VECCHIO DI MERDA!

di Americo Placido

Un colpo. Forte. Mi mandò a sbattere contro il muro. Non subito, come una fitta, una grossa puntura senza dolore, nel fianco, tra le costole. L’uomo aveva un cappuccio da tuta. Smilzo e alto. “Vecchio di merda” aveva esclamato senza gridare, prima dell’impatto. La voce fredda di un giovane freddo. Un giovane incazzato a freddo. Adesso cominciava a dolermi, ma nemmeno poi tanto. Quando ritirai la mano c’era molto sangue. Ero stato ferito con qualcosa di molto appuntito. Attraverso la giacca e chissà quanto in fondo. Perché? “Vecchio di merda”. Ma avevo altro a cui pensare. Eppure, l’Ospedale no! Posto infame. Avrei aspettato chissà quanto e per uscirne, chi lo sa se e quando.

PESSIMISMO COMICO

Ai tempi del ‘68 un gruppo di studenti piovuti da tutte le parti d'Italia  a Livorno si raccoglieva in una Casa dello Studente, gestita da un prete fiorentino visionario, Don Alfredo Nesi, in un quartiere di operai bestemmiatori, per apportarvi una cultura progressista e multifacetica. Infatti in collaborazione con la sinistra cittadina e le associazioni rionali si svolgevano attivitá di educazione per adulti, doposcuola, dibattitti e una scuola media sperimentale. Questo famoso e visionario don Nesi era noto  per svegliare i ragazzi della Casa dello studente a pedate, e poi mandarli a dar vita a queste numerose attivitá, e bisogna dire che smadonnando quelli ubbidivano. Fra  questi ragazzi genialoidi e simpaticissimi c'era uno che suonava il flauto di notte, camminando sul tetto di compensato del dormitorio e svegliando tutti...adesso vive a Bolzano. Un altro, il piú anziano, ora circa ottantenne, Carlo Chionne, ci rallegrava con stornelli improvvisati, con o senza senso, che dicevano per esempio: “Tel Aviv Tel Aviv, siam piu morti che viv, Salambo Salambó siamo piu vivi che mó”.  Un altro stornello, quando arrivavano due tronfi sponsor politici, era: “Su battiam le mani, perché arriva il Torrigiani, su battiamoci i coglioni, perché arriva anche il Sironi”. Ma la sua poesia non è ancora invecchiata…[G.Evangelisti]

 

       Poesia

Scrivere una poesia

e´come riaprire una vecchia ferita

mettersi nudi davanti alla vita

vestiti solo di sogni, di voli

andare nel mondo ed essere soli

Recensione di Luciano Carpo

libri

"Il suonatore di nuvole"

di Alì Bader (Argo Editore, 2018)

Quello che si vive nell’Irak post Saddam. Quello che può vivere un giovane artista nella sua odissea di migrante e nella sua esperienza in Europa. La narrazione di Ali Bader è lineare. Fluido il suo stile, chiaro, impattante e originale il suo messaggio.

“Essere musicista in Irak non è per niente una cosa facile”. E non lo è per niente neppure in Belgio, in particolare se, come il protagonista del libro, Nabil, sei un musicista emigrato che vagheggia l’Europa come Città ideale:

“ Andremo laggiù, nella Città ideale

oltremare.

Un paradiso sognato dove i musicisti vivono

suonando tra le nuvole”.

Secondo il filosofo arabo Al-Farabi, la musica dovrebbe consentire di penetrare il senso della vita, di

SEI STUDI AUDIOVISIVI IN QUARANTENA

di Fernanda Docampo e Ariel Divone

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