Recensione di P. Basurto
LA POESIA ONIRICA DI SONIA GARCIA

Sogni e Serpenti, di Sonia Garcia Garcia - Edizioni Croce

 

Lo sguardo vivo che provoca l’intelligenza di chi parla con lei, un che di orientale e di segreto nelle sue fattezze di messicana precolombina, Sonia mi racconta i suoi sogni con i serpenti. Sogni che sono poesie, custodite con la curiosità e la complessità della creazione artistica, durante il corso degli anni e che hanno scandito la sua vita, per sottolineare avvenimenti la cui importanza si dimostrava alla coscienza solo dopo; dopo; quando nel ricordo apparivano quello che erano: rivelazioni. “Ma più che sogni, sono visioni”, le dico, “Visioni; come quelle dei profeti; come quelle di Giovanni, quando scrive l’Apocalisse”. Eppure, no! Sonia non è affatto d’accordo. Sono sogni. Sogni veri. “Li ho avuti davvero i miei sogni, e li ho scritti come li ho avuti… Certo, li ho scritti… li ho descritti… li ho interpretati, nell’unico modo possibile: la poesia”.

 I versi di Sonia si insinuano come i serpenti delle mitologie antiche. Archetipi di una cultura collettiva che nasce da più culture e si intreccia nella sua storia personale, per rappresentare il bene e il male, l’ambiguità e la trasparenza, l’energia vitale e la perversione erotica. Anche i vermi sono serpenti. Anche il pene è un serpente, ma è capace di parlare come una vagina, di essere donna, anzi più donne; talvolta regine, talvolta prostitute.Perché forse il serpente è un Antenato Serpente.  Un primigenio che scaturisce rigagnoli e fiumi in piena.Perfino il suono è un indizio. Il serpente sibila. La sua ‘S’ sibila come quella di ‘S’onia. Non una ‘S’ qualsiasi… la ‘S’ di sicurezza, soluzione, saggezza. La ‘S’ della stessa sonorità. La ‘S’ di ‘S’onia. “Sonia, sogna, sognata, sognò”Troppi serpenti. A volte sono un incubo e le tolgono il gusto di sognare. Eppure sono con lei da sempre; da quando la mamma le dava lo sciroppo contro i vermi. Eppoi Eva che si lascia sedurre e porta Adamo alla rovina. La biblica inimicizia tra il serpente e la donna ha maledetto la sua infanzia in una contraddizione apparentemente incoerente. Perché Quetzalcòatl è un Dio e le sue piume sono il segno della sua bellezza serpentina. La mia anima gli appartiene come quella di tutte le donne. Anche quelle che respirano il vento fresco del Popocatepetl, mentre scendono le verdi pendici di Montjuic.Il Messico di Sonia si colora improvvisamente di nostalgia mentre nelle liquide notti di Barcellona i serpenti silenziosamente svaniscono in un misterioso vuoto di solitudine che solo la poesia dei suoi versi può riempire.Leggere questi versi è come fare un viaggio multidimensionale. Un’esperienza forte. [Il libro è acquistabile anche su Amazon]

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