono maturi per votare, attribuire loro la sovranità é follia, meglio blandirli e scoraggiarli dal partecipare. Ai recenti referendum sulle trivellazioni Renzi non ha avuto remore nell'esprimere chiaramente il concetto che era meglio per tutti se gli elettori fossero stati a casa evitando così di disturbare i manovratori. Dello stesso tono i commenti, questi ripetuti da quasi tutta l'informazione, per reiterare che solo i candidati a queste recenti amministrative con lunga esperienza politica dessero affidamento, non certo i giovani alle prime armi che erano accusati di cavalcare l'onda del malcontento con messaggi populistici come quelli del partito dell'uomo qualunque.
Da anni ormai persone come Renzi, lui infatti non é che l'ultimo di una lunga serie di professionisti della politica, prendono in giro gli elettori con promesse mirabolanti che poi, a urne chiuse, dimenticano non scordando però a volte di gettare come perle ai porci alcune regalie per sopire i malanimi delle persone. Renzi lo ha persino detto recentemente, annunciando la strategia per il referendum costituzionale, di aspettarsi da lui ogni sorta di populismo per assicurargli la vittoria del si.
Quindi, Renzi vuole un sistema bipolare retto a sistema maggioritario dove i due partiti si azzuffino ferocemente tra loro per le cose marginali in modo da dare ad intendere d'essere profondamente diversi l'uno dall'altro, ma poi su tutte le questioni centrali e di fondo seguano gli stessi orientamenti obbedendo agli stessi padroni.
Renzi ha vinto perché un cittadino su due non é andato a votare. Questo lo rassicura che i manovratori non saranno disturbati da masse di persone che pensano di poter esprimere opinioni informate su quanto la politica debba svolgere. Con la costituzione, scrivo intenzionalmente la parola con la minuscola perché questo nuovo testo non é degno del rispetto dovuto ad una Carta Costitutiva, che lui stesso non si vergogna dire di aver redatto, il potere passa totalmente nelle mani di un ristrettissimo numero di burocrati della politica, coloro che scelgono la quasi totalità degli eletti al Parlamento e che, se in pochi andranno a votare, con poco più del venti per cento dei suffragi degli aventi diritto, potranno contare con il cinquantacinque per cento degli scanni. In una camera di nominati che devono il posto che ricoprono al loro capo bastone, saranno quei pochi a decidere per tutti senza equilibri dei poteri o altre misure di controllo. Sarà una dittatura in formato democratico. É vero che sussiste il rischio che siano altri a vincere, ma conoscendo i meccanismi del potere dietro le quinte, sono quasi certo che coloro che contano veramente sapranno giocare su di entrambi i piatti come ormai succede da decenni negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Chiunque vinca saranno loro a vincere.
Perché allora dico che ha vinto anche se riconosco ci sia il rischio che siano altri a poter vincere con il sistema elettorale e politico che Renzi vuole? Perché penso che alle elezioni politiche nazionali le fedeltà politiche che molti cittadini nutrono da sempre, siano ancora un fattore centrale altrimenti non si spiegherebbero i risultati delle inchieste elettorali che quasi settimanalmente leggiamo dove il PD continua ad essere saldamente il primo partito anche se con margini ridotti. Anche se questo fatto non ha nessun valore statistico, posso citare che molte delle persone con cui sono in contatto dichiarano che a prossime elezioni, magari turandosi il naso, continuerebbero a votare PD. Per alcuni si tratta di null'altro che inerzia, per altri, invece, é paura del nuovo soprattutto quando la principale forza d'opposizione attuale si presenta in forme fuori dalla norma a partire dall'uso di scurrilità nel linguaggio comune per arrivare all'adozione di atteggiamenti che sono di fatto arbitrari ed autoritari.
L'esercito dei disillusi dalla politica continua ad ingrossarsi, ma costoro non votando finiscono per dare il loro assenso a chi risulterà vincitore alle urne. Questo é un fatto incontrovertibile, ma non ho ancora trovato una sola persona che dica di non andare a votare e sia anche disposta ad ammettere che con il proprio atteggiamento abbia favorito chi avesse vinto alle elezioni. Chi non vota preferisce qualificare il proprio gesto come atto di protesta. Certamente il non votare intenzionalmente é un atto di protesta, ma questa protesta non importa ai politici di professione. Renzi lo ha detto molte volte espressamente: l'importante é vincere. I modi della vittoria non sono importanti, non esiste una vittoria che possa essere oscurata o sminuita da un velo di critica morale. Forse alcuni specialisti arguiranno che il valore del consenso é stato sminuito, ma quando si giunge ai fatti chi ha ottenuto più voti governa e decide. Per questo Renzi che é certamente un ottimo professionista della politica sa che potendo contare su un nocciolo duro di fedelissimi del suo partito, per qualunque ragione essi si sentano di doverlo votare, che supera il, mi azzardo a scrivere, il 15-20% del corpo elettorale, oltre il 30% dei votanti se uno su due si astiene, sa che la sua vittoria é abbastanza sicura se appunto l'affluenza sarà bassa.
Quindi, la vera sfida politica che ci aspetta é toccare l'animo dei disincantati dalla politica, di coloro che non pensano valga la pena misurasi nell'agorà come si faceva nella polis greca o nel foro romano. Molti sono attivi socialmente, svolgono persino attività di volontariato o almeno le seguono positivamente, molti votano quando si tratta di questioni che pensano essenziali come la scelta nucleare. Bisogna trovare le forme per portarli fuori dal guscio dove si nascondono totalmente assorbiti dal lavoro e dalla casa. Bisogna convincerli che sono loro i soli responsabili del proprio presente e del futuro dei loro figli e nipoti. Bisogna portarli nuovamente a partecipare nella vita pubblica.
Per ottenere questo, però, mi pare ugualmente importante abbandonare tutte le recenti teorie che fanno della governabilità, del sapere la sera delle elezioni chi abbia vinto, il fulcro della politica. Queste ideologie sono la base di tutti i sistemi maggioritari nelle varie forme in cui sono applicati. Queste forme portano anche come conseguenza naturale a ridurre il numero dei contendenti politici che spesso finiscono per essere soltanto due. Questa semplificazione esclude necessariamente molte idee e molte visioni forzando le persone a sacrificare aspetti importanti delle proprie convinzioni personali per accettare uno o l'altro dei partiti presenti al voto. Dal momento che questo porta anche i partiti a convergere entrambi al centro, si finisce per avere forze che vorrebbero sembrare alternative ciascuna dell'altra, ma che nella pratica sono troppo simili per poterne vedere una reale differenza. Da questo l'atteggiamento di chi pensa che in fondo nessuno rifletta veramente la propria visione politica, mentre al contempo non esistano differenze sostanziali tra l'uno o l'altro, l'argomento principe di tutti coloro che asseriscono che andare a votare in fondo non serva a nulla.
L'alternativa é il sistema proporzionale privo di quasi ogni correzione, accettando soltanto delle soglie di sbarramento che potrebbero essere tra il 5 ed il 7% per assicurare che soltanto raggruppamenti che abbiano un seguito nazionale rappresentativo siedano in Parlamento. Un sistema simile tollera perfettamente anche un sistema mono camerale che di per se semplificherebbe di molto l'iter d'approvazione delle leggi. Per renderlo ancora più democratico e partecipativo, mi pare si dovrebbe adottare il principio che la delega data dal voto possa essere revocata da un voto di tutti gli elettori di un collegio, per esempio a metà del termine del mandato, se richiesta di un numero qualificato dei cittadini iscritti alle liste elettorali di quel collegio. In questa forma si eviterebbe l'eccessiva frammentazione dell'assemblea e si manterrebbero meccanismi democratici per dare ai cittadini modo di controllare l'operato dei loro rappresentanti nel caso in cui il loro comportamento fosse difforme dalle promesse espresse in campagna elettorale.
Per ora, però, il sistema elettorale é maggioritario con un premio di maggioranza molto elevato per cui Renzi con la sua politica di allontanare i cittadini dal voto sta vincendo anche se a volte può succedere come nelle recenti amministrative che questo possa costargli la vittoria in alcuni casi.
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