CHI DI VAFFA FERISCE….

 Augusto Merletti, militante della prima ora (e anche prima) del M5S, ha scritto sulla web grillina questo post. Lo rilanciamo per giusta informazione e per la solidarietà e l’amicizia che ci legano ad Augusto. (P.B.) 

 

Cari amici

Probabilmente questo è l’ultimo post che inserisco su questa piattaforma [Blog di Grillo- N.d.r.]. Il primo risale al Settembre 2005 ed appena inserito fui subito invitato a partecipare fisicamente alle riunioni del gruppo. Ci si vedeva al circolo Mauro Mieli ad Ostiense accomunati dal desiderio di non dover più vivere i riti della politica partitica: nessuno di noi sopportava più il tormentone di personaggi inconsistenti ed impreparati che forti del solo fatto di essere “eletti” pontificavano dagli schermi televisivi reclamando per loro il POTERE e il diritto di decidere delle nostre vite, del nostro lavoro, del nostro futuro. Solo pochi anni prima Bettino Craxi era intervenuto in Parlamento, subito dopo la sua incriminazione,  chiamando in correità tutti i suoi colleghi deputati e senatori, colpevoli, a suo parere, di essere complici, con lui e come lui, della corruzione, del finanziamento illecito ai partiti, del sacco dell’Italia commesso e consentito da un ruolo troppo spesso immeritato ed abusivo.

Craxi aveva ragione: quasi tutti coloro che sedevano sugli scranni del Parlamento, salvo poche, pochissime eccezioni, erano colpevoli quanto lui di quel degrado immondo. Il limite inaccettabile del ragionamento di Craxi era che l’accusa di correità valeva solo in quelle sale ed in quel contesto perché FUORI dal Parlamento milioni di cittadini italiani non erano complici di quei riti ed anzi, proprio perché rifiutavano quel sistema, dallo stesso erano respinti e violentati.

Il Vaffanculo era talmente pronto nei cuori e nelle menti di così tante persone che è bastato lo pronunciasse un uomo che da anni riusciva a farci ridere pur aiutandoci a pensare, per scatenare una vera e propria marea emotiva. All’inizio non ci prendevano sul serio ma ugualmente il grillismo penetrava come un virus nella mente delle persone che, anche se non erano ancora disposte a votarci,  condividevano comunque il non professionismo nella politica (limite dei due mandati), la riduzione del numero degli eletti (scioglimento delle Province) l’esigenza di un ripristino dell’etica (fuori i condannati dal Parlamento)  un nuovo rapporto tra cittadino ed eletto (l’eletto è il DIPENDENTE dei cittadini) una nuova forma del fare politica restituendo dignità ai cittadini elettori (Uno vale Uno).

Su questi argomenti molti grillini della prima ora manifestavano un rigore persino eccessivo ma, fortunatamente, i forcaioli erano moderati dai colti che aderivano attratti dai valori enunciati sul Blog dai frequentissimi interventi di premi Nobel che trattavano di argomenti praticamente ignorati dalla politica partitica: energia, acqua, rifiuti zero, zero consumo di suolo, sostenibilità. Argomenti difficili che limitavano in parte le adesioni della massa ma favorivano la partecipazione ed il carisma dei più colti e preparati.

E poi è arrivato il V-Day, il primo straordinario evento politico-mediatico del grillismo: centinaia di migliaia di cittadini si sono accalcati in tutte le piazze d’Italia per firmare le proposte di legge di quello che da lì a poco sarebbe diventato Movimento 5 Stelle. Allora non erano ancora stati enunciati i documenti fondativi e non esistevano “eletti”,  nulla era organizzato, erano solo cittadini che armati di buona volontà hanno raccolto in un solo giorno lo stesso numero di firme che il partito radicale raccoglieva in tre mesi nella varie campagne referendarie degli anni precedenti.

Da allora è stato un crescendo di successi, di adesioni e di dubbi: il movimento era di cittadini ma la Carta di Firenze, il Non Statuto e le altre successive forme organizzative arrivavano dall’alto senza discussione e senza possibilità di esprimere una opinione, la scelta dei primi leaderini non veniva esattamente dal consenso popolare che anzi risultava, per i più sensibili, molto influenzato dalle passioncelle di Beppe: a Sonia Alfano venne riservato l’intervento centrale a Firenze, il successo a doppia cifra in Emilia sembrò più il merito di un tal Favia  che dell’impegno di tutti, a Roma una tal Serenetta Monti molto (troppo) intraprendente polarizzava i rapporti con Milano.  Fortunatamente questi leaderini non andavano in TV e, di conseguenza, il loro peso era comunque limitato.

Nel 2008 poi sono arrivate le prime candidature: in tredici comuni italiani, le varie associazioni costituite da poche decine di aderenti, hanno presentato le prime liste “certificate” e piazzato un tal Borrelli a Treviso e quattro consiglieri municipali a Roma. Di lì la marea ha cominciato a montare e, a un certo punto, abbiamo cominciato a vincere: a Parma, Pizzarotti ha dimostrato la forza del Movimento: se vai al ballottaggio sei praticamente sicuro di vincere e “vincere aiuta a vincere”.

Purtroppo questa affermazione ha cambiato la “pelle” degli aderenti. Prima la maggioranza era di idealisti per i quali l’elezione  era uno strumento (persino contestato da alcuni) per portare avanti le loro idee, dopo Parma hanno cominciato ad aderire i pragmatici (e i carrieristi) per i quali spesso, troppo spesso, l’elezione era il fine per portare avanti se stessi.

Lo spirito “quacchero” iniziale si è mantenuto in vita ancora per poco tempo. Sono rimaste in uso sino al 2013/14 le pratiche più severe: le graticole, la remissione semestrale del mandato ma un piccolo fondamentale cambiamento si è instaurato quando l’eletto, che prima era il “dipendente”, è diventato il “portavoce”, una sottile ma enorme differenza: il dipendente lo posso licenziare, il portavoce “non porta pena” perché dovrebbe semplicemente rappresentare le idee di tutti.

Poi è arrivato il successo più grande e più straordinario: l’elezione di circa 150 parlamentari è stata una rivoluzione politica: un Movimento di cittadini ha piazzato nelle aule più prestigiose 150 “persone nuove” che non avevano dovuto onorare i “riti” del partitismo per diventare deputati e senatori. Finalmente in quell’aula le accuse di correità del Craxi del ’94 potevano, in parte, essere smentite. Ma purtroppo anche tra persone nuove e vergini della politica si può diffondere un virus molto più subdolo e molto più sottile: non è stato il becero Craxi a metterci sulla strada, cattiva ma banale, della corruzione e della corruttela, molto più drammaticamente abbiamo subìto il contagio della malattia descritta da George Orwell nella “Fattoria degli animali”: entrati nelle sacre stanze i semplici cittadini si sono mutati in “eletti”: gli unti del Signore che non rispondono più al loro popolo, ai loro amici, ai loro “datori di lavoro”, semplicemente volevamo essere diVersi e invece stiamo diventando “uguali” e, attenzione, per difenderci da questa malattia non basta l’onestà, gli anticorpi sono il pudore, l’autocoscienza, l’umiltà ed una effettiva profonda preparazione culturale a ricoprire un ruolo così prestigioso. Quando si diventa “eletti“ le possibilità di sbagliare aumentano a dismisura, prima o poi un errore si commette e, non vi scandalizzate, l’errore del corrotto quando si governa non è sempre il più grave, il più grave è l’incompetenza stolida, l’incapacità di perseguire il “bene comune” unita alla superbia di pensare di saperlo fare.  

Questi problemi non erano imprevedibili, si doveva predisporre subito gli anticorpi e solo il “capo politico” del Movimento aveva il potere di farlo ma purtroppo Beppe non ha proprio capito che la vera sfida era quella di dotarsi di quei correttivi idonei a mantenere la diVersità anche dopo, anche malgrado, il successo elettorale. 

E qui nasce il fallimento di Beppe. Il comico che parlava con competenza da scienziato di economia, di energia, di clima si è dimostrato un formidabile dilettante nel compito più importante: gestire il successo, gestire la conquista del potere, gestire il narcisismo suo e dei suoi, accettare il contrappasso delle REGOLE che valgono per gli altri solo se prima valgono per se stessi.

Non sarebbe stato difficile: bastava guardare i partiti esistenti e fare esattamente il contrario:

  • i partiti sono oligarchie ? Il Movimento doveva essere totalmente democratico;
  • nei partiti comandano gli eletti ? Nel movimento dovevano comandare i cittadini;
  • nei partiti scalano il vertice i funzionari ? Nel Movimento i portaborse e i collaboratori dovevano essere esclusi dalle candidature;
  • nei partiti vanno avanti i facinorosi, i lottatori da talk show, le facce che “bucano il video” ? Il Movimento doveva cercare le competenze, le persone in grado di affascinare per la loro preparazione, esperienza, serietà;
  • la politica italiana è una scorciatoia attraverso la quale straordinari fancazzisti vengono miracolati assurgendo a posti di straordinario POTERE ? Il Movimento doveva vigilare severamente affinché questo non succedesse al suo interno;
  • Il Movimento è quello del limite dei due mandati ? Ed allora quale è l’età più fertile e produttiva per dedicare se stessi alla politica ? Non certo quella della post adolescenza, mica stiamo parlando del servizio militare, se alla politica elettiva mi si avvicina un giovane di poco più di vent’anni oltre a domandarmi se ha competenze ed esperienze adeguate, è lecito anche coltivare il sospetto che dopo i due mandati non abbia più voglia di tornare al tran tran di una modesta vita di lavoro ?

E’ stato sbagliato il progetto ma anche le patologie personali di Beppe hanno preso strade impensabili. Simile al narcisista Pannella (dotato peraltro di ben maggiore spessore poltico) Beppe si è innamorato del suo successo e delle sue creature soprattutto se obbedienti ed adoranti: Sul Blog servivano i premi Nobel ma nell’agone politico Beppe ha preferito i post adolescenti; Pannella ha messo vent’anni a passare da Rutelli a Capezzone, Beppe in una sola legislatura è passato da  Lester Brown  a Luigi Di Maio. Predicava la democrazia diretta ma di fronte al caso Cassimatis è passato al “fidatevi di me”. Nel Non Statuto aveva lui stesso deliberato:  “Il MoVimento 5 Stelle .,.. vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi” poi si è sentito un po stanchino ed ha creato un organismo direttivo scelto da lui e composto solo da eletti, pensate come sarebbe stata diversa la storia se il Collegio dei Garanti fosse stato composto da 5 altissime personalità della cultura dell’economia.

Nel 2012 a Rimini si è svolto forse l’unico convegno M5S voluto ed organizzato dalla base, Grillo ampiamente informato e cercato, lo colpì con il primo P.S. della storia grillina, ma, nonostante questa intempestiva ed inaspettata scomunica, il convegno fu aperto il Sabato mattina da un grande applauso al creatore del Movimento.  Io c’ero ed ho applaudito, sinceramente e sentitamente. Oggi non applaudo più, troppi sono stati gli errori, troppe le contraddizioni, troppi i comportamenti umorali in dispregio delle regole e, purtroppo, anche delle leggi italiane. Io non mi posso fidare di chi, le leggi, le rispetta solo quando sono a proprio favore. Ed allora ormai non mi resta altro che tornare alle origini, all’antico grido di guerra del grillismo liberatorio, volgare, aggressivo ma anche vero, profondo, definitivo: Beppe Vaffanculo !

Quando ho cominciato a scrivere questo pezzo pensavo di dover uscire dal Movimento, troppe sono ormai le cose che mi allontanano dalle sue scelte, dalle sue strategie, dai suoi leader (veramente non aveva mai pensato che avrei avuto dei leader e tanto meno tra gli eletti). Ora non sono più convinto di doverlo fare perché, proprio nello scrivere delle mie emozioni, delle mie passioni, della mia storia, mi sento ancora profondamente grillino. Non credo di essere io a tradire ma sento di essere stato tradito e proprio per questo non voglio firmare una liberatoria per autorizzare Beppe ed i suoi adoratori interessati, a continuare a fare e disfare senza rispetto degli altri e senza rispetto delle regole che lui stesso ha scritto. Il Movimento è anche mio e credo di avere il diritto di esprimere le mie opinioni ed il mio dissenso.

Spero di avere un riscontro a quello che ho scritto e so che tra i pochi che risponderanno la maggioranza mi attaccherà: togliere le caramelle ai bambini è sempre un brutto mestiere.

Confido però che qualcuno condivida la mia amarezza ed il mio scandalo e condivida, magari, anche l’idea che si debba dare voce pubblica e nazionale a questo disagio.

Grillini delusi unitevi: dieci anni fa il successo è nato dal V-Day ora mi sembra venuto il tempo del VB-Day magari a Beppe un bel vaffanculo gli potrebbe giovare.

                                       Augusto Merletti

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Tempi Moderni  fu l'ultima apparizione di Charlot, il vagabondo creato da Charlie Chaplin, personaggio principale di questa storia surreale che racconta della grande recessione e della meccanizzazione nella fabbrica.   Chaplin descriveva la nuova versione di capitalismo che si era affermata, infatti il Fordismo aveva trasformato le linee di produzione in catene di montaggio che, come si vede nelle sequenze iniziali della pellicola, provocano l'alienazione del personaggio che perde il senso della ragione che troverà soltanto quando alla fine insieme alla monella con cui si é incontrato si avvierà per una strada che porta all'orizzonte per abbandonare tutta la follia rappresentata da quel modo inumano ideato per  sfruttare le persone. Oggi, viviamo in una forma altrettanto alienante di società dove una nuova forma di capitalismo sta attaccando i diritti e le tutele del lavoro subalterno conquistati in decenni di lotte. L'ideologia che sottintende questo processo é poco nominata ed anche poco conosciuta pur se i suoi principali fautori hanno scritto opere di successo per esemplificarne il modo d'operare e la filosofia politica che la caratterizza. Il neo-liberismo, questo é il nome che le fu dato a Parigi in un congresso tenuto nella capitale francese nel 1938, esalta i diritti dell'individuo promuovendo il successo del più forte.

 

 

SE TRUMP DURASSE QUANTO BERLUSCONI

 Luigi Zingales pensa che Trump somigli molto a Berlusconi e ha scritto un articolo interessante sul New York Times. Il noto economista consiglia agli americani di studiarsi per bene gli errori che la sinistra italiana ha commesso durante il regno di Berlusconi, per cercare di non ripeterli. Chissà che la sinistra americana (ammesso che esista e conti qualcosa) non sia meglio di quella italiana.        [L’originale inglese si trova a questo LINK; di seguito si offre la traduzione dei primi paragrafi]

"Cinque anni fa, ero già preoccupato per il rischio di una presidenza di Donald J.  Trump. La maggior parte delle persone ci ridevano su. Lo ritenevano impossibile. Non sono stato particolarmente lungimirante; vengo dall’ Italia, e avevo già visto questo film, interpretato da Silvio Berlusconi, che ha guidato il governo italiano come primo ministro per un totale di nove anni tra il 1994 e il 2011. Sapevo come sarebbe andata a finire. Ora che il signor Trump è stato eletto presidente, il parallelo con Berlusconi potrebbe offrire una lezione importante su come evitare di trasformare una vittoria ottenuta sul filo del rasoio in un affare capace di durare due decenni.   [leggi tutto ]
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THE DAY AFTER

Aaron Benjamin Sorkin, è uno dei più popolari scrittori americani autore di libri e sceneggiature televisive di grande successo. La lettera che segue è stata scritta il giorno dopo le elezioni dell’8 novembre e pubblicata su Vanity Fair dove può essere letta per intero nella sua versione originale.

"  Famiglia,
il mondo è cambiato ieri sera tardi e non ho avuto modo di potervi proteggere. E 'una sensazione terribile per un padre. Non vi voglio addolcire la pillola. Quanto è accaduto è davvero orribile. Non è certo la prima volta che il mio candidato alla presidenza non vince (in realtà è almeno la sesta ), ma è la prima volta che vince un maiale assolutamente incompetente, pieno di idee pericolose, un tipo affetto da seri disturbi psichiatrici, senza nessuna conoscenza del mondo e privo di qualsiasi curiosità per cominciare ad imparare.
E non è stato solo Donald Trump a vincere la scorsa notte, hanno vinto anche i suoi sostenitori. Il Ku Klux Klan ha vinto la scorsa notte. Nazionalisti bianchi. Sessisti, razzisti e buffoni, giovani e arrabbiati bianchi che pensano che la musica rap e Cinco de Mayo siano una minaccia per il loro modo di vita (o sono la ragione per il loro modo di vita) hanno avuto la loro occasione per festeggiare. "[……. LINK] [trad. red.]
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