E' TORNATA LA PARATA !

di Aurelia Porvenir

Diciamo la verità. A quanti di noi, a parte i più convinti appassionati di divise e gagliardetti, suscitava una puntina di fastidio la parata militare del 2 giugno? Con la sua retorica patriottica, l’eccesso di auto-celebrazione dei vari corpi e delle alte cariche dello Stato, lo sfoggio a volte eccessivo di autoritarismo e perfino machismo che la caratterizzavano almeno fino a non molti anni fa.
A me, confesso, di fastidio ne suscitava un po’ più di una puntina. E da parecchio tempo giusto uno sguardo al passaggio delle frecce tricolori e poi basta!
Che poi queste frecce… ma qualcuno è mai riuscito a vederle per davvero nel momento culminante del passaggio con le scie colorate? A parte quelle che vediamo in televisione, naturalmente. Io le inseguo da anni. Quando sento da lontano il rombo dei motori afferro il cellulare per fotografarle, corro in terrazza e al massimo riesco a immortalare un vago ghirigoro di colore sbiadito che si attarda pigramente nel cielo mentre loro stanno già atterrando nell’aeroporto di destinazione.
Però quest’anno la parata un po’ di simpatia me l’ha fatta. Sarà che è stata sospesa per due anni a causa del Covid e il suo ritorno è un gran bel segnale di ripresa di una vita quasi normale.

Sarà che c’è una guerra non lontano da noi che ci coinvolge in molti modi diversi, sia morali che materiali, e in fondo non ci dispiace constatare che ci sono uomini e donne e mezzi pronti a difenderci da eventuali attacchi e ad aiutare chi con attacchi assurdi e ingiustificati già deve drammaticamente confrontarsi. Non per niente il tema della manifestazione di quest’anno era “Insieme a difesa della pace”.
Non mi dilungo nella descrizione dei mezzi e delle tecnologie sofisticate fatte intravedere oggi e nemmeno ne sarei capace. Lascio questo compito agli esperti e mi limito a ricordare brevemente quello che ha suscitato l’inaspettata simpatia che ricordavo prima.
I 300 sindaci, uomini e donne, alcuni molto giovani, che hanno sfilato con le loro fasce tricolore. Alcuni molto emozionati, altri più “navigati”. Una figura, quella del sindaco, che è stata molto presente, nel bene e nel m…eno bene, nella gestione a livello locale dell’emergenza Covid.
Ecco la Brigata Sassari (i Dimonios) con il suo inno in sardo:

“Sa fide nostra
no la pagat dinari!
Aió, Dimonios!
Avanti, forza paris!"


Ecco il paracadutista che è riuscito ad atterrare in perfetta sincronia davanti al palco del Presidente Mattarella con un tricolore di 400 metri quadri disdegnando il materasso posato per lui sui temibili sampietrini romani.
Per la prima volta ha sfilato alla parata il personale della sanità civile. Mentre è tradizionale il passaggio delle crocerossine, impettite nelle loro divise bianche con la croce rossa sul copricapo.
Mi fanno simpatia perché mi ricordano un’amica che non c’è più e che mi diceva sempre che chissà cosa avrebbe dato per sfilare una volta nella vita con quella divisa.
Mi fanno un po’ di simpatia e molta pena i soldati che sfilano nei 32 gradi della prematura estate romana con le divise storiche, alcune delle quali comprendono voluminosi colbacchi di pelliccia.
Arriva una sfolgorante Lamborghini Huracan “vestita” da auto bianca e azzurra della Polizia di Stato.
Ma, si domanderanno molti sospettosi, cosa ci fanno i poliziotti con una Lamborghini, vanno a prendere l’aperitivo a Piazza di Spagna?
Tranquilli, gente, sembra che la sua attività principale sia quella di sfrecciare a 230 km orari sulle nostre autostrade per trasportare organi destinati ai trapianti.
Tra le varie personalità più o meno note che affollano le tribune allestite in Via dei Fori Imperiali si intravede il Generale Figliuolo, alpino ed ex commissario anti-Covid che ha a suo tempo ispirato battute e gag comiche per le numerosissime mostrine indossate sulla divisa. Ma è riuscito a dare con pacata decisione una bella sferzata alla campagna di vaccinazione e ci fa un po’ di simpatia anche lui.
Fa sicuramente simpatia Briciola, il piccolo cane meticcio mascotte dei Carabinieri che sfila con la sua divisa rossa. Si atteggia un po’, d’altronde abita al Quirinale!

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