ITALY n°2 -da Andreina Russo

Il lago giaceva liscio e piano e sarebbe parso immobile, se non fosse stato per il numero imprecisato di bagnanti e palmipedi che si contendevano,  in modo non sempre pacifico, i primi sei  metri d’acqua a partire dalla riva. Tutti, paperi e umani, tentavano di sfuggire al caldo agostano, benché, tecnicamente, fosse ancora luglio, anzi l’ultimo giorno di luglio. E il lago era quello Albano e non di Albano, come dicevan tutti: il lago di Alba, cioè di Alba Longa che, metro più metro meno, ora giace anch’essa, ma sotto l’abitato di Castel Gandolfo. Albano con il lago non c’entra niente, non vi si affaccia, sul crinale del cratere spuntano come funghi, accanto alla villa papale, solo le case del popolo castellano  e le ville dei cardinali e di altri personaggi illustri, ansiosi di villeggiare accanto ai papi-re fino al 1870 e poi dei papi semplici fino ad oggi. Fino ad oggi per modo di dire. Da quando c’è Francesco il palazzo è vuoto, i giardini deserti, i quasi 9000 cittadini di Castel Gandolfo affranti, per ragioni più economiche che sentimentali. L’indotto turistico della presenza estiva del pontefice nella ridente cittadina sul crinale del cratere tra lago e mare si è ridotto drasticamente a causa delle fissazioni pauperistiche di questo papa simpaticissimo e rigoroso, che ha già annunciato la prossima trasformazione della sede estiva vaticana in museo accessibile a tutti. E va bene il museo, anche se attirerà al massimo turisti stranieri in cerca di “chicche” inedite, ma qui gli italiani venivano per salutare il papa nell’atmosfera quasi familiare del piccolo cortile interno dello storico edificio, ed anche per vedere da vicino le guardie svizzere, ammirarne i colori delle uniformi e sì, poter raccontare, da testimoni oculari, che davvero hanno la faccia da svizzeri, anzi da svizzeri tedeschi.

L’11 di settembre, in Catalogna è festa nazionale. La Catalogna infatti si considera una nazione e da alcuni anni la classe politica al potere cerca di convincere i catalani che sono una nazione soprattutto oppressa. L’oppressione sarebbe cominciata l’11 di settembre del 1714, quando l’esercito del Governo centrale sconfisse quello insurrezionale, che sperava di mandare al potere un gruppo politico sostenuto dagli inglesi, speranzosi di guadagnarsi una nuova enclave nel mediterraneo dopo aver già occupato quella importantissima di Gibilterra. Oggi la questione dell’indipendenza e della sovranità viene agitata con sempre maggior passione e fanatismo, e sta provocando un confronto aspro e viscerale che ha spaccato la popolazione in due.  Il 1 di ottobre il Governo regionale ha indetto un referendum grazie al quale spera di poter poi dichiarare l’indipendenza della Catalogna, proclamare la Repubblica e formalizzare la secessione dalla Spagna. La Corte Costituzionale ha dichiarato questo referendum incostituzionale. Gli indipendentisti sono sostenuti abbastanza scopertamente dalle istituzioni regionali ma forse non sono la maggioranza. Fatto inusuale in questa disputa, quella che potrebbe essere la maggioranza silenziosa, gli altri catalani, questa volta hanno cominciato a farsi sentire e il loro manifesto circola sul web vertiginosamente. Eccone il testo.

MANIFESTO DEGLI ALTRI CATALANI
Siamo gli altri Catalani: quelli che quando andiamo alle manifestazioni ci comportiamo come persone civilizzate, che non hanno mai messo nessuna bandiera sul balcone, siamo tranquilli, tolleranti, laboriosi, pacifici, discreti e amici dei nostri amici; vogliamo godere della buona salute, dell'amore e del lavoro, come tutti gli altri; noi crediamo nella famiglia e nell’ impegno personale e non in donazioni e sovvenzioni per raggiungere i nostri obbiettivi; amiamo la pace e la libertà.

OSPEDALE 3

di Luciano Carpo

Ortopedia, stanza 17
  1. Il reparto è pieno di luce e di colori. Struttura molto bella, perfettamente attrezzata. Il silenzio è totale. Solo che, di quando in quando, quasi come un cucù ad orario prestabilito, un urlo rantolante squarcia il quarto piano dell’Ortopedia: “Mariaaaa!!”
La caposala “Perfetto” è piccolina, ombra dei dottori, memoria storica del Reparto e di ogni cartella clinica, sempre con la penna in mano, vigila su tutto e tutti, con levità. “ Perfetto” è la sua interiezione. Il diminutivo è il suo aggettivo.

ITALY - Racconti

L’Italia è un Paese di contraddizioni, di aspirazioni ambiziose e debolezze secolari, di inefficienze strutturali ed   eroismi individuali che in parte le compensano, di spirito di sacrificio ed egoismi colossali, di aggressività feroce e di calore umano che ancora ogni tanto affiora tra la gente, pur disincantata e stanca di dover lottare ogni giorno per traguardi da tempo raggiunti in altri Paesi, cui il nostro si confronta sempre più a fatica. E’ un Paese che spesso sembra definitivamente allo sbando, in preda a correnti sempre più forti e contrastanti che lo sballottano  e gli fanno perdere la rotta. Dove stiamo andando?  Questi brevi racconti vogliono fotografare l’Italia attraverso gli occhi di cittadini qualsiasi, alle prese ogni giorno con le difficoltà del vivere, che affrontano situazioni in cui sono pochissime le certezze cui appigliarsi e il caso, o il capriccio individuale, determinano l’andamento delle cose.   In questo inarrestabile turbine dantesco ogni tanto uno sprazzo di luce, una persona, un gruppo di persone che fanno, che fanno bene, che fanno più di quanto sia loro richiesto, che fanno con passione ed intelligenza.  Questa serie di brevi racconti, cui ogni lettore può contribuire, vogliono descrivere il buio e trovare la speranza qua e là, dove brillano le luci.

<<<<<<<<<<>>>>>>>>>> 

ITALY  n° 1da Andreina Russo

Luglio, a Roma. L’anziana signora ringrazia iddio che le ha fatto trovare un garage a due passi dall’ingresso del Municipio, sulla circonvallazione intasata di traffico. Entra solo col muso della macchina ma si ferma perché vede solo buio, in contrasto con la luce splendente del mattino estivo. Dal buio emerge una voce allarmata che chiede “Ehi! Dove va? Non può entrare!” Vede l’uomo emergere alla luce, vicino al finestrino, uno slavo alto, capelli chiarissimi: “Signora solo noi possiamo fare manovra dentro  garage.” “Meglio, pensa lei, tanto più che pago 2.50 l’ora per andare a prendere dei certificati! Menomale che vado solo a ritirare e non a chiederli.”

COMMENTI

I vostri commenti agli articoli vanno inviati, per la loro pubblicazione, al seguente indirizzo: partecipagire.net@gmail.com


 

GIORNI STORICI PER LA CATALOGNA
di Gisella Evangelisti
A volte mi é capitato di assistere a momenti storici, come il referendum contro Pinochet e il primo concerto degli Inti illimani a Santiago, o il processo iniziale post liberazione del Nicaragua, o la Marcia dei 4 suyos in Perú contro Fujimori...sono momenti algidi dove si cristallizza  e senti quest'ansia di bene e di giustizia della gente. poi i politici mostrano i loro limiti, ma quest'ansia di bene resta e poi riesplode. in questo frangente, é stata chiarissima la doppia visione dela realtá che hanno la destra spagnola (non tutti gli spagnoli, per fortuna, ci sono state anche manifestazioni a favore), e il 90 % dei catalani, quando mi dicevano: noi siamo diversi dagli spagnoli, ora lo capisco.

THE DAY AFTER

Aaron Benjamin Sorkin, è uno dei più popolari scrittori americani autore di libri e sceneggiature televisive di grande successo. La lettera che segue è stata scritta il giorno dopo le elezioni dell’8 novembre e pubblicata su Vanity Fair dove può essere letta per intero nella sua versione originale.

"  Famiglia,
il mondo è cambiato ieri sera tardi e non ho avuto modo di potervi proteggere. E 'una sensazione terribile per un padre. Non vi voglio addolcire la pillola. Quanto è accaduto è davvero orribile. Non è certo la prima volta che il mio candidato alla presidenza non vince (in realtà è almeno la sesta ), ma è la prima volta che vince un maiale assolutamente incompetente, pieno di idee pericolose, un tipo affetto da seri disturbi psichiatrici, senza nessuna conoscenza del mondo e privo di qualsiasi curiosità per cominciare ad imparare.
E non è stato solo Donald Trump a vincere la scorsa notte, hanno vinto anche i suoi sostenitori. Il Ku Klux Klan ha vinto la scorsa notte. Nazionalisti bianchi. Sessisti, razzisti e buffoni, giovani e arrabbiati bianchi che pensano che la musica rap e Cinco de Mayo siano una minaccia per il loro modo di vita (o sono la ragione per il loro modo di vita) hanno avuto la loro occasione per festeggiare. "[……. LINK] [trad. red.]
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Iscriviti alla Newsletter

IL CAPITALISMO DIVORERA' LA DEMOCRAZIA

La democrazia, governo del popolo per il popolo é in pericolo. I suoi principali nemici si annidano nei Consigli d'Amministrazione delle grandi corporazioni finanziarie che privilegiano il loro modo di generare profitto sulla volontà dei cittadini. Esiste, però, un modo per rispondere ed é quello che anche nel remoto passato di civiltà come quella ateniese funzionava. Basta dare voce a tutti senza privilegi di censo ed allora la democrazia può fare il miracolo e risorgere a nuovo splendore. Varoufakis ci dice che questa é la sfida per l'Europa di oggi, ritrovare la sua origine democratica.

Leggi tutto...

Vai all'inizio della pagina