L’11 di settembre, in Catalogna è festa nazionale. La Catalogna infatti si considera una nazione e da alcuni anni la classe politica al potere cerca di convincere i catalani che sono una nazione soprattutto oppressa. L’oppressione sarebbe cominciata l’11 di settembre del 1714, quando l’esercito del Governo centrale sconfisse quello insurrezionale, che sperava di mandare al potere un gruppo politico sostenuto dagli inglesi, speranzosi di guadagnarsi una nuova enclave nel mediterraneo dopo aver già occupato quella importantissima di Gibilterra. Oggi la questione dell’indipendenza e della sovranità viene agitata con sempre maggior passione e fanatismo, e sta provocando un confronto aspro e viscerale che ha spaccato la popolazione in due.  Il 1 di ottobre il Governo regionale ha indetto un referendum grazie al quale spera di poter poi dichiarare l’indipendenza della Catalogna, proclamare la Repubblica e formalizzare la secessione dalla Spagna. La Corte Costituzionale ha dichiarato questo referendum incostituzionale. Gli indipendentisti sono sostenuti abbastanza scopertamente dalle istituzioni regionali ma forse non sono la maggioranza. Fatto inusuale in questa disputa, quella che potrebbe essere la maggioranza silenziosa, gli altri catalani, questa volta hanno cominciato a farsi sentire e il loro manifesto circola sul web vertiginosamente. Eccone il testo.

MANIFESTO DEGLI ALTRI CATALANI
Siamo gli altri Catalani: quelli che quando andiamo alle manifestazioni ci comportiamo come persone civilizzate, che non hanno mai messo nessuna bandiera sul balcone, siamo tranquilli, tolleranti, laboriosi, pacifici, discreti e amici dei nostri amici; vogliamo godere della buona salute, dell'amore e del lavoro, come tutti gli altri; noi crediamo nella famiglia e nell’ impegno personale e non in donazioni e sovvenzioni per raggiungere i nostri obbiettivi; amiamo la pace e la libertà.

Odiamo la corruzione, la violenza, l'abuso del potere, la manipolazione e le menzogne.
Siamo bilingue senza complessi; facciamo zapping senza problemi per tutte le opzioni e il film che abbiamo visto ieri non ricordiamo più in quale lingua lo abbiamo seguito (catalano o castigliano).
Ci piace lo sport e incoraggiamo Nadal come Ferrer, Lorenzo, Alonso, il Barça, l’Español e la Nazionale, e non ci importa se il gol lo segna un catalano o un mancego quando dobbiamo competere per la Coppa d’Europa o per i Mondiali. E per rispetto non fischiamo l'inno di Spagna, né alcun altro inno.
Siamo stufi del 'procés' e della bassa politica in generale piena di troppe bugie. Abbiamo votato il meno peggio, per esclusione.
Odiamo coloro che fomentano le fobie tra territori, qualunque sia il loro colore, che siano di questa o di qualsiasi altra parte, per conquistare quattro voti, mantenere la poltrona e continuare a prendersi la zuppa appena fatta, a carico di tutti.
Non crediamo che l'indipendenza sia la soluzione a tutti i nostri problemi: non siamo così ingenui; riteniamo che la politica del conflitto e i suoi leader siano proprio parte del problema.
Perché la situazione è così tesa? Non dovrebbero tutti lavorare per uscire da questa crisi, smetterla di raccontarsi sciocchezze e di affrontarsi l’uno contro l’altro? Siamo in molti a pensarla così, ma non siamo né visti né ascoltati, siamo "gli Altri". E anche se sanno che ci siamo ci ignorano perché non la pensiamo come loro.
Dopo il fallimento del prossimo 1 ° ottobre ci saranno nuove elezioni regionali. Informate tutti quelli che fanno parte degli "Altri", le vostre conoscenze, gli indecisi, quelli che pensano di non essere d’accordo con quanto sta accadendo, che dal nostro voto nelle future elezioni regionali dipende dipende se la Catalogna resti un feudo di quelli che basano il loro discorso sull'odio degli altri spagnoli, indottrinando i nostri figli nelle scuole e diffondendo propaganda e bugie attraverso canali della Regione e altri mezzi di comunicazione acquistati con sovvenzioni pagate con i nostri soldi. Dobbiamo pretendere che i costituzionalisti siano al di sopra degli interessi dei loro partiti.
Viva Catalogna!
Dobbiamo dimostrare a quelli che guidano il 'procés' che nel mondo siamo catalani e spagnoli. Facciamogli vedere che non abbiamo creduto alla menzogna vile che "Espanya ens ruba", quando gli unici che ci hanno rubato sono loro: le nostre risorse, i nostri soldi, il nostro orgoglio e la nostra dignità, cercando invano di farci sentire inferiori e di seconda classe. Dobbiamo dire a loro e al mondo basta con le dimostrazioni di odio, basta con l’intolleranza e con le minacce a coloro che non collaborano o non la pensano come loro. Dobbiamo fermare questa avventura che ci ha portato e ci porterà solo più povertà economica e intellettuale e più crisi anche se ci promettono il paradiso.
Perché amiamo la Catalogna, perché amiamo la Spagna, perché vogliamo rimanere europei, viva Catalogna!

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TEMPI MODERNI, di Marco Borsotti -

Tempi Moderni  fu l'ultima apparizione di Charlot, il vagabondo creato da Charlie Chaplin, personaggio principale di questa storia surreale che racconta della grande recessione e della meccanizzazione nella fabbrica.   Chaplin descriveva la nuova versione di capitalismo che si era affermata, infatti il Fordismo aveva trasformato le linee di produzione in catene di montaggio che, come si vede nelle sequenze iniziali della pellicola, provocano l'alienazione del personaggio che perde il senso della ragione che troverà soltanto quando alla fine insieme alla monella con cui si é incontrato si avvierà per una strada che porta all'orizzonte per abbandonare tutta la follia rappresentata da quel modo inumano ideato per  sfruttare le persone. Oggi, viviamo in una forma altrettanto alienante di società dove una nuova forma di capitalismo sta attaccando i diritti e le tutele del lavoro subalterno conquistati in decenni di lotte. L'ideologia che sottintende questo processo é poco nominata ed anche poco conosciuta pur se i suoi principali fautori hanno scritto opere di successo per esemplificarne il modo d'operare e la filosofia politica che la caratterizza. Il neo-liberismo, questo é il nome che le fu dato a Parigi in un congresso tenuto nella capitale francese nel 1938, esalta i diritti dell'individuo promuovendo il successo del più forte.

 

 

GIORNI STORICI PER LA CATALOGNA
di Gisella Evangelisti
A volte mi é capitato di assistere a momenti storici, come il referendum contro Pinochet e il primo concerto degli Inti illimani a Santiago, o il processo iniziale post liberazione del Nicaragua, o la Marcia dei 4 suyos in Perú contro Fujimori...sono momenti algidi dove si cristallizza  e senti quest'ansia di bene e di giustizia della gente. poi i politici mostrano i loro limiti, ma quest'ansia di bene resta e poi riesplode. in questo frangente, é stata chiarissima la doppia visione dela realtá che hanno la destra spagnola (non tutti gli spagnoli, per fortuna, ci sono state anche manifestazioni a favore), e il 90 % dei catalani, quando mi dicevano: noi siamo diversi dagli spagnoli, ora lo capisco.

THE DAY AFTER

Aaron Benjamin Sorkin, è uno dei più popolari scrittori americani autore di libri e sceneggiature televisive di grande successo. La lettera che segue è stata scritta il giorno dopo le elezioni dell’8 novembre e pubblicata su Vanity Fair dove può essere letta per intero nella sua versione originale.

"  Famiglia,
il mondo è cambiato ieri sera tardi e non ho avuto modo di potervi proteggere. E 'una sensazione terribile per un padre. Non vi voglio addolcire la pillola. Quanto è accaduto è davvero orribile. Non è certo la prima volta che il mio candidato alla presidenza non vince (in realtà è almeno la sesta ), ma è la prima volta che vince un maiale assolutamente incompetente, pieno di idee pericolose, un tipo affetto da seri disturbi psichiatrici, senza nessuna conoscenza del mondo e privo di qualsiasi curiosità per cominciare ad imparare.
E non è stato solo Donald Trump a vincere la scorsa notte, hanno vinto anche i suoi sostenitori. Il Ku Klux Klan ha vinto la scorsa notte. Nazionalisti bianchi. Sessisti, razzisti e buffoni, giovani e arrabbiati bianchi che pensano che la musica rap e Cinco de Mayo siano una minaccia per il loro modo di vita (o sono la ragione per il loro modo di vita) hanno avuto la loro occasione per festeggiare. "[……. LINK] [trad. red.]
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IL CAPITALISMO DIVORERA' LA DEMOCRAZIA

La democrazia, governo del popolo per il popolo é in pericolo. I suoi principali nemici si annidano nei Consigli d'Amministrazione delle grandi corporazioni finanziarie che privilegiano il loro modo di generare profitto sulla volontà dei cittadini. Esiste, però, un modo per rispondere ed é quello che anche nel remoto passato di civiltà come quella ateniese funzionava. Basta dare voce a tutti senza privilegi di censo ed allora la democrazia può fare il miracolo e risorgere a nuovo splendore. Varoufakis ci dice che questa é la sfida per l'Europa di oggi, ritrovare la sua origine democratica.

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