FINIRE

di R.R.

Finire

all’ombra di una sera

di aprile,

con un male infinito

che mi tenti,

avendo davanti

il sogno

che fu solo nostro…


Finire

senza che nulla,

del sogno,

si sia avverato,

ed avere vissuto

per avere sognato.


L'INCONTRO

di Ida Verrei


Le parole sono colorate diceva Eduardo, “…tu liegge e vide ‘o blu, vide ‘o cceleste, vide ‘o russagno, ‘o vverde, ‘o ppavunazzo…”
Ma le parole sono anche suoni, immagini, musiche dell’anima.
Talvolta la parola, una sola, un’unica parola, “quella parola”, è un incontro, un avvicinarsi inaspettato tra sconosciuti, tra diversi, tra chi avrebbe potuto anche non trovarsi mai. E quando alla parola si accompagna lo sguardo, allora due mondi si fondono, si ri-conoscono, vite che si sfiorano e restano legate da un filo sottile che avvolge, stringe e impedisce di dimenticare. Una traccia indelebile nell’anima.
È così che è accaduto, pochi giorni fa, mentre camminavo di corsa per le strade di una città infreddolita ma frenetica, volgarmente addobbata per un Natale che bisogna a ogni costo festeggiare, illuminata in modo sciatto, così, quasi per forza, perché “a Natale si fa”, a Natale si truccano strade e piazze, si mascherano miserie e squallori. A Natale, i colori artificiali non sono quelli delle parole.
Macchine che sfrecciano e strombazzano, passanti carichi di pacchi che ti urtano indifferenti, con occhi vuoti, il sorriso stampato su volti di pietra, finto, come le luci, come i colori. E, a un incrocio, l’unico buio, addossata al muro, una grande macchia scura accartocciata; ai suoi piedi, un largo panno che intraved

INDIPENDENCE  DAY

di A.L.

Sei l’immobile galassia

che ho solo sfiorato

 nel mio vano volo

 per l’universo.

In te ho intravisto appena

 fiammeggiare le stelle

 tra nubi di polveri

 siderali e oscure impurità,

orbite ordinate

 di pianeti

 e caos di asteroidi,

 magmi ribollenti

 e deserti gelati.

 

 Troppo, per me.

 
Io, cometa, quattro sassi

 di pietra e di ghiaccio,

 splendente

 per un soffio di tempo

 della tua luce astrale,

 me ne vado

 nel libero spazio

 verso altri soli

 e altro buio.

Soy,

Soy lo que dejaron,

soy toda la sobra de lo que se robaron.

Un pueblo escondido en la cima,

mi piel es de cuero por eso aguanta cualquier clima.

Soy una fábrica de humo,

mano de obra campesina para tu consumo

Frente de frio en el medio del verano,

el amor en los tiempos del cólera, mi hermano.

El sol que nace y el día que muere,

con los mejores atardeceres.

Soy el desarrollo en carne viva,

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