IL VOTO IN OLANDA
Chi avrebbe vinto?

 di Marco Borsotti

L’anno in corso é certamente molto importante per l’Europa. Infatti, in vari paesi ci saranno elezioni che potrebbero cambiare il corso delle relazioni tra paesi membri dell’Unione Europea. In Aprile i cittadini francesi sono chiamati al voto per eleggere il nuovo Presidente. In autunno in Germania si voterà per il rinnovo del Parlamento. L’Italia potrebbe votare quest’anno, anche se francamente dubito che ciò succeda. Inoltre, il Parlamento inglese ha dato il via libera all’avvio delle negoziazioni per l’abbandono britannico dell’Unione, un voto che non era scontato soprattutto nella forma in cui si é alla fine materializzato dando cioè  pieni poteri al governo in carica per negoziare i termini della scissione senza imporre, come alcuni volevano, paletti e limitazioni. Per ultimo, lo scorso mercoledì i cittadini olandesi hanno votato per rinnovare il loro Parlamento che era giunto al limite quinquennale del suo mandato. Questo voto era certamente atteso perché molto del dibattito interno che lo aveva preceduto si era centrato sulla questione europea. Al proposito non ci si scordi che furono tra gli altri gli olandesi coloro che affossarono il tentativo di imporre una Costituzione europea fortemente voluta dalla Commissione di Bruxelles e dal Consiglio dei capi di governo europei, ma bocciata dal voto popolare in alcuni paesi. 

Mi pare che l’opinione pubblica italiana non nutra particolare interesse per le vicende politiche olandesi, come, mi pare, per quelle di quasi tutti i paesi dell’Unione fatta eccezione per quelli che si pensa siano più importanti per quanto ci riguardi, paesi come Francia, Germania ed in forma minore Austria e Svizzera che non é paese dell’Unione, ma per essere confinante riveste un ruolo di primo piano. Le cronache estere dei giornali e della televisione descrivono eventi che occorrono in quei paesi oltre a parlare degli eventi di alcune altre Nazioni come gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, la Turchia, i paesi del Medio Oriente e delle zone di conflitto come l’Irak, la Siria, la Libia, ma solo raramente con uno sguardo approfondito ed analitico. L’italiano, mi pare, non nutra grande interesse nella materia ed al più guardi a questi luoghi come possibili mete per viaggi di piacere. Per questo chi tratta di questi temi semplifica al massimo i contenuti, limitandosi a fornire informazioni che sono quasi sempre una volgarizzazione dei fatti. Nella fattispecie si parlò molto di Wielders, leader del Partito della Libertà, una formazione xenofoba e razzista vicina nell’ideologia a quanto espresso dalla Lega Nord di Salvini o dal Fronte Nazionale di Marine Le Pen. Il messaggio era semplice e diretto. I sondaggi pre-elettorali danno il partito di Wielders in vantaggio su tutti, il partito di maggioranza relativa, quindi se il voto dovesse confermare le attese, l’Olanda potrebbe seguire il Regno Unito e abbandonare l’Unione Europea di cui é una dei sei paesi fondatori. Wielders nei suoi comizi, infatti, non esitava ad arringare la folla con proposte simili nella convinzione che molti dei suoi concittadini fossero stufi d’essere sottomessi a decisioni prese a Bruxelles e che spesso non servivano i loro interessi nazionali.
 
Bisogna riconoscere che l’Olanda nel trascorre degli ultimi anni ha spesso assunto posizioni molto progressiste in materia di relazioni internazionali, dimostrandosi società aperta a ricevere persone di altre culture, altre religioni, altri costumi senza eccessivi pregiudizi nei confronti dei nuovi arrivati e molto favorevole a spendere del suo per sostenere politiche internazionali di solidarietà sia attraverso gli organi per questo preposti dall’Unione Europea che da altri Organismi Internazionali, principalmente le Nazioni Unite. Per questo, la posizione di completa chiusura promossa da Wielders verso chi non fosse espressione di una genuina cultura autoctona, si discostava di molto dalla tradizione politica del paese e rappresentava una minaccia per l’Europa.  
Dopo lo shock rappresentato dal risultato del referendum inglese che aveva optato per abbandonare l’Europa, le elezioni politiche di quest’anno sono viste tutte come un possibile voto sull’Unione che arrivata al traguardo di celebrare tra breve il sessantesimo anniversario degli Accordi di Roma non sembra nutrire di buona salute dal momento che parrebbe che molti dei suoi cittadini si chiedano se convenga continuare per questa strada o se sia meglio ripensare nella sostanza i termini di questi accordi.
 
Forse per questa ragione e per la tradizionale abitudine a semplificare i contenuti, tutti i giornali italiani hanno salutato il risultato del volo olandese come una sconfessione delle tesi di Wielders che, infatti, non ha sfondato come ci si sarebbe aspettati. Non solo i giornali hanno assunto lo stesso tono, ma anche i politici sia nazionali che stranieri si sono precipitati a congratulare Rutte, il Primo Ministro in carica, il cui Partito Popolare ha conservato la maggioranza relativa delle preferenze. Il tono in sintesi é stato unanime, tutti hanno tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo augurandosi che risultati simili si possano presto realizzare anche in Francia, il prossimo paese che andrà al voto dopo l’Olanda. Ma le cose sono andate veramente così? I dati elettorali sembrano raccontare una storia abbastanza diversa.
 
Cominciamo da un dato di per sé molto positivo. L’affluenza al voto é aumentata del 9% attestandosi all’82% degli aventi diritto, un risultato questo molto incoraggiante perché dimostra che gli olandesi hanno sentito forte la necessità di far sentire la propria voce mettendo in gran numero il loro voto nelle urne. Questo voto così partecipato dice anche che il suo risultato descrive con accuratezza quello che gli elettori vogliono e quello che hanno pensato della politica olandese. Qui, mi pare, arrivi la prima considerazione che si discosta molto dall'esaltazione che abbiamo letto visto che tutti hanno ascritto al Primo Ministro Rutte questo risultato come fosse una sua vittoria personale. Si é trattato veramente di una vittoria per il governo in carica? I dati dicono inesorabilmente di no. Infatti, in Olanda Rutte era a capo di un governo di coalizione formato da due partiti di forza paritetica, il Partito Popolare con 41 seggi ed il Partito del Lavoro con 38 seggi. Insieme avevano 79 seggi, 4 più di quanto richiesto per avere la maggioranza del 50% più uno. Insieme questi partiti hanno perso 39 seggi, 10 il Partito Popolare e 29 il Partito del Lavoro. Il Partito Popolare ha perso circa il 25% dei consensi, mentre il Partito del Lavoro é semplicemente uscito dalla scena politica del paese, superato da ben altri sei partiti dopo essere stato per decenni la prima o seconda forza politica olandese. Il voto, quindi, é una chiara sconfessione del governo in carica, fatto questo che certamente avrà il suo peso nei negoziati che avranno subito inizio per trovare gli elementi per la formazione di una nuova maggioranza che possa guidare il paese nei prossimi cinque anni. Non sarei stupito se Rutte dovesse farsi da parte anche se il suo partito ha conservato la maggioranza relativa.
 
Dove sono quindi andati i voti persi dal governo? Gran parte dei voti del Partito Popolare dovrebbero essere confluiti nel Partito Democratici 66, partito molto simile che a Bruxelles e Strasburgo siede negli scanni che fanno capo alla coalizione Liberale come anche il Partito Popolare. D66 ha infatti visto crescere la sua forza da 12 a 19 seggi con un incremento di oltre il 50% dei suffragi. Il Partito Cristiano Democratico ha guadagnato 6 seggi, con un incremento anche lui vicino al 50%, da 13 a 19 seggi. Il Partito della Sinistra e Verde ha guadagnato più di tutti passando da 4 a ben 16 seggi, quadruplicando i suoi consensi. É probabile che molti voti del Partito del Lavoro si siano riversati verso questa forza che si presentava con un programma alternativo a quello della destra estrema di Wielders. Dieci seggi sono poi stati attribuiti in più al Partito degli Animali, più 3, Partito 50 Plus più 2, e 5 ad altre forze politiche che non erano precedentemente presenti in Parlamento. Il Partito della Libertà di Wielders ha guadagnato 4 seggi attestandosi a 19, ma riuscendo anche ad essere il secondo partito nel paese. La sua non é certamente una vittoria, ma non é neppure una sconfitta dal momento che ha consolidato le sue posizioni e soprattutto é riuscito a superare tutti gli altri partiti che pure sono stati quasi tutti in ascesa con rispetto ai risultati ottenuti nel 2012 con eccezione del Partito Popolare, in calo, ma non crollato come il Partito del Lavoro.
 
Non mi so avventurare nel formulare previsioni sul futuro politico del paese, soprattutto su quale governo potrebbe emergere dal voto di mercoledì, ma suppongo che si tratterà di un governo d’orientamento conservatore dal momento che il voto sembra abbia privilegiato quella tendenza politica a scapito di forze più progressiste. Wielders non avrà, come tutti annunciavano in campagna elettorale, alcun ruolo di governo, anche solo indiretto, ma la sua presenza sarà certamente sentita e dovrebbe condizionare verso posizioni più conservatrici, soprattutto in politiche d’accoglienza, il governo che guiderà il paese nei prossimi cinque anni. Personalmente, sono convinto che rincorrere la destra xenofoba sul suo terreno sia un grave errore politico perché accettandone alcuni elementi, si finisce per riconoscere legittimità alle loro tesi. La xenofobia, il razzismo, il conservatorismo economico e sociale debbono essere combattuti dimostrandone l’infondatezza e proponendo vere alternative. Il prezzo che si paga, altrimenti, é dare alito alle paure più irrazionali che finiscono per vedere le cause dei problemi odierni non nelle politiche neo-liberiste, ma in fattori che non sono altro che effetti collaterali di queste stesse politiche. Si propugna una politica d’aggressione anche militare nel contesto internazionale e poi si accusano coloro che fuggono le guerre, la fame e la povertà che tutto ciò comporta come le cause prime dei mali della nostra società. Gente come Wielders sfruttano queste paure e giocare secondo le loro regole non fa altro che rafforzarli.

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'Dalla curva del fiume all'improvviso' un romanzo di Gisella Evangelisti, pubblicato qualche tempo fa  in lingua spagnola è ora pubblicato in italiano, dall'Editore Fabio Croce. Il libro è già apparso a puntate sul sito di Partecipagire.net, con il titolo 'Farfalle Rosse', da dove può essere scaricato nella sua versione completa, nell'area dei downloads- Categ. Libri a Puntate . 'Farfalle Rosse' [Dalla curva del fiume all'improvviso] è il racconto di una vita, o meglio, di più vite, quante sono quelle nelle quali si incarna la protagonista, tessendo una tela di fili imprevedibili tra continenti e culture profondamente diversi. Nello stile della Evangelisti, dove ironia e poesía si mescolano, il dramma non sfugge ma rafforza una visione energica e tenace che aiuta la ricerca e la speranza di una spiritualità che dia senso all'amore e alla quotidianeità. [Link al download] Il libro è disponibile anche su Amazon.

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TEMPI MODERNI, di Marco Borsotti -

Tempi Moderni  fu l'ultima apparizione di Charlot, il vagabondo creato da Charlie Chaplin, personaggio principale di questa storia surreale che racconta della grande recessione e della meccanizzazione nella fabbrica.   Chaplin descriveva la nuova versione di capitalismo che si era affermata, infatti il Fordismo aveva trasformato le linee di produzione in catene di montaggio che, come si vede nelle sequenze iniziali della pellicola, provocano l'alienazione del personaggio che perde il senso della ragione che troverà soltanto quando alla fine insieme alla monella con cui si é incontrato si avvierà per una strada che porta all'orizzonte per abbandonare tutta la follia rappresentata da quel modo inumano ideato per  sfruttare le persone. Oggi, viviamo in una forma altrettanto alienante di società dove una nuova forma di capitalismo sta attaccando i diritti e le tutele del lavoro subalterno conquistati in decenni di lotte. L'ideologia che sottintende questo processo é poco nominata ed anche poco conosciuta pur se i suoi principali fautori hanno scritto opere di successo per esemplificarne il modo d'operare e la filosofia politica che la caratterizza. Il neo-liberismo, questo é il nome che le fu dato a Parigi in un congresso tenuto nella capitale francese nel 1938, esalta i diritti dell'individuo promuovendo il successo del più forte.

 

 

GIORNI STORICI PER LA CATALOGNA
di Gisella Evangelisti
A volte mi é capitato di assistere a momenti storici, come il referendum contro Pinochet e il primo concerto degli Inti illimani a Santiago, o il processo iniziale post liberazione del Nicaragua, o la Marcia dei 4 suyos in Perú contro Fujimori...sono momenti algidi dove si cristallizza  e senti quest'ansia di bene e di giustizia della gente. poi i politici mostrano i loro limiti, ma quest'ansia di bene resta e poi riesplode. in questo frangente, é stata chiarissima la doppia visione dela realtá che hanno la destra spagnola (non tutti gli spagnoli, per fortuna, ci sono state anche manifestazioni a favore), e il 90 % dei catalani, quando mi dicevano: noi siamo diversi dagli spagnoli, ora lo capisco.

SE TRUMP DURASSE QUANTO BERLUSCONI

 Luigi Zingales pensa che Trump somigli molto a Berlusconi e ha scritto un articolo interessante sul New York Times. Il noto economista consiglia agli americani di studiarsi per bene gli errori che la sinistra italiana ha commesso durante il regno di Berlusconi, per cercare di non ripeterli. Chissà che la sinistra americana (ammesso che esista e conti qualcosa) non sia meglio di quella italiana.        [L’originale inglese si trova a questo LINK; di seguito si offre la traduzione dei primi paragrafi]

"Cinque anni fa, ero già preoccupato per il rischio di una presidenza di Donald J.  Trump. La maggior parte delle persone ci ridevano su. Lo ritenevano impossibile. Non sono stato particolarmente lungimirante; vengo dall’ Italia, e avevo già visto questo film, interpretato da Silvio Berlusconi, che ha guidato il governo italiano come primo ministro per un totale di nove anni tra il 1994 e il 2011. Sapevo come sarebbe andata a finire. Ora che il signor Trump è stato eletto presidente, il parallelo con Berlusconi potrebbe offrire una lezione importante su come evitare di trasformare una vittoria ottenuta sul filo del rasoio in un affare capace di durare due decenni.   [leggi tutto ]
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THE DAY AFTER

Aaron Benjamin Sorkin, è uno dei più popolari scrittori americani autore di libri e sceneggiature televisive di grande successo. La lettera che segue è stata scritta il giorno dopo le elezioni dell’8 novembre e pubblicata su Vanity Fair dove può essere letta per intero nella sua versione originale.

"  Famiglia,
il mondo è cambiato ieri sera tardi e non ho avuto modo di potervi proteggere. E 'una sensazione terribile per un padre. Non vi voglio addolcire la pillola. Quanto è accaduto è davvero orribile. Non è certo la prima volta che il mio candidato alla presidenza non vince (in realtà è almeno la sesta ), ma è la prima volta che vince un maiale assolutamente incompetente, pieno di idee pericolose, un tipo affetto da seri disturbi psichiatrici, senza nessuna conoscenza del mondo e privo di qualsiasi curiosità per cominciare ad imparare.
E non è stato solo Donald Trump a vincere la scorsa notte, hanno vinto anche i suoi sostenitori. Il Ku Klux Klan ha vinto la scorsa notte. Nazionalisti bianchi. Sessisti, razzisti e buffoni, giovani e arrabbiati bianchi che pensano che la musica rap e Cinco de Mayo siano una minaccia per il loro modo di vita (o sono la ragione per il loro modo di vita) hanno avuto la loro occasione per festeggiare. "[……. LINK] [trad. red.]
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IL CAPITALISMO DIVORERA' LA DEMOCRAZIA

La democrazia, governo del popolo per il popolo é in pericolo. I suoi principali nemici si annidano nei Consigli d'Amministrazione delle grandi corporazioni finanziarie che privilegiano il loro modo di generare profitto sulla volontà dei cittadini. Esiste, però, un modo per rispondere ed é quello che anche nel remoto passato di civiltà come quella ateniese funzionava. Basta dare voce a tutti senza privilegi di censo ed allora la democrazia può fare il miracolo e risorgere a nuovo splendore. Varoufakis ci dice che questa é la sfida per l'Europa di oggi, ritrovare la sua origine democratica.

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