I BENEFICI DELL'IMMIGRAZIONE, di M. D'Angelo

Alla lunga tutti gli immigranti contribuiranno al prelievo fiscale più di quanto otterranno dalla spesa pubblica in forma di assistenza.

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MADRI MAESTRE

Da madri a insegnanti, senza aspirare alla santitá: quattro casi italiani

di Gisella Evangelisti

In una primavera asfittica, quando l'Italia smetteva di cantare e applaudire i nostri medici eroici (in gran parte donne) dai balconi, tra vecchi problemi (i femminicidi non si sono fermati) e nuova povertà, molte donne hanno dovuto affrontare  situazioni senza precedenti, come la chiusura delle scuole. Giocoforza, ma dando il massimo. 

T.A (preferisce l'anonimato), 43 anni, ha vissuto gran parte della sua vita fuori dal paese, con esperienze di lavoro entusiasmanti, incluso l'insegnamento di letteratura ispanica all'Università di Harvard. Ora ha dovuto parcheggiare le sue ricerche per fare da insegnante a suo figlio S., 8 anni, appassionato di calcio e dinosauri, per accompagnarlo nei compiti e portarlo, ad esempio, a scrivere dritto, invece di vagare  in diagonale su un'intera pagina, o a rimuovere le bucce di banana dimenticate sotto il letto. Il suo appartamento nella città veneta dove risiede non è grande, ma ha una terrazza di 4 metri per 4, che nei giorni di sole può diventare un laboratorio di pittura, una pista da ballo, o una palestra per le gimkane inventate dal bimbo. 

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO

PREVENZIONI PSICOLOGICHE, PERCEZIONI E RAZZISMO

L'OSTACOLO MAGGIORE

di Massimo D'Angelo

  1.Politiche migratorie e consenso sociale

Una nozione tratta dal moderno diritto pubblico è che la capacità di una legge (e, per estensione, della politica che la ispira) di essere applicata con efficacia

I N D I C E

[per attivare links ipertestuali, aprire l'articolo]

      (a)          Il contenuto dei messaggi e la scelta del pubblico destinatario
      (b)          La deformazione del contenuto dell’informazione
      (c)          La scelta del liguaggio
      (d)          La scelta delle modalità di comunicazione: creare le notizie
      (e)          L’amplificazione della comunicazione
          ° Dalla cultura della paura alla ricerca di un “nemico” da odiare
          ° Involuzione culturale, deterioramento del linguaggio e tentativi di moderazione a confronto
          ° Alla ricerca di una rivoluzione culturale: segnali di una resistenza basata sui valori
          ° Un fenomeno tutto italiano: il movimento delle “sardine”
non dipende soltanto dal suo valore coercitivo,[1] ma trae la sua forza dal consenso sociale che la sostiene e ne condivide le premesse, le modalità, e le attese conseguenze della sua promulgazione.[2] Tale “consenso sociale” diviene pertanto una condizione necessaria per assicurarne l’applicabilità. Mancando il consenso sociale, l’operatività della stessa legge e della relativa politica svanisce, rischiando di venir disattesa nonostante la sua obbligatorietà formale. Questo vale tanto più in una società democratica,[3] che continuamente persegue l’obiettivo di tradurre la volontà popolare nelle sue leggi, e che considera le istituzioni rappresentative come mezzi ideali per canalizzare il consenso sociale attraverso criteri maggioritari, libere espressioni dei cittadini.

UN ALTRO DOPO E' POSSIBILE?

Riflettendo sulle pandemie con Simonetta Pirazzini, ginecologa esperta di medicina pubblica, che porta nel suo zaino esperienze di lavoro, in Palestina, Uganda, Cina, India, Africa subsahariana, Perù e Brasile.

di Gisella Evangelisti

Per molti l'esperienza sconvolgente del lockdown per coronavirus é un'occasione rara per poter pensare...

E pensiamo, allora. Per me, d'altra parte, il silenzio non è una novità. Sono stata figlia unica di padre e madre anche loro figli unici, alla fine dell'universitá ho deciso di lasciare il fidanzato e dedicarmi a curare donne e bambini in giro per il mondo. Perché le donne?, non c'è bisogno di spiegarlo. Perché vivono in condizioni di inferiorità quasi ovunque, nonostante a volte lavorino ben più duramente dell'uomo, dentro e fuori la famiglia, ed è fondamentale dare loro più dignità e importanza, prendendosi cura della loro salute. E stato un lavoro in situazioni a volte estreme. Mi sono imbattuta in tutte le malattie più comuni in Africa, morbillo, difterite, meningite, malaria, malattie respiratorie, AIDS, colera, mi mancava solo l'Ebola. Ho lavorato a progetti che implementavano sistemi di prevenzione sanitaria, e talvolta ospedali, come in Uganda.

CHE PENSARNE ?

Quel Pandemonio di Trump

Negli USA, al 26 aprile, si contano ormai 54mila morti a causa dell’epidemia prodotta dal Corona-virus 19. In molti Stati si applicano norme rigorose di confinamento, nonostante i pareri prima contrastanti poi solo riluttanti del Presidente. In altri Stati si sono invece verificate manifestazioni di folla protestando duramente contro il confinamento. Ma non tutti trovano difficile farsi un’opinione. Ecco quello che ne pensa un noto giornalista statunitense, Premio Pulitzer nel 2006, Jim Risen che scrive su Intercept, il 22 aprile scorso, quanto segue:

Le grandi catastrofi mettono a nudo la verità sui nostri leader. La gestione caotica e negligente di Trump della pandemia di Covid-19 ha rivelato, una volta per tutte, che è uno psicopatico corrotto e narcisista.

Le sue conferenze stampa frastornanti e incoerenti, in cui si scatena in ogni direzione, continuano a dimostrare che ha un urgente bisogno di cure psichiatriche. Mostra le tendenze egocentriche di un bambino piccolo”.

Il New York Times ha pubblicato un articolo sulla decadenza della leadership americana. Forse è questo che aumenta l’arroganza e la pericolosità di un Presidente del Paese militarmente più potente del mondo. Forse l’Europa dovrebbe svegliarsi dal comodo sogno del Paese amico e fedele e prendere finalmente misure adeguate per allentare la dipendenza dagli USA e aumentare la propria autonomia economica e militare. [P.B.]

 

 

 

LA PANDEMIA FA BENE ALLA BORSA? 

 di Paolo Basurto

Il 10 aprile Trump regalava agli americani un twitter entusiasta : “This week, in only 4 days, we had the biggest Stock Market increase since 1974. We have a great chance for the really big bounce when the Invisible Enemy is gone! “ Il Nemico Invisibile è ovviamente il corona-virus. C’è da rimanere interdetti e non tanto per la gioiosità di Trump quanto per quella della Borsa. Perchè proprio quando il numero di morti per l’epidemia negli Stati Uniti diveniva il più alto del mondo e si avvicinava alla tremenda cifra di 12mila, la Borsa americana registrava un rialzo dei valori azionari che da almeno 46 anni non se ne era realizzato l’uguale. 

LA PANDEMIA DI TRUMP

COMPORTAMENTO CRIMINALE O CONSUETA POLITICA ?

 di Paolo Basurto

Gli Usa hanno ormai contabilizzato il numero più alto di morti a causa della pandemia del coronavirus. Come in Inghilterra, solo poche settimane fa, il pericolo di un’ondata contagiosa del virus, veniva considerata trascurabile, anzi risibile. Meglio non fare niente. Non c’è niente da fare. Pensa solo che si tratta di un raffreddore; diceva Trump. Mentre Boris Jonson, già in quarantena e, in questo momento, in ospedale, ironizzava sulle molte mani che gli toccava di stringere per la sua funzione. Le preoccupazioni dei due uomini di Stato erano chiaramente di ordine economico. Non fermare la macchina produttiva e commerciale valeva il rischio di qualche danno collaterale come la morte di alcune migliaia di persone.

SE L'EUROPA SI INFRANGE SULLA VOCE

di Roberto Nassi

Da un articolo di Federico Fubini sul «Corriere della sera» del 28 marzo si apprendono alcuni retroscena del vertice a distanza tra i leader europei estenuatosi in fumata nera due giorni innanzi.
Oggetto del consiglio è la ricerca di risposte adeguate alla bufera economico-sociale che flagella l’Europa (in buona compagnia sul pianeta) nel tempo del contagio.
Il giornalista, facendo riferimento a una pluralità di fonti, riferisce di un dialogo tra sordi, in ripetuto stallo e carico di tensione.

SULEIMANI - ARMI AFFARI ASSASSINII

di Paolo Basurto

E’ trascorso piu’ di un mese dall’assassinio del Generale iraniano Suleimani. L’Amministrazione USA ha ammesso senza batter ciglio di aver ordito questo omicidio. L’Europa (ma non tutta) ha storto la bocca mostrando una molto prudente disapprovazione. Qualche giornalista si è domandato quali potevano essere i veri motivi, mentre l’opinione pubblica rimaneva abbastanza fredda incapace di mostrare interesse per un avvenimento distante, apparentemente misterioso, e apparentemente marginale. Oggi l’avvenimento è completamento dimenticato in Europa.

VIOLENZA IN CILE

CAMBIO COSTITUZIONALE O GUERRA SOCIALE

di Jorge Fernandez * (da Santiago del Cile)                 [link orig. spagnolo; trad. it. P.B.]

Febbraio in Cile è mese di vacanza estiva. La storia dice che non succede niente. I Ministeri sono lasciati alla responsabilità dei sostituti. Le contestazioni dei partiti politici nelle mani della terza linea. Le grandi città si svuotano. È un piacere guidare per le strade senza traffico, andare al cinema o semplicemente lasciarsi andare passeggiando per piazze e parchi.  Sempre è stato così. Ma non quest'anno.

La crisi esplosa in ottobre ha messo sottosopra il paese. Le proteste continuano, la violenza ha preso il sopravvento nei centri nevralgici  della città. Come all'inizio degli anni Settanta del  secolo scorso, le riunioni di famiglia e di amici sono infiammate da modi opposti di interpretare gli avvenimenti. La Destra è ancora nel passato. La Sinistra, è divisa tra chi cerca una soluzione politica e chi, invece, vorrebbe che le contraddizioni si acuissero, finalmente. Eppoi il Centro, imprigionato nella sua prospettiva di dialogo senza fratture. Tra la gente, ci si interroga continuamente: quando si fermerà la violenza? A quale costo si potrà superare questa situazione?

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO

I BENEFICI DELL’IMMIGRAZIONE

Parte VIII - A

di Massimo D’Angelo

 

  1. Un mito da sfatare?

Il 14 settembre 2019 condivisi su Facebook la notizia che l’Italia aveva assegnato un porto sicuro alla Ocean Viking per far sbarcare a Lampedusa 82 naufraghi, salvo distribuirne 58 in Germania, Francia, Portogallo e Lussemburgo, che avevano accettato di accoglierli. È stato sufficiente pubblicare quel post per suscitare due reazioni negative: la prima “scherzò” su quanto gli abitanti di Lampedusa avrebbero apprezzato la notizia; la seconda sottolineò il rischio che 1 milione di profughi in Libia avrebbero seguito quell’esempio per sbarcare in Italia.[i] In altre parole, è linvasione. Vengono ad invadere le nostre strade, ad occupare le nostre case, a prendere i nostri posti di lavoro. In breve, sono un danno per il nostro paese.  Questo giustifica una domanda di fondo che sarà l’oggetto di questa Parte VIII di questo saggio: è l’immigrazione un danno o un beneficio per il paese ricevente?

TERREMOTO IN CILE

di Jorge Fernandez (*) 

[link orig. spagnolo; trad. it. P.B.]

Fino ad un anno fa, quando un giovane in Cile affrontava l’esame per entrare all’Università (la PSU-Prueba de Seleccion Universitaria) la domanda ovvia era: allora, com’è andata ? Quest’anno, invece, la domanda è: allora, sei riuscito a farlo? Un dieci per cento dei circa 300 mila giovani iscritti all’esame, non hanno potuto darlo a causa delle manifestazioni contro questo tipo di esame, avvenute in alcune delle sedi dove l’esame avrebbe dovuto svolgersi. L’esame era programmato per il novembre dello scorso anno, ma è stato rimandato ben due volte a causa delle sommosse sociali.

IMMIGRAZIONE: ACCOGLIENZA O CONTENIMENTO? UN NUOVO APPROCCIO (VII)

UNA SFIDA: ESISTE UN DIRITTO ALLA MOBILITÀ INTERNAZIONALE?

di Massimo D'Angelo

  1. Dall’autonomia dell’emigrazione all’inevitabilità dell’immigrazione

L’incapacità delle politiche migratorie, ed in particolare delle misure di contenimento, di incidere significativamente sull’intensità e sulla dinamica dell’emigrazione internazionale può essere riconosciuta anche da chi le sostiene, nonostante gli sforzi per criminalizzare gli immigranti irregolari per giustificare quelle misure. Di fronte agli insuccessi, aumenteranno gli stanziamenti di bilancio per barriere più rigide, per più agenti ai confini, per muri più alti ed impenetrabili e per più arresti ed espulsioni, ma la realtà non cambierà.  L’incapacità delle politiche migratorie di controllare i flussi migratori è chiamata autonomia dell’emigrazione: i flussi migratori, le loro dimensioni quantitative, i loro tempi, le loro destinazioni, sono “autonomi” rispetto a quelle politiche, sono variabili esogene, indipendenti, un dato di fatto, ma sono determinati da tutt’altri fattori, già esaminati nella Parte VI. Sono questi fattori “strutturali” (demografici, economici, politici, sociali ed ambientali) che giustificano l’ipotesi dell’autonomia dell’emigrazione.  Chi è ostile all’immigrazione, specialmente quella irregolare, cercherà di adottare altri approcci, come l’esternalizzazione dei confini (vedi Parte V), portando gli interventi di contenimento in altri paesi, stabilendo accordi bilaterali, manipolando politiche estere, per estendere l’influenza delle misure restrittive al di là delle zone controllate dalla “sovranità nazionale” del paese d’immigrazione. Nascono zone “cuscinetto” nei paesi di transito, costruendo campi profughi, aiutando guardie costiere altrui. Si cercherà di espletare le pratiche di asilo in paesi terzi.  Ma l’efficacia di questi espedienti è dubbia. Se i flussi in entrata rallentano, esplodono situazioni di “parcheggio” nei paesi terzi, e le crisi umanitarie si moltiplicano. E gli emigranti continuano a lanciare i loro programmi. Vani saranno gli annunci di misure più severe, con muri ancora più alti, chiusura di porti, multe alle ONG che soccorrono naufraghi in mare, minacce di arresti a tappeto e deportazioni in massa, taglio dell’assistenza ai profughi, congelamento delle procedure per l’asilo, concedere l’accoglienza soltanto ai “meritevoli”, o disincentivi nei paesi d’origine.

FUORI I VECCHI

di Paolo Basurto[

«Ci sono semplicemente troppi elettori anziani e il loro numero sta crescendo. Il voto non dovrebbe essere un privilegio perpetuo, ma una partecipazione al continuo destino della comunità politica, sia nei suoi benefici che nei suoi rischi». [Grillo]

Ho sempre pensato che Grillo sia geniale. Una genialità al servizio della provocazione. Una provocazione, graffiante, stridula, angosciante. Il gusto dello scandalo e la passione istrionica per il protagonismo che la povera politica dei nostri tempi ha premiato grazie alla disperazione soffocante che le caste di destra e sinistra hanno prodotto nei modesti elettori italiani. Creatività populista, si dice con disprezzo, ma pur sempre creatività.

Stavolta lo spunto è interessante. Troppi vecchi in Italia. Facciamoli fuori politicamente. Sono insensibili al bene comune perché incapaci di guardare a media-lunga scadenza. Grillo ne è un buon esempio del resto. Nonostante le sue nuotate a petto nudo, come il Duce nella campagna del grano, ha pur sempre 70 anni. Non è stato capace di prevedere il successo politico del suo Movimento, arrivato al potere privo di organizzazione. Non è stato capace di prevedere il disastro delle sue mancate promesse sulle riforme istituzionali, che hanno piegato il Movimento dolorosamente a destra; non è stato capace di analizzare le conseguenze di una predicazione distruttiva del futuro europeo e di un’alleanza miope con le destre nazionaliste dell’Europa. La sua capacità di ‘partecipazione al continuo destino della comunità politica’ , però potrebbe essere una prova di come ad una certa età (quando comincia la vecchiaia?) questa capacità si perda per ragioni, diciamo, naturali.

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