AFFRESCO CATALANO

di Paolo Basurto

In Catalogna ci sono state le elezioni il 21 di dicembre. Indette dal Governo centrale per rinnovare tutte le cariche istituzionali regionali, dichiarate decadute dal Parlamento nazionale dopo la Dichiarazione di indipendenza approvata dal Parlamento regionale. Tre risultati possono ritenersi certi. Il Partito che sostiene il Governo centrale (il Partito Popolare – PP) è stato sonoramente sconfitto. Il 52% dei catalani ha votato contro i Partiti indipendentisti. Per effetto dei meccanismi della legge elettorale, i deputati indipendentisti costituiscono la maggioranza anche se per una differenza di soli tre voti (un po’ come negli USA dove Trump è stato eletto nonostante la maggioranza degli americani non abbia votato per lui).

La situazione dunque è a dir poco confusa e soprattutto contraddittoria. Se si fosse trattato di un Referendum, la questione sarebbe ormai risolta perché è chiaro che i contrari all’indipendenza superano, anche se solo di un 2%, quelli che invece sono a favore. Ma si è votato per le istituzioni regionali che, premiando i fattori provinciali e comunali, vedranno probabilmente alla loro guida una classe politica a favore dell’indipendenza e saranno dunque in conflitto con la maggioranza, per quanto risicata, della popolazione in Catalogna. Questa frattura è sempre più profonda e sta mettendo le radici in un terreno emotivo e assai poco razionale che divide la gente indipendentemente dalle loro tradizionali appartenenze ideologiche, o professionali o culturali o di censo.
Mi ha sempre incuriosito l’opinione della gente che incontro per caso. Così ho pensato di mettere i loro commenti assieme a quelli di amici e altri conoscenti. Ne è venuto fuori un affresco colorito dove i colori dominanti sono rabbia, disgusto, frustrazione e, soprattutto disinformazione.  
I°Tassista - Dov’è che la porto?
- Guardi vado alla Caie Melchior de Palau, si trova assai vicino alla Stazione di Sants
- Sì sì, la conosco. … Mi scusi, eh, Lei è straniero, perciò mi permetto di dirglielo. Qui non esistono ‘caie’. Qui si dice ‘Carrer’. E anche Melchior non si dice. Si dice Melcior. In Catalogna si parla Catalano.
- Ah, mi dispiace. Pensavo che in spagnolo sarebbe stato uguale; io, il catalano non lo conosco.
- Spagnolo spagnolo. Lo spagnolo non esiste. Semmai il castigliano.
-Aah.. Ma qual è la differenza?
-Il castigliano è la lingua dell’oppressore. Lei non lo sa, ma ai tempi di Franco il catalano era proibito. Mio nonno è stato in galera per questo.
- Vabbè, ma è già passato un bel po’ di tempo. Eppoi ormai il catalano lo insegnano nelle scuole. Anche se ho letto che il 90% dei catalani domina lo spagno…il castigliano, mentre il catalano lo domina solo un 30%.
 - Questa è la propaganda di Madrid. Il catalano è la nostra vera identità. Io sono orgoglioso di essere catalano e se non fosse per tutti questi immigrati… Madrid ci ha rovinato. Ci dissangua.AffrescoCatalano1
-Eppure la Catalogna è ricca, è la regione più ricca del Paese.
- Quelli di Madrid ci rubano un sacco di soldi e non ci restituiscono quasi niente.
- E lei pensa che questo giustifica una secessione ?
- Siamo stufi di essere sfruttati. Quelli di Madrid sono corrotti e noi ne paghiamo le conseguenze. Noi siamo un Popolo e vogliamo la nostra autonomia, la nostra libertà. E’ il nostro diritto.
- (Scendo dal taxi assai perplesso. Quello che più mi fa pensare è il sentimento determinato di appartenere ad un Popolo. Chissà come è possibile definire un popolo; con quali parametri. Storici ? Linguistici? Politici? Un fatto è certo la Catalogna non è mai stata né sovrana né indipendente. Una terra di frontiera con una classe dirigente di ricchi commercianti dalla lealtà ideologica e politica molto ambigua. Prima della cacciata degli arabi, aveva sempre fatto parte del gran regno di Aragona. Ma come parlarne a sufficienza con un autista di taxi nel breve tempo di una corsa? Mi sarebbe piaciuto conoscere meglio la storia del nonno).
In piazza con un avvocato di sinistra, leggendo assieme quello che è stato l’ultimo atto di Puigdemont President,  prima della sua destituzione: la proclamazione della Repubblica catalana.
- Puigdemont- " [...] Llegados a este momento histórico, y como presidente de la Generalitat, asumo al presentar los resultados del referéndum ante el Parlamento y nuestros conciudadanos, el mandato del pueblo de que Cataluña se convierta en un estado independiente en forma de república. Esto es lo que hoy corresponde hacer. Por responsabilidad y por respeto. Y con la misma solemnidad, el Gobierno y yo mismo proponemos que el Parlamento suspenda los efectos de la declaración de independencia para que en las próximas semanas emprendamos un diálogo sin el cual no es posible llegar a una solución acordada."
- Avvocato: Ma si rende conto? Ma come osa questo signore parlare in nome del popolo catalano. Come si azzarda a buttarci in una crisi senza uscita senza proporre nemmeno uno straccio di progetto per affrontare una cosa così complicata come la secessione unilaterale dalla Spagna. Il Governo che abbiamo a Madrid è fatto da fascisti nostalgici del franchismo e delle maniere forti. Ma imboccare la via della secessione perché non siamo riusciti ad avere un capo di Governo migliore di Rajoy non ha nessun senso. E se Rajoy è stupido e autoritario e gli indignati che sono scesi in Piazza hanno tutte le ragioni per gridarglielo in faccia, ebbene Puigdemont non è da meno e in più è un criminale, perché sta portando il Paese al limite di una nuova guerra civile. Come se non ne avessimo avuto abbastanza.
- Christian, il ragazzo mago del computer: La politica è una merda. So solo che è peggio di una sconfitta del Barça. Tutti a litigare come pazzi. Altro che dialogo. Mia madre è indipendentista sfegatata e mantiene la bandiera della Catalogna sovrana, quella con la stella, ben in mostra sul balcone, da almeno un mese. Mia sorella va e viene da Valencia, dove pureAffrescoCatalano7 parlano catalano ma sono una comunità autonoma da secoli, si sente assolutamente spagnola e accusa mia madre di farsi manipolare dalla propaganda della Televisione e della Radio regionali, finanziate dal Governo locale. Io ho fatto l’Erasmus, ed è stato l’anno più bello della mia vita e adesso questi matti vogliono farci uscire dall’Europa. Però non capisco perché Madrid ha boicottato il Referendum. Sicuramente gli indipendentisti lo avrebbero perso. E non avremmo avuto queste elezioni che ci rimettono dove eravamo: una strada senza uscita.
- La giornalista italiana : Io ci sono nata in Catalogna e qualcosa ne so. C’è un nazionalismo catalano ma anche uno spagnolo; da un lato c’è il risentimento dei catalani per la odiosa oppressione perpetrata da Franco e dall’altro un anticatalanismo spagnolo (e di destra) come reazione ai numerosi tentativi della Catalogna di voler rompere l’unità del Paese; della Grande Spagna. Nostalgia di un impero che fu.
Montse, l’amica di Ana: la cultura catalana è ricchissima ed è frutto di un grande popolo che non merita di essere oppresso. Il 1 Ottobre, il giorno del referendum, sembrava che la polizia nazionale volesse mitragliare la gente che andava a votare. Gli elicotteri volavano sulla città con l’evidente intenzione di intimorire la popolazione. E’ stato un giorno lugubre.  Il Catalano è più antico della Spagna (!).
- Vicente, il macellaio sotto casa : Ma avete visto quante persone? Un milione e passa di gente per le strade di Barcellona, chiedendo il rispetto della democrazia e dei diritti dei popoli a esprimere la propria volontà. Rajoy è stato uno stupido. L’unico modo perché rimedi ai disastri che ha combinato è rassegnare le dimissioni; andarsene. E Dio volesse che facesse così anche il Re.
- II° Tassista : Guardi, io fino ad adesso, non dicevo mai quello che pensavo della situazione politica. Gli indipendentisti sono piuttosto prepotenti e a me non mi piace litigare. Ma ora basta, non se ne può più. C’è stato un periodo che anch’io simpatizzavo per la causa, soprattutto perché è vero che delle tasse che paghiamo ce ne ritorna ben poco per colpa della cattiva amministrazione di Madrid. Ma adesso sono proprio stufo di tutte le bugie e la confusione che stanno provocando. Il President parla sempre che vuole il dialogo. Ma dico io, come si fa a volere il dialogo quando dell’unica cosa di cui vuole parlare con Madrid è di come dichiarare l’indipendenza. Rajoy sarà pure un cretino ma è ovvio che non si può fare un dialogo a queste condizioni. Troppe bugie. Altro che volontà del popolo. Questa è solo una presa per il culo, se mi passa l’espressione, e molta gente ci crede. Adesso hanno messo in giro la frottola che il giorno del referendum c’erano gli AffrescoCatalano2elicotteri dell’esercito che hanno sorvolato tutto il giorno la città e che diecimila soldati si trovavano in una nave al Porto vecchio pronti a intervenire. Quel giorno sono stato di servizio tutto il tempo. Di soldati nemmeno uno e nemmeno una nave militare al Porto. Giocava il Barça e come sempre in queste occasioni, c’erano un paio di elicotteri della polizia per controllare la folla. Che poi la partita si è pure giocata a porte chiuse per volontà della Federazione. Francamente non riesco a capire perché ci beviamo tante fesserie.
- Il Segretario del Circolo di Podemos che frequento nel quartiere: E’ triste, ma è così: Podemos ha cercato di fare il doppio gioco. Prima ha detto che era in favore del Referendum poi ha preso posizione contro la Dichiarazione di Indipendenza. Questa mancanza di chiarezza ci ha portato ad una scissione in Catalogna. Trovo una cosa assurda dichiarare l’indipendenza unilateralmente. Gli indipendentisti sono dei fanatici. Innanzitutto non c’è un vero motivo che sia capace di giustificare la secessione. Ce ne sono invece mille per rivedere la Costituzione e dare un nuovo assetto a tutta la struttura istituzionale dell’intero Paese. Questo dovrebbe essere il vero obbiettivo del nostro Partito.
- Un’amica psicologa: Non è facile spiegarsi quello che sta succedendo. Vivo qui da tanto tempo che credevo di aver capito qualcosa della mentalità catalana. Perché qualcosa di particolare questi catalani ce l’hanno. Sono orgogliosi, hanno un forte senso della loro comunità e si arrabbiano con chi non la rispetta; sono un po’ taccagni e un po’ provinciali ma la loro disponibilità e tolleranza è fuori discussione. Che si sia davvero arrivati a spaccare in due la collettività è un’amara sorpresa frutto forse di una frustrazione dovuta alla crisi economica, ben manovrata dalle forze politiche al potere in Catalogna da più di dieci anni.
- La pescivendola: Per me sono tutti ladroni, quelli di Madrid e quelli di qui. Perciò dobbiamo essere indipendenti se vogliamo cambiare le cose. Eppoi basta, non vogliamo più pagare per quelli che non vogliono lavorare, come questi scansafatiche dell’Andalusia. Che si dessero un po’ daffare anche loro per conto loro.
- III° Taxi : Io qui mi sono sempre trovato bene. Sono arrivato da Granada sei anni fa. Mi hanno obbligato a imparare il catalano e così ho sempre trovato facilmente lavoro. Non mi manca niente e, a parte questa storia della lingua, che ancora non la so scrivere, per il resto la Città è piacevole e mi sposerò con una di qui. Pago le tasse, ma mi sembra giusto. Non mi sono mai occupato di politica, ma adesso mi fa male pensare che potrebbero obbligarmi a non sentirmi più spagnolo. Proprio non capisco perché, quali ragioni ci sono. Quelli di Madrid rubano. Ma anche quelli di qui rubano e forse di più. Guardi un po’ quello che ha combinato il Padre del partito per l’indipendenza, Pujol. Lui e tutta la sua famiglia.

 

L'affresco è naturalmente incompiuto e non mancheranno le sorprese. Una nuova proposta di secessione è emersa , ma il distacco stavolta non è dalla Spagna ma.... dalla Catalogna. Una popolosa regione costiera, comprendente AffrescoCatalano8Barcellona e Tarragona e chiamata Tabarnia, chiede di separarsi dalla Catalogna e di costituire una nuova  Comunità autonoma in seno allo Stato Spagnolo. Si tratta per ora di un progetto più satirico che politico, ma non si sa mai. Questa regione è dove gli indipendentisti sono in netta minoranza. Ormai può accadere di tutto.

 

 

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'Dalla curva del fiume all'improvviso' un romanzo di Gisella Evangelisti, pubblicato qualche tempo fa  in lingua spagnola è ora pubblicato in italiano, dall'Editore Fabio Croce. Il libro è già apparso a puntate sul sito di Partecipagire.net, con il titolo 'Farfalle Rosse', da dove può essere scaricato nella sua versione completa, nell'area dei downloads- Categ. Libri a Puntate . 'Farfalle Rosse' [Dalla curva del fiume all'improvviso] è il racconto di una vita, o meglio, di più vite, quante sono quelle nelle quali si incarna la protagonista, tessendo una tela di fili imprevedibili tra continenti e culture profondamente diversi. Nello stile della Evangelisti, dove ironia e poesía si mescolano, il dramma non sfugge ma rafforza una visione energica e tenace che aiuta la ricerca e la speranza di una spiritualità che dia senso all'amore e alla quotidianeità. [Link al download] Il libro è disponibile anche su Amazon.

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TEMPI MODERNI, di Marco Borsotti -

Tempi Moderni  fu l'ultima apparizione di Charlot, il vagabondo creato da Charlie Chaplin, personaggio principale di questa storia surreale che racconta della grande recessione e della meccanizzazione nella fabbrica.   Chaplin descriveva la nuova versione di capitalismo che si era affermata, infatti il Fordismo aveva trasformato le linee di produzione in catene di montaggio che, come si vede nelle sequenze iniziali della pellicola, provocano l'alienazione del personaggio che perde il senso della ragione che troverà soltanto quando alla fine insieme alla monella con cui si é incontrato si avvierà per una strada che porta all'orizzonte per abbandonare tutta la follia rappresentata da quel modo inumano ideato per  sfruttare le persone. Oggi, viviamo in una forma altrettanto alienante di società dove una nuova forma di capitalismo sta attaccando i diritti e le tutele del lavoro subalterno conquistati in decenni di lotte. L'ideologia che sottintende questo processo é poco nominata ed anche poco conosciuta pur se i suoi principali fautori hanno scritto opere di successo per esemplificarne il modo d'operare e la filosofia politica che la caratterizza. Il neo-liberismo, questo é il nome che le fu dato a Parigi in un congresso tenuto nella capitale francese nel 1938, esalta i diritti dell'individuo promuovendo il successo del più forte.

 

 

GIORNI STORICI PER LA CATALOGNA
di Gisella Evangelisti
A volte mi é capitato di assistere a momenti storici, come il referendum contro Pinochet e il primo concerto degli Inti illimani a Santiago, o il processo iniziale post liberazione del Nicaragua, o la Marcia dei 4 suyos in Perú contro Fujimori...sono momenti algidi dove si cristallizza  e senti quest'ansia di bene e di giustizia della gente. poi i politici mostrano i loro limiti, ma quest'ansia di bene resta e poi riesplode. in questo frangente, é stata chiarissima la doppia visione dela realtá che hanno la destra spagnola (non tutti gli spagnoli, per fortuna, ci sono state anche manifestazioni a favore), e il 90 % dei catalani, quando mi dicevano: noi siamo diversi dagli spagnoli, ora lo capisco.

FORTUNE E SFORTUNE DI DONALD TRUMP

SE TRUMP DURASSE QUANTO BERLUSCONI

 Luigi Zingales pensa che Trump somigli molto a Berlusconi e ha scritto un articolo interessante sul New York Times. Il noto economista consiglia agli americani di studiarsi per bene gli errori che la sinistra italiana ha commesso durante il regno di Berlusconi, per cercare di non ripeterli. Chissà che la sinistra americana (ammesso che esista e conti qualcosa) non sia meglio di quella italiana.        [L’originale inglese si trova a questo LINK; di seguito si offre la traduzione dei primi paragrafi]

"Cinque anni fa, ero già preoccupato per il rischio di una presidenza di Donald J.  Trump. La maggior parte delle persone ci ridevano su. Lo ritenevano impossibile. Non sono stato particolarmente lungimirante; vengo dall’ Italia, e avevo già visto questo film, interpretato da Silvio Berlusconi, che ha guidato il governo italiano come primo ministro per un totale di nove anni tra il 1994 e il 2011. Sapevo come sarebbe andata a finire. Ora che il signor Trump è stato eletto presidente, il parallelo con Berlusconi potrebbe offrire una lezione importante su come evitare di trasformare una vittoria ottenuta sul filo del rasoio in un affare capace di durare due decenni.   [leggi tutto ]
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THE DAY AFTER

Aaron Benjamin Sorkin, è uno dei più popolari scrittori americani autore di libri e sceneggiature televisive di grande successo. La lettera che segue è stata scritta il giorno dopo le elezioni dell’8 novembre e pubblicata su Vanity Fair dove può essere letta per intero nella sua versione originale.

"  Famiglia,
il mondo è cambiato ieri sera tardi e non ho avuto modo di potervi proteggere. E 'una sensazione terribile per un padre. Non vi voglio addolcire la pillola. Quanto è accaduto è davvero orribile. Non è certo la prima volta che il mio candidato alla presidenza non vince (in realtà è almeno la sesta ), ma è la prima volta che vince un maiale assolutamente incompetente, pieno di idee pericolose, un tipo affetto da seri disturbi psichiatrici, senza nessuna conoscenza del mondo e privo di qualsiasi curiosità per cominciare ad imparare.
E non è stato solo Donald Trump a vincere la scorsa notte, hanno vinto anche i suoi sostenitori. Il Ku Klux Klan ha vinto la scorsa notte. Nazionalisti bianchi. Sessisti, razzisti e buffoni, giovani e arrabbiati bianchi che pensano che la musica rap e Cinco de Mayo siano una minaccia per il loro modo di vita (o sono la ragione per il loro modo di vita) hanno avuto la loro occasione per festeggiare. "[……. LINK] [trad. red.]
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