I BENEFICI DELL'IMMIGRAZIONE, di M. D'Angelo

Alla lunga tutti gli immigranti contribuiranno al prelievo fiscale più di quanto otterranno dalla spesa pubblica in forma di assistenza.

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TEATRO S-CONFINATO

PROVOCAZIONE SURREALE O MESSAGGIO PROFETICO?

 

 

Conversazione da Buenos Aires con Fernanda Docampo (*) e Ariel Divone (**)  [Link orig. spagnolo]

 

     Condivideremo qui alcune riflessioni maturate nella nostra esperienza teatrale. Prenderemo come spunto le domande-sfida che la redazione di Partecipagire ci ha rivolto.

Quando parliamo di Teatro, ci riferiamo alla nostra esperienza teatrale. Un lavoro che abbiamo cominciato nel 2003, viaggiando tra l’Argentina e la Francia, come attori, pedagoghi e registi teatrali.

  • Può l’Arte essere uno strumento intenzionale di lotta politica? Come si pone il Teatro in questa prospettiva?

Crediamo che la nostra costruzione teatrale sia politica, principalmente perché crea uno spazio d’incontro con l’altro. Nasce, così, un sentimento comunitario tra attori e registi che, a sua volta, si trasmette agli spettatori. Tenendo in conto che il fatto teatrale

ORTI IN AMAZZONIA

 Per nutrire le famiglie e salvare il pianeta.

Conversazione in skype tra Gisella EvangelistiLili Avensur, psicologa sociale peruviana nata a Pucallpa, lungo il fiume Ucayali, un grande fiume che confluisce nel Rio delle Amazzoni.

G.E.: Ciao Lili, che piacere ritrovarti. Ho sentito che con Terra Nuova, una onlus italiana con cui collabori da anni a fianco delle popolazioni indigene amazzoniche in progetti educativi e produttivi, avete lanciato una campagna internazionale per raccogliere un modesto fondo di 8000 euro per rafforzare la produzione degli orti coltivati da madri capofamiglia nelle comunitá indigene dell'Ucayali. Ci vuoi spiegare di che si tratta?

L.A.: Salve!! Come sappiamo, in Amazzonia tradizionalmente sono le donne indigene a coltivare negli orti  i vegetali per la famiglia (soprattutto yuca, banane, arachidi, frutta locale), mentre gli uomini  provvedono a fornire le proteine, attraverso la caccia e la pesca.  Finché i popoli amazzonici vivevano isolati, tutti mangiavano a sufficienza,  perché sapevano come usare le risorse della foresta senza distruggerla. Ma le cose sono cambiate da quando sono stati invasi  dal cosiddetto “progresso”, rappresentato da imprese che abbattono la selva per impiantare coltivazioni di palma da olio o altri prodotti commerciali, piú i taglailegna illegali che si portano via le ultime piante di magnifico mogano o altri legni pregiati (che hanno impiegato decenni a crescere)...mentre le compagnie petrolifere e quelle dedicate all'estrazione dell'oro, legalmente o illegalmente,  inquinano irrimediabilmente i fiumi con mercurio e altri metalli pesanti. Per non parlare del progetto  interstatale di costruire in Amazzonia 350 dighe per rifornire di acqua le imprese minerarie, col risultato di distruggere  i preziosi e complessi ecosistemi che fanno della selva quello che é, fonte di vita di un'impressionante biodiversitá, habitat di migliaia di comunitá, e soprattutto,  un'indispensabile riserva di umiditá per il pianeta. Tutti siamo collegati, sia che tu viva a Bergamo, Canicattí o Iquitos.

 
 
 
MESSAGGI DAL FUTURO
 
Il video che segue lo abbiamo preso da THE INTERCEPT [link] . Ci è sembrato tremendamente opportuno e particolarmente bello. Naomi Klein ha così commentato, sullo stesso sito:   "NON ABBIAMO il diritto di essere fiduciosi? Con gli incendi politici ed ecologici che imperversano, è irresponsabile immaginare un mondo futuro radicalmente migliore del nostro? Un mondo senza prigioni? Di belle case popolari verdi? Di muri di confine sepolti? Di ecosistemi guariti? Un mondo in cui i governi temono la gente invece del contrario?"
 

LA MORTE APPARENTE DEL GLOBALISMO

IL 75mo DELL’ONU

di Americo Placido

Dicono che Friedman è stato l’economista più influente dell’epoca contemporanea, forse secondo solo a Keynes. Trent’anni fa la crisi ideologica provocata dalla caduta del muro di Berlino e l’evidenza che il comunismo era morto e defunto (se mai fosse stato comunismo quello vissuto nell’Unione Sovietica) ha creato il vuoto necessario al dilagare del globalismo. E’ stato un fenomeno impressionante non tanto nel pensiero di Destra, tradizionalmente liberista, che però ha saputo riempire con ingordigia gli spazi che si erano aperti, ma nel pensiero e nelle politiche della Sinistra, incapace di articolare analisi e proposte atte a riformulare la critica all’economia capitalista e a recuperare lo spirito di un socialismo realistico in grado di capire un mondo profondamente cambiato, rispetto a quello industriale del secolo 20.

LA CALUNNIA È UN VENTICELLO… ELETTRONICO

PEDOFILI E COMPLOTTI – TRUMP NON MOLLERÀ

di Paolo Basurto

Trump ha detto in un’intervista al Washington Post che, se perderà le elezioni, non si impegna al pacifico trasferimento dei poteri. Secondo lui le urne sono fuori controllo e i democratici ne approfitteranno per manipolare i voti. (Radio3 Mondo 24 sett. 2020). Aida Chavez, in un suo documentato articolo pubblicato su Intercept del 23 settembre, racconta la sua esperienza diretta della forza sorprendentemente persuasiva di una storia di terrore pedofilo, il cui scopo è convincere le persone che esiste uno Stato Profondo, clandestino e corrotto, che fa capo ad eminenti personaggi del mondo politico e dello spettacolo; tutti naturalmente, di fede democratica.

STORIE: ALESSANDRO

di Gisella Evangelisti

Succedono cose turche, in tempi di Covid, e non solo per la Basilica di Santa Sofia di Istambul passata ai muezzin o Silvia Romano passata dalla minigonna a vestirsi con tendone islamico, (cose che succedono nei sentieri tortuosi della storia), ma anche qui da noi, nel nostro Bel Paese che si riteneva solidamente ancorato al Primo Mondo e invece scivolando scivolando, un giorno dopo l'altro, si é ritrovato a suonare il campanello della Caritas. O dell'Unione Europea, o tutte e due. Abbiamo invitato  Alessandro Bressan, un italiano di lungo corso, a raccontarci qualcosa delle sue esplorazioni fra i paralleli di questo nostro mondo, bellissimo e sgangherato. Di quelle quattro cose che ha capito, e se dopo tanti chilometri  si ritrova piú felice, o piú disincantato.

Mia madre ne aveva, di gatte da pelare. Tre figli di cui uno mai totalmente addomesticato (io), oltre a un marito che non resisteva in un lavoro troppo a lungo perché sicuramente ce n'era uno migliore che lo aspettava. Anche se in garage teneva una Porsche, era difficile far quadrare i pranzi con le cene. Se mia madre reclamava, erano scene turche. Appunto. Finché fra un tafferuglio e l'altro, un giorno il progenitore decise di andare a comprare le sigarette un po' piú in lá, e si trasferí all' estero dove formó un'altra famiglia. Mi ci é voluto un bel po' a perdonarlo. Bisogna riconoscere che era stato un padre precoce, a 21 anni si ritrovava giá con due figli, forse  non ce l´ha fatta a star buono nella foto familiare con due marmocchi in braccio, ed é sclerato. Peró che maltrattasse mia madre non lo sopportavo.

Vari appelli sono stati lanciati contro la repressione del popolo mapuche in Cile. Questo è il link per chi volesse leggerne uno. Le informazioni che circolano ci sono sembrate piuttosto superficiali. Perché il problema è complesso e merita di essere conosciuto meglio, prima di condannare od assolvere. Così abbiamo chiesto ad un noto giornalista cileno, Jorge Fernandez, di darci un quadro più dettagliato della questione. Con lo stesso spirito, pubblichiamo nella sezione ‘documenti’, il testo originale della proposta operativa presentata al Parlamento cileno, dal senatore, di etnia mapuche, Francisco Huenchumilla.

ARAUCANIA  DUE MONDI OPPOSTI

 di Jorge Fernandez         [orig. spagnolo]

Sto scrivendo un romanzo, la cui storia si svolge nell’ultimo decennio del XIX secolo. Una famiglia va a vivere nelle terre della cosiddetta Frontiera (era chiamata così la zona abitata dai Mapuces). Terre che il Governo cileno aveva incorporato da poco al territorio nazionale che, eufemisticamente, chiamò l’operazione “Pacificazione dell’Araucania”.

Certo, è più facile capire oggi quello che succedeva allora, quando, col sangue e il fuoco, lo Stato-Nazione sottomise chi si opponeva a che la terra dei suoi antenati passasse ad avere altri proprietari venuti dal Nord o direttamente dall’Europa.

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