TATUAGGI DI LUCE

di Mariela Loubet e P.B.

Sembrava ormai certo: operare il ginocchio per pulirlo e tentare di alleviare il dolore e tornare a camminare normalmente per qualche tempo. No! Non mi convinceva. Non lo volevo fare. Non potevo. Un corpo tanto vecchio... Che si abitui a soffrire un po’ di più fintanto che muoia. No, nessun rimprovero. Povero corpo. È vero, ho un po’ di disgusto se mi guardo allo specchio. Però anche mi fa pena. Una pena autentica per un compagno fedele che ha fatto l’impossibile per assecondare le mie pazzie e aiutarmi ad avere il coraggio di prendere i miei rischi per superare i miei limiti, come se i limiti non fossero una convenzione, un’idea obbligata per starsene tranquilli e obbedire agli imperativi della sopravvivenza. Mi serviva un pretesto. Soprattutto: basta con il dolore per un corpo tanto vecchio.

O MIO PRINCIPE !!!

   di Viviana Mariel Riveros  [trad. dallo spagnolo]

Mi sento morire
Quando sei triste
Quando piangi
O cadi.
Semplicemente soffro
Quando ti vedo scomparire
Dietro l’angolo della strada,
Perché penso di perderti e
Temo la lontananza
Che ci separa.

MI PRINCIPE !!!

  di Viviana Mariel Riveros [originale spagnolo]

Siento que muero

Cada vez que padeces,

Cada vez que lloras

O caes.

Recensione di Luciano Carpo

libri

“ L’animale che mi porto dentro” (Einaudi,2018)

 

Mi è venuta nostalgia di un buon dialogo tra due uomini o, meglio(per usare un termine alla moda) tra due maschi, dopo aver finito di leggere l’ultimo successo editoriale di Francesco Piccolo “ L’animale che mi porto dentro” (Einaudi,2018). Non perché lo consideri chissà che capolavoro originale (molti altri hanno trattato il tema con un valore letterario certamente superiore), ma solo perché potrebbe essere una scusa per parlare di noi, in quanto nati, culturalmente e socialmente educati come maschi, bianchi europei.  Con le nostre debolezze, sensibilità, rituali di branco, bisogno inespresso di tenerezza, romanticismi, aspettative, metamorfosi, meschinità, perversioni, grandezze, senso del potere, desiderio di erotismo sempre. Anzi, con esibizione del desiderio ( “los deseos”) anche quando il corpo è ormai stonato.

Un dialogo capace di offrire momenti di crudele lucidità. Un dialogo fatto con un linguaggio talora molto crudo, percepito normalmente come volgare o tutt’al più prosaico legato alla fisiologia del maschio e della femmina, eppure “vero” attorno al quale ( lo si ammetta o no) s’incaglia l’identità di genere e la vita sociale. Ed è proprio quando il linguaggio si libera dal convenzionale e dalla “poesia” e diventa scarno di orpelli, essenziale, che può far affiorare il profondo, la nudità. La verità.

DESIGN BY WEB-KOMP