HARÍA TODO POR TÍ

de Jorge Fernandez                                                                  [link trad. ital.]

Lo más difícil no ha sido el encierro. Tampoco el temor a que vengan por mí. Lo peor de sobrevivir en estas condiciones es saber que ella ha seguido con su vida como si nada, dejando el pasado en el ayer. ¿Valió la pena mi sacrificio por un mejor futuro para los dos? Me lo pregunto una y otra vez.

Había esperado tanto tiempo una señal y entonces apareció en la revista su poema:

Me iría contigo

Hasta la tierra donde llueve viento

FAREI DI TUTTO PER TE

 di Jorge Fernandez                                                                                                    [Link orig. spagnolo]  

 Il più difficile non è stato nascondermi. Nemmeno il timore che mi scoprissero. La cosa peggiore è stata sopravvivere mentre sapevo che lei continuava la sua vita tranquillamente, lasciando il passato nel passato. E’ stato un sacrificio perché il nostro futuro fosse migliore. Ma ne è valsa la pena? Continuo a domandarmelo ogni volta. Per tanto tempo avevo atteso un segnale e, finalmente, apparve la sua poesia nella rivista:

Me ne andrei con te

Verso la terra dove piove vento

Dove gli uomini dissotterrano futuro

TATUAGGI DI LUCE

di Mariela Loubet e P.B.

Sembrava ormai certo: operare il ginocchio per pulirlo e tentare di alleviare il dolore e tornare a camminare normalmente per qualche tempo. No! Non mi convinceva. Non lo volevo fare. Non potevo. Un corpo tanto vecchio... Che si abitui a soffrire un po’ di più fintanto che muoia. No, nessun rimprovero. Povero corpo. È vero, ho un po’ di disgusto se mi guardo allo specchio. Però anche mi fa pena. Una pena autentica per un compagno fedele che ha fatto l’impossibile per assecondare le mie pazzie e aiutarmi ad avere il coraggio di prendere i miei rischi per superare i miei limiti, come se i limiti non fossero una convenzione, un’idea obbligata per starsene tranquilli e obbedire agli imperativi della sopravvivenza. Mi serviva un pretesto. Soprattutto: basta con il dolore per un corpo tanto vecchio.

TATUAJES DE LUZ

de Mariela Loubet y P.B.

Parecía seguro: operar la rodilla y limpiarla para intentar aliviar el dolor y volver a caminar normalmente por un cierto tiempo. No! No me convencía. No quería hacerlo. No podía. Un cuerpo tan viejo… Que se acostumbre a sufrir un poco mas hasta que muera. No, ningún reproche. El pobre. Es verdad me da asco cuando me miro al espejo. Pero también pena. Autentica pena para un compañero fiel que hizo lo imposible para acompañar mis locuras y ayudarme a tomar riesgos en sobrepasar limites, como si los limites no fuesen una convención, una idea obligada para estarse quietos y obedecer al comando de la supervivencia. Necesitaba un pretexto. Sobretodo, no mas dolor para un cuerpo tan viejo.

DONNE MITICHE  

a colloquio con la pittrice Flavia Totoli 

di Paolo Basurto  

"Sí,Totoli è un cognome italiano. Il mio bisnonno era italiano. Ho passato qualche tempo a Milano. Ma io sono curiosa. Giro il mondo. Mi fermo un po' di piú o un po' di meno, secondo quello che succede.  Non sono cosí giovane come pensi. Ho 38 anni e già un divorzio nella mia esperienza. Sono brasiliana, nata e cresciuta a San Paolo".  

Si solleva i capelli inanellati per darsi sollievo dal caldo. Il suo sguardo nero brillante mi casca addosso con simpatia. È uno sguardo penetrante ma pacifico. Mi aspettavo una lama tagliente e bellicosa, da guerriera appassionatamente femminista. L'avevo vista in un evento streaming della Bibliomusicineteca, un'associazione culturale dal nome incredibile ma sempre ricca di belle iniziative. Si commentava l'esposizione dei disegni di Flavia. 'Mujeres iconicas' 'Donne mitiche', per tradurre alla svelta. Mi convinsi a vedere la mostra. I disegni mi impressionarono. Potenti ed essenziali. Celebravano la bellezza della donna soprattutto nera, concentrata nel viso, nel portamento della testa e, in particolare, nei capelli, anche quando questi non c'erano, come in un bellissimo profilo rapato a zero.  

Adesso Flavia è di fronte a me e accetta paziente e disponibile, le mie piccole provocazioni per tentare di conoscere il segreto sempre misterioso della sua ispirazione e della sua tecnica espressiva. 

GIOVANNA D'ARCO del BICING

di Gisella Evangelisti

Devo andare all'ufficio di Bicing a rinnovare la tessera che d'estate avevo lasciata all'amico Pier, come faccio da anni. Ma stavolta gli é stata rubata proprio a casa sua, in una brutta alba in cui sua moglie, la nostra cara Koko, andando in bagno, si é trovata davanti un giovane di altre terre, che stava portandosi via i loro computer e i loro portafogli con i vari documenti dentro: Lei era rimasta immobile per il terrore, mentre il giovane ladro scivolava via dalla finestra sulle scale e scappava a gambe levate. Non glielo dite a Salvini per favore, che giá fa abbastanza casino. Insomma, eccomi a rinnovare la tessera nell'apposito ufficio del Comune di Barcelona. Dovrebbe essere questione di minuti, come altre volte.

CIVICO 40

... quel rischioso, ostile, incomprensibile, magnifico altrove

di Andreina Russo

Il sole implacabile dell’autunno romano del 2017 splende su viale Trastevere e sul magico cerchio di piazza Mastai, sottratta un decennio fa da qualche amministratore capitolino toccato dalla grazia a un destino che sembrava altrettanto implacabile di parcheggio abusivo, e restituita alla quiete di spazio ottocentesco con le sue panchine di travertino, la fontana zampillante, il cerchio di alberelli che ne delimita garbatamente il perimetro. La vecchia signora quando viene da queste parti, lasciando per necessità il suo quartiere inamidato di Roma Nord, di solito non ha, o non si concede, il tempo di osservare il gioco del sole su piazze e piazzette di questa parte della  città. Parcheggia in fretta (quando ha fortuna), scarica dalla macchina quello che le occorre e a testa bassa raggiunge il civico 40. Tira fuori le chiavi, apre con fatica il pesante portone di quercia e si inoltra nell’androne severo, che solo gli stucchi  floreali lungo la linea dove si congiungono  pareti e  soffitto ingentiliscono.

Ma stamattina le succede qualcosa di diverso e inaspettato. Quando, carica delle sue borse, è a circa due metri di distanza dal portone, questo si apre leggermente, e un pezzo di un’altra vita vissuta ne esce, le viene incontro, le è davanti per qualche attimo, la sfiora senza vederla e scompare dietro le sue spalle.

IL MIO TERRAZZO

di Gisella Evangelisti

Il mio terrazzo é come la mia vita. Sostenibile, riciclabile, multiculturale, senza sprechi, approfittando di ogni centimetro di bellezza. Pieno di ricordi che diventano futuro. Gli ex pezzettini di gerani  e malvarosa che presi in Sardegna anni fa sono diventate due splendide piante che a primavera fioriscono generosamente, proteggendo la casa dai mosquitos. Poi c'é la varieta di piante grasse che vengono, pezzetto dopo pezzetto, dalle pendici di La Palma delle Canarie, in una passeggiata in cui Luigi Pistillo ci trascinò per barranchi e saliscendi che si sarebbero potuti evitare facendo una comune strada carrozzabile, ma vuoi mettere? Su quei barranchi a ogni pié sospinto c'erano boschetti di piante grasse , quelle specie di palmette piccole a rosellina, e ne presi qualcuna da mettere sul terrazzo, e adesso sono lì, crescendo senza fretta. Anni fa presi in Sardegna un pezzetto di quelle piante grasse che fano grandi fiori color fucsia, e vengono giù a cascata a volte dagli scogli. C'erano nella villa dei nonni Fronzaroli ai tempi della mia infanzia. Quei pezzetti  sono cresciuti lentamente.  Finalmente quest'anno, ecco la cascata di fiori che però godranno i vicini, in quanto pendono dal mio terrazzo ma verticalmente.

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