COMMENTI IN SERIE

BLACK MONEY - VALE LA PENA questa serie terapeutica: 9/10.  Viva li turchi.

  • Su Netflix - Turca, 2014, 164 epis. Stagioni 2. Commento di G.Evangelisti.

Gente, se per qualche giorno avete la fortuna di qualche leggera molestia, tipo mal di schiena o raffreddore, se fuori il nevischio taglia la faccia e i lupi ululano, il dottor Zivago non risponde al telefono, George Clooney è indaffarato coi figli che gli danno dello stronzo in italiano, non sentitevi in colpa se vi fiondate a sorbirvi in Netflix l'ultima sorprendente serie turca. Perché Turca? A me è successo che dopo aver visto un buon film turco, molto intenso, Chiaroscuro, sono incappata in questa serie, Black Money. Incuriosisce il fatto che all'inizio avvisino che eventi e personaggi siano puramente casuali...ah sì? Quindi significa che probabilmente si tratta della ricostruzione di casi fin troppo conosciuti dagli abitanti del Bosforo e della Cappadocia, dandogli stavolta il finale che segretamente speravamo, e quasi mai succede nella realtà. Catarsi, a questo serve l'Arte. Rivivere, riflettere, risolvere.

Recensione di Luciano Carpo

libri

"Il suonatore di nuvole"

di Alì Bader (Argo Editore, 2018)

Quello che si vive nell’Irak post Saddam. Quello che può vivere un giovane artista nella sua odissea di migrante e nella sua esperienza in Europa. La narrazione di Ali Bader è lineare. Fluido il suo stile, chiaro, impattante e originale il suo messaggio.

“Essere musicista in Irak non è per niente una cosa facile”. E non lo è per niente neppure in Belgio, in particolare se, come il protagonista del libro, Nabil, sei un musicista emigrato che vagheggia l’Europa come Città ideale:

“ Andremo laggiù, nella Città ideale

oltremare.

Un paradiso sognato dove i musicisti vivono

suonando tra le nuvole”.

Secondo il filosofo arabo Al-Farabi, la musica dovrebbe consentire di penetrare il senso della vita, di

Recensione di Gisella Evangelisti                                                        cinema                                                                                                                                                                      

A BETTER MAN

PER CAPIRSI SPIEGARSI

Un documentario presentato  il 15 novembre a New York al festival DOC NYC ha attirato in modo particolare l'attenzione dei media. Si tratta di  “A Better Man”, un'opera  che affronta in modo originale il tema della violenza domestica, in quanto i due protagonisti sono ex partners in cui l'uomo é stato un maltrattatore della sua compagna nei due anni della loro relazione.Attiya e Steve, di Ottawa, si conobbero  giovanissimi. Lei, bella e romantica, aveva 16 anni e frequentava le superiori, lui con un anno di piú, era considerato simpatico e sveglio. Si misero a vivere insieme, mantenendo pochi contatti con le famiglie.

Recensione di Andreina Russo
cinema
La pazza gioia
«Una passeggiata fuori da una struttura clinica che si occupa di donne con problemi
 in quel manicomio a cielo aperto che è l'Italia»
di Paolo Virzì (2016)
Nel sottotitolo l’estrema sintesi, per di più per mano dell’autore, di un film invece ricchissimo di temi narrativi, che illustra   condizioni umane ai limiti della sopportabilità   col tocco incisivo e al contempo compassionevole di un regista  capace di rendere con estrema delicatezza,  ma anche con precisione chirurgica, ogni sfumatura degli animi e delle loro complesse relazioni.
 L’assunto teorico, l’incrociarsi di due esistenze   apparentemente opposte e inconciliabili, assume sostanza e forma concrete grazie alla carnalità e alla straordinaria espressività di due attrici di razza, di quelle che danno del dolore e della rabbia una resa   plastica, corporea, che sembra di poter percepire più attraverso il tatto, che attraverso l’udito e la vista. Valeria Bruni

Recensione di Andreina Russo

libri

LO STATO CONTRO FRITZ BAUER

di Lars Kraume (2015)

Fritz Bauer, un giurista, un ebreo tedesco prima oppositore del nazismo come socialdemocratico, poi esule in danimarca , infine procuratore generale in Germania negli anni ’50, quando il paese, orribilmente straziato dalla guerra folle del dittatore, sta cercando la sua pace interna sotto l’ala paterna di Adenauer. Ma gli animi sono divisi: chi vuole dimenticare presto una storia amara, chi vuole riportare il Male alla luce del sole perché sia fatta giustizia. Bauer è uno di questi, sostenuto da un sistema etico granitico, non solo in quanto magistrato, ma come rappresentante   della tradizione giudaico-cristiana, il cui centro è imperniato sul concetto di colpa e di espiazione. Non si può lavar via il passato con l’acqua dell’oblio, non si possono lasciar vivere impunemente in seno alla società civile mostri che hanno ideato e realizzato l’idea orrenda quanto folle di eliminare fisicamente tutti gli individui non rispondenti alla visione di un mondo modellato sulla base degli valori deliranti dell’ideologia nazista.

COMMENTI IN SERIE

LA REGINA DEL FLOW VALE LA PENA: 7/10 - Su Netflix – Colombiana, 2018, 82 epis. Stagione 1°, commento di P.B.

"FENIX

Cada herida que yo llevo del pasado [ogni ferita che porto dal passato]// Es un arma nueva que yo voy preparando [è un'arma nuova che sto preparando]// Yo soy candela, de la que quema [io sono candela, di quella che brucia] // Ave de fuego nacida en la pena [uccello di fuoco nato nella pena] ."

Fenix è la canzone che più ritorna nella serie ‘LA REGINA DEL FLOW’. Fenix è il leggendario simbolo di cui idealisticamente si impadronisce la protagonista per rappresentarsi nel suo ruolo di vendicatrice, che risorge sempre dalle sue ceneri e che non si lascia mai annientare prima di aver conseguito il suo obbiettivo. I pochi versi iniziali già racchiudono l’essenziale della storia. Un drammone di vendetta e d’amore.

Recensione di Luciano Carpo

libri

“ L’animale che mi porto dentro” (Einaudi,2018)

 

Mi è venuta nostalgia di un buon dialogo tra due uomini o, meglio(per usare un termine alla moda) tra due maschi, dopo aver finito di leggere l’ultimo successo editoriale di Francesco Piccolo “ L’animale che mi porto dentro” (Einaudi,2018). Non perché lo consideri chissà che capolavoro originale (molti altri hanno trattato il tema con un valore letterario certamente superiore), ma solo perché potrebbe essere una scusa per parlare di noi, in quanto nati, culturalmente e socialmente educati come maschi, bianchi europei.  Con le nostre debolezze, sensibilità, rituali di branco, bisogno inespresso di tenerezza, romanticismi, aspettative, metamorfosi, meschinità, perversioni, grandezze, senso del potere, desiderio di erotismo sempre. Anzi, con esibizione del desiderio ( “los deseos”) anche quando il corpo è ormai stonato.

Un dialogo capace di offrire momenti di crudele lucidità. Un dialogo fatto con un linguaggio talora molto crudo, percepito normalmente come volgare o tutt’al più prosaico legato alla fisiologia del maschio e della femmina, eppure “vero” attorno al quale ( lo si ammetta o no) s’incaglia l’identità di genere e la vita sociale. Ed è proprio quando il linguaggio si libera dal convenzionale e dalla “poesia” e diventa scarno di orpelli, essenziale, che può far affiorare il profondo, la nudità. La verità.

 DE SENECTUTE

Appunti di Luciano Carpo sul libro di Massimo Ammaniti  ' La curiosità non invecchia. Elogio della quarta età'

Il noto psicanalista riflette sulla “quarta età” (oltre gli ’80 anni), stimolato anche dalle testimonianze o dagli scritti di quasi novantenni e ultranovantenni protagonisti della vita culturale e politica del nostro paese( come Raffaele La Capria, Luciana Castellina, Giorgio Albertazzi, Andrea Camilleri, Alfredo Reichlin, Mario Pirani, ecc.) e di altri famosi autori e personaggi.
Raccontano di come – con l’età- è cambiato il loro modo di vivere i sentimenti e le esperienze proprie della vita di ogni essere umano: la famiglia, l'amore, l'amicizia, il senso del tempo, i sogni, il desiderio, i ricordi, il dolore dei lutti, la potenza dei rimpianti, l’arte del compromesso interiore, la conquista del buon senso, il venire a patti con gli inevitabili acciacchi.

  Recensione di Luciano Carpo

libri

"FOOTBALL"

di Marc Augé (EDB,2016)

La Coppa del Santo Graal  Il campionato inglese di calcio è il più ricco del mondo, ma quest’anno la vittoria finale è stata conquistata dalla piccola e povera squadra del Leicester (guidata dall’italiano Claudio Ranieri), il che ha suscitato interesse e scalpore in tutto il mondo, oltre che orge di celebrazioni solenni   con pianti emozionati, balli e feste a non finire. Da qualche giorno il Real Madrid ha alzato al cielo la Coppa Campioni e, fra qualche settimana, tutti gli abitanti del Vecchio Continente che ha dato i natali a Kant e ad Hegel, sperano che la Coppa Europa sia vinta dalla squadra del loro vecchio Stato-nazione, in attesa del ritorno del grande duello planetario finale: la Coppa del Mondo.

Recensione di Andreina Russo

cinema

FUOCOAMMARE

di Gianfranco Rosi (2016)

Questo film non è un documentario. Non spiega, non analizza, non riporta date né dati statistici, storici o geopolitici. Non vuole parlare al nostro cervello razionale ma a quello emozionale. Non vuole informarci perché l’informazione diluviale che piove ogni giorno su di noi ci ha reso immuni, ha creato assuefazione e indifferenza. Questo occhio fisso, puntato da vicino su uno dei luoghi simbolo di una catastrofe planetaria, vuole risvegliare in noi, per vie sotterranee, occulte, l’antica pietas che sembra averci abbandonato, il sentimento profondo di appartenere ad una comune, dolente umanità. Questo film ha la spoglia poesia del migliore cinema iraniano. Rosi, regista senza fretta, senza ansie da prestazione, lascia parlare le immagini, i volti silenziosi, la terra riarsa di sale e di vento di Lampedusa, gli interni umili o tragici, i sacchi chiusi che celano giovani corpi derubati del futuro, la vecchia isolana che rifà il letto nuziale con la sacralità di un rito infinitamente ripetuto, i bambini che inventano giochi dal niente, il pescatore solitario.

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